Usciti dalle mura bolognesi, il mondo del calcio è diverso. Bilbao insegna


Un viaggio/studio a Bilbao nella “Catedral” per seguire Europa League, popolo basco e ragionare sul rapporto media/pallone.

-di Alberto Bortolotti-

Lo stadio San Mames di Bilbao poco prima del fischio d'inizio di Atletich Bilbao-Sassuolo

Lo stadio San Mames di Bilbao poco prima del fischio d’inizio di Atletich Bilbao-Sassuolo

Ai cronisti non di grande città i grandi eventi sportivi sono solitamente negati. Olimpiadi, Mondiali e Coppe Europee restano spesso un sogno. Non solo “estetico”, intendo proprio dire che partecipare a una cosa bella e, di base, ben organizzata e’ molto formativo. Per esempio spesso i tifosi esultano se il tal club (italiano, chiaro: all’estero sono meno sciocchi) prende misure punitive verso il giornalista “cattivo”. La Uefa vieta i silenzi stampa o i provvedimenti ad personam, il prepartita e’ obbligatoriamente fatto di un giocatore più il tecnico parlanti e il post partita diviso tra sala stampa e zona mista, ma tutti parlano con tutti. Come è logico, lo show business non si nutre di stupide ripicchine di periferia. E se a qualcuno viene l’idea balzana di rendersi muto, scatta la multa. Il portafoglio è una delle due zone sensibili del corpo umano. Così la trasferta con il Sassuolo a Bilbao diventa un viaggio di studio, non essendo interessato più di tanto al risultato sportivo. Oh, il sottoscritto, in Coppa, è capace pure di tifare Juve, purché sventoli il tricolore. Però il campo non mi interessava come quando gioca il Bologna, questo è sicuro. E lo dico apprezzando l’ottima qualità organizzativa dello staff sassolese. Della Spagna colpiscono i prezzi ragionevoli, l’attenzione alla digitalizzazione (basta una app. sul cellulare per una buona sconti stica commerciale) ma soprattutto le infrastrutture di elevata qualità. Bilbao ha tranvia e metro, mica solo il Guggenheim. Piste ciclabili presenti ma non ossessive. Ovunque scivoli per carrozzelle. Poi in hotel c’è il bidet. Fondamentale. E non sono previsti graffiti sui muri, mi sembrava quasi di essere in campagna. Quanto allo stadio, rifatto sul modello Emirates, coperto con tutti i posti a sedere, ci arrivano tram e metropolitana. Distanza dal centro come a Bologna, 20′ a piedi. I tifosi sbandierano fuori ma entrano 5′ prima dell’inizio, boh…. Cantano in basco ma soprattutto con grande sportività applaudono avversari in difficoltà, come Biondini e Pellegrini. Ognuno si siede su un seggiolino ma non lo scheggia, nulla è vandalizzato. Il WiFi funziona benino, tende a staccarsi un po’ troppo spesso.Il club gestisce la zona stampa come fosse una clinica ospedaliera.

Di Francesco e Magnanelli nella conferenza pre partita di Atletich Bilbao-Sassuolo

Di Francesco e Magnanelli nella conferenza pre partita di Atletich Bilbao-Sassuolo

Offrono panini al prosciutto (il classico boccadillo, il pane bilbaino e’ ottimo e il jamon bellota pure), frutta e bibite ma tutto va consumato in un loculo apposito. Nessuno fa transumanza rovesciando coca cola corrosiva sulla moquette o lasciando tracce di briciole modello Pollicino. Basta fissare regole e perfino noi italiani riottosi le rispettiamo: è un record! A proposito della ristorazione per la stampa, tutto va all’indietro come si vede, nel mondo. Quando fu edificata la Terrazza Bernardini i cronisti mangiavano con i dirigenti del club, i loro ospiti e gli sponsor. Poi a qualcuno venne l’idea brillante di dire che disturbavamo i manovratori, quando invece due chiacchiere aiutano a conoscersi. La tribuna d’onore fu chiusa come Casteldebole, i posti stampa collocati a sinistra dell’asse di centrocampo (fuori dagli standard UEFA) e il riferimento, anche se regnava Gazzoni, divento’ Netanyahu, quello del muro. Di sicuro il modello spartano che governa da allora in avanti il press lunch al Dall’Ara dovrà essere rivisto se, come ci di augura, un giorno (magari prima dei 10 anni annunciati) si tornerà in Europa. Tutti gli spazi dovranno essere almeno triplicati, sennò la UEFA non ti accetta. E sulla qualità del food io i confronti posso farli con Chelsea e Arsenal, Abramovich ti coccola con distese di smoked salmon di livello mentre all’Emirates si va di panino (che perde 6-0 6-0 da quello basco). Quanto alla gara, il Sassuolo esce dall’Europa League perché, così incompleto, i baschi sono più forti. Poi trovo forti responsabilità di Consigli e Lirola su due dei tre gol. Infine ho la sensazione che ci siano tre allenatori di squadre medie i quali stanno realizzando che fare di più è molto difficile, le cessioni di Marcos Alonso, Vrsaljko e Diawara sono li a dimostrarlo. Si tratta di Paulo Sousa, Di Francesco e Donadoni. Ma almeno i primi due il giro di giostra europeo lo hanno fatto e lo stanno facendo, sul terzo possiamo solo sperare che il “progetto” lo contempli e si compia.

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