Fair Play Finanziario: un bene o un male per il calcio europeo?


Tutti gli approfondimenti sul mercato calcistico europeo disciplinato dal Fair Play Finanziario. L’analisi del progetto introdotto dall’UEFA nel 2009

-di Tiziano De Santis –

Vincent Kompany, capitano del Manchester City, alza il trofeo della Premier League vinta per l'ultima volta nella stagione 2013/2014 (ph. Sportyghost.com)

Vincent Kompany, capitano del Manchester City, alza il trofeo della Premier League vinta per l’ultima volta nella stagione 2013/2014 (ph. Sportyghost.com)

Uno degli argomenti che tiene banco nel calcio degli ultimi anni è il Fair Play Finanziario, una pianificazione economica introdotta nel settembre del 2009 con lo scopo di controllo delle operazioni delle società del football. Controllo iniziato nel 2011 e portato a compimento nel 2013 grazie alle prime sanzioni imposte. La domanda che in tanti si pongono è: la disparità tra i club più ricchi d’Europa e tutti i restanti è un frutto del progetto voluto dal Comitato Esecutivo UEFA? In altre parole il fair play è un fattore di prevenzione positivo o si è rivelato il maggiore responsabile dell’attuale diseguaglianza tra grandi e medi/piccoli club? Secondo un’analisi fatta un anno fa da Calcio e Finanza, quell’egemonia delle big che ha portato alla consegna della metà dei premi solo a 10 squadre negli ultimi dieci anni (dato piuttosto singolare), in realtà è iniziata molto prima dell’introduzione del fair play finanziario, consolidandosi, in seguito, negli anni ed andando a incrementare sempre più il gap tra le società calcistiche di prima fascia e quelle “sottostanti”. L’FFP, in tale ottica, diventa un fattore indispensabile quantomeno per rendere sostenibile tale gap, seppur con le dovute imposizioni e sanzioni, in un quadro europeo generale più stabile di quello antecedente al 2013. Negli ultimi due anni, infatti, il RO generale (Reddito Operativo, ossia il risultato della gestione caratteristica di un’impresa in un determinato periodo di tempo, pari alla differenza tra il valore della produzione ottenuta e il costo della produzione stessa) ha fatto registrare un incremento sino a 1,5 miliardi rispetto al profondo rosso di 700 milioni del biennio antecedente all’introduzione dell’FFP: tale aumento ha reso possibile una riduzione dell’81% delle perdite totali a poco più di 300 milioni e un’attenuazione dell’indebitamento netto in percentuale sui ricavi dal 65% del 2009 al 40% del 2015.

Gianni Infantino, presidente FIFA (ph. Ivm.ilcalciomagazine.it)

Gianni Infantino, attuale presidente FIFA (ph. Ivm.ilcalciomagazine.it)

Non solo, perchè grazie al fair play finanziario è calato notevolmente anche il numero dei club col bilancio negativo; un esempio è quello delle società dal passivo più elevato (più di 45 milioni in un anno), ben 11 nel 2011 e solo 4 nel 2015.
Rimangono alte, tuttavia, le disparità tra club rimangono e una delle riforme più interessanti per ricucire ulteriormente lo strappo è costituita dalla volontà del presidente FIFA Gianni Infantino di imporre l’introduzione di paletti per i prestiti e il blocco delle rose. In tal modo, la superiorità economica dei top club verrebbe resa in parte inefficace e verrebbe, invece, valorizzato l’effettivo talento di un gruppo di giocatori non per forza acquistati a prezzi spropositatamente elevati.
Tornando all’importanza del fair play finanziario, i casi di Psg e Manchester City devono fungere da monito: questi ultimi sono infatti due dei nove primi club europei per ricchezza e il processo di crescita troppo repentino (Psg dal 2012 e City dal 2008) costato fior di miliardi è stato giustamente monitorato e sanzionato. Senza l’FFP, inoltre, il Barcellona non avrebbe annunciato di “dover operare sul mercato con oculatezza per rimanere nel 70% del tetto ingaggi/fatturato previsto dal fai play stesso“. Esso, di conseguenza, è una presa di misura parziale alla verticalizzazione del potere economico amplificatasi nel nostro continente dal 1996, quando la sentenza Bosman ha denazionalizzato il mercato dei calciatori europei portando in un campo più esteso ciò che succedeva/e in ciascun Paese: il dominio sportivo in mano a pochi, frutto di un libero mercato divenuto negli anni libertino.

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