L’impennata dei prezzi delle nuove leve italiane: un pericolo o un bene?


Gli interrogativi sull’investimento sui settori giovanili alla luce delle risorse economiche italiane. Quando l’investimento diventa un limite

– di Tiziano De Santis –

Manuel Locatelli, centrocampista del Milan (ph. It.ibtimes.com)

Manuel Locatelli, centrocampista del Milan (ph. It.ibtimes.com)

Il tempo delle feste è finito, quello dei saldi è appena iniziato. Già..ma non nel mondo del calcio internazionale, cui si è affacciata prepotentemente la Cina dalle innumerevoli risorse economiche e dalla voglia di “rubare” una scena sino a qualche tempo fa prettamente europea. Gli esorbitanti acquisti di mercato delle società orientali, impareggiabili per chiunque nel nostro continente, hanno partorito un aumento non indifferente dei prezzi dei cartellini dei giocatori made in Italy. ‘Proprio ora che, grazie alla crisi economica, i club di Serie A hanno deciso di puntare sui giovani’ verrebbe da dire. Pensare che la Juventus vincitrice di ben cinque scudetti consecutivi (e non solo) sia partita proprio da un nucleo italiano sembra essere utopia in un Paese che per anni ha guardato altrove, potendosi permettere i migliori gioielli in circolazione. Sulla stessa scia, il Milan del presidente dai 38 successi in 39 anni e prossimo alla nuova proprietà orientale è oggi una meteora di italianità tra le big. Puntare sui talenti della “cantera” nostrana non è più affare di pochi o di chi per anni ha avuto il merito di disporre del migliore vivaio d’Italia, vedi, ad esempio, il caso Atalanta. Ecco allora che i migliori investimenti, per essere tali, hanno alla base la mancanza di disponibilità economica e diventano quasi un obbligo per chi non può più permettersi di spadroneggiare in Europa a suon di acquisti e trionfi.

Marco Verratti, Domenico Berardi e Federico Bernardeschi (Ph. Calciomercato.com)

Marco Verratti, Domenico Berardi e Federico Bernardeschi (Ph. Calciomercato.com)

L’avvento delle nuove, ricchissime potenze calcistiche orientali, tuttavia, ha provocato il rincaro dei prezzi dei talenti stessi: Caldara e Gagliardini sono gli esempi più nitidi di tale fenomeno e a costituirne la prova lampante sono i 15 milioni più bonus che sborserà la Juventus dal 2018 e i 30 circa che l’Inter sta per versare all’Atalanta. Mattia Caldara, difensore 22enne bergamasco, vanta di sole 11 presenze in Serie A e 9 in Under 21; Roberto Gagliardini, centrocampista 22enne con a carico 14 presenze complessive nell’Atalanta tra campionato e Coppa Italia , è stato salutato proprio oggi da Gian Piero Gasperini con un sicuro “Va via, la sua cessione non è un problema: so come sostituirlo“. Viene, pertanto, a porsi un problema serio e probabilmente paradossale: chi può permettersi, tra le società italiane, un rialzo dei prezzi di tale entità? Se si escludono Inter e Juventus, date la proprietà di Suning dell’una e il fatturato della seconda, forse nessuno è in grado di operare ad acquisti del genere senza uno sforzo eccessivo in molti casi, impossibile da sostenere in altri. E a queste condizioni, quanto varrebbero giocatori come Verratti Bernardeschi? Sicuramente non meno di quanto Psg e Fiorentina oggi sparerebbero nel caso di un’eventuale cessione; certamente molto ma molto di più dell’effettivo valore dei calciatori stessi. Tutto secondo la logica di mercato, penseranno i più guardando altrove tra i possibili acquirenti. Tutto il contrario di quello a cui dovrebbe portare l’investimento sui nostri stessi settori giovanili, in realtà: perchè, eccetto le grandi potenze calcistiche europee e due/massimo tre club italiani, società come Lazio, Fiorentina, Torino, Sampdoria, Genoa non possono arrivare ad esborsi così elevati. Tutto questo è, inoltre, un vero e proprio ossimoro alla nuova e giusta norma che prevede delle rose da 25 giocatori di cui 4 cresciuti nel proprio vivaio e 4 cresciuti comunque nel nostro Paese. L’italianità non rischia, quindi, di diventare un semplice adeguamento al novus motus operandi internazionale? E soprattutto, possiamo permetterci una simile impennata del valore di mercato di coloro che ancora top player non sono, pur se già irraggiungibili per molti?

 

 

 

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