Povera Italia: sponsor europei di un altro livello. Barça miniera d’oro


Un’analisi della disparità di ricavi economici  provenienti dagli sponsor tra le società calcistiche italiane e quelle europee. Barca da record con Rakuten

– di Tiziano De Santis –

.Josep Maria Bartomeu, presidente del Barcellona, e Hiroshi Mikitani (sx), fondatore del nuovo sponsor blaugrana Rakuten (dx.). (Ph. Twitter.com)

.Josep Maria Bartomeu, presidente del Barcellona, e Hiroshi Mikitani (sx), fondatore del nuovo sponsor blaugrana Rakuten (dx.). (Ph. Twitter.com)

Il calcio italiano, pur essendo inglobato in quello europeo, sembra viaggiare su un binario diverso e sempre più lontano da quello del nostro continente. Dagli stadi agli incassi sino ad arrivare alla spettacolarità di un football spesso e volentieri declassato da chi il calcio lo fa e non lo vede in tv, lo sport più popolare del nostro Paese risente eccome di una disparità netta e in questo momento apparentemente immutabile. “Non può piovere per sempre” sarebbe forse la frase più adatta a un periodo buio in cui i soldi, quelli che permetterebbero alle nostre big di competere con le restanti fortezze d’Europa, non si vedono da un pò, eccetto che nel sistema Juve, un pianeta a statuto speciale capace di risollevarsi dopo l’esilio in Serie B agli occhi dei più lontano anni luce da tutto ciò che il club di Torino riesce oggi a produrre in maniera autosufficiente. L’ultima prova della disparità tra l’Italia e l’Europa viene da quelle che vengono chiamate jersey sponsorship, i contratti che permettono alle aziende calcistiche di teletrasportarsi ovunque attraverso il logo principale impresso sulla maglia adottata da ciascuna società producendo la percentuale più elevata dei ricavi dei rispettivi team. Molte equipe, negli ultimi anni, sono divenute veri e propri marchi globali, abbattendo le frontiere dei propri continenti e nazioni. Gli esempi sono United, Bayern, Real e Barça. I catalani hanno appena reso lo sponsor che dalla prossima stagione garantirà loro ben 55 milioni di euro in più rispetto a Qatar Airways, finanziatore dei blaugrana sino a fine anno: Rakuten è un’azienda giapponese di commercio elettronico con sede a Tokyo, un vero e proprio colosso planetario in grado di acquistare sistemi e-commerce come Buy.com, Tradoria, Play.com, Wuaki.tv, Tradoria e Kobo Inc.
Il co-fondatore Hiroshi Mikitani è il 214° uomo più ricco del mondo, amico del difensore blaugrana Piqué, propiziatore, a sua volta, del primo contatto tra il presidente Bartomeu e lo stesso uomo d’affari giapponese. Il binomio Rakuten-Barcellona è l’emblema più esplicito di un’azienda globale che sfrutta una società calcistica per imporsi ancora più prepotentemente nell’e-commerce, garantendo contemporaneamente alla società dei benefici economici pari a 21 milioni di euro in più rispetto alla Qatar Airways. Se si pensa che il Barcellona ha rinnovato anche il rapporto con Nike, si arriva al risultato di 800 milioni di fatturato che il club della Catalogna toccherà nel 2018.
Quello italiano è, invece, un mercato locale chiuso nelle barriere della nostra penisola. La prova è data dal numero di uffici che la Lega ha all’estero, pari a 0. La Liga ne vantava uno nel 2013 e 9 nell’anno in corso. Nello specifico, la Juventus ottiene 17 milioni di euro da Jeep, il Milan 14 da Emirates e l’Inter 12 da Pirelli: la somma delle tre cifre messe assieme dà il valore di 43 milioni di euro complessivi, 12 in meno rispetto a quelli del solo sponsor principale del Barcellona. Tra gli altri club italiani, solo al Sassuolo vengono elargiti 18 milioni da Mapei, società controllante dei nero-verdi.  Il gap col resto d’Europa, come si può evincere, è elevatissimo e probabilmente insanabile in un futuro prossimo in cui la pioggia ama cadere sul bagnato.

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