Cina, spesi 495,6 miliardi di dollari nel 2016. Arrivano le misure del Fair Play Finanziario


L’analisi del decentramento del football europeo e il contemporaneo mercato calcistico cinese. Le misure adottate dall’FFP nei confronti della Cina

– di Tiziano De Santis –

Alcuni dei calciatori approdati nella Super League cinese (ph. Ggas.tk)

Il calcio europeo, negli ultimi tempi, è alle prese con la nuova frontiera economica cinese. I club della Cina, grazie a delle finanze apparentemente inestinguibili, si sono ripetutamente tuffati nel mondo del football del nostro continente per prelevarne, o cercare di farlo, i migliori campioni e rendere il Paese asiatico una meta appetibile non solo per chi è a fine carriera (come accadeva sino a qualche anno fa) ma anche e soprattutto per chi è ancora giovane e ambizioso. Tutto secondo la norma, se non fosse per una fattispecie di contratti a dir poco irrazionali che completano le spese indispensabili al trasferimento degli stessi giocatori. L’emigrazione calcistica in Cina sta diventando, pertanto, un fenomeno di grande prospettiva economica priva, probabilmente, della giusta determinazione nel mettere in mostra le proprie qualità. Perchè mostrare al mondo quanto vali se hai già un nome e un contratto da record nonostante un’età ancora giovane?
Lasciando da parte le mire individuali dei singoli interessati, il calcio europeo sta andando incontro a un innalzamento vertiginoso delle clausole degli atleti, fattore non di poco conto se consideriamo che oltre ai top club ce ne sono alcuni che non possono reggere tali prezzi spropositati. L’avanzata cinese sicuramente non aiuta in questo, anzi provoca un effetto ancora più drastico nei confronti delle società europee dal fatturato minore, aumentando, nel contempo, la diseguaglianza tra club di prima fascia e club di seconda.

Pechino: Marcello Lippi chiamato all’incarico di ct della Nazionale Cinese (ph. Lettera43.it)

Ma da cosa deriva questo fenomeno di allargamento cinese nel nostro continente? Il governo di Pechino, negli ultimi anni, sta puntando molto al calcio con l’obiettivo di vincere un’edizione del Mondiale entro il 2050. A dimostrarlo è la parabola delle spese dei club cinesi, arrivata, nel 2016, a ben 495,6 miliardi di dollari contro i 108,4 del 2015. La Chinese Football Association sta tentando, pertanto, di correre ai ripari di fronte agli eccessivi versamenti delle società cinesi; ad annunciarlo è la stessa federazione in un apposito comunicato in cui si parla di un vero e proprio sostegno della riforma del calcio cinese e dello sviluppo del programma generale”. Bisognerà capire come opererà il Fair Play Finanziario nei confronti della Cina. A primo impatto, sembra che l’oggetto del fair play sia la regolarizzazione degli investimenti in modo tale da far tornare i club alla priorità di sviluppo del calcio nel proprio Paese: bisognerà, infatti, investire sui talenti locali e portare a un livello calcistico superiore la nazionale cinese allenata da Marcello Lippi. Non è un caso che la Super League abbia ridotto a tre (e non più quattro) il numero degli stranieri impiegabili in ciascuna partita. Non solo, perchè è anche previsto un aumento degli atleti under 23 – almeno due – nei team impegnati nella massima serie calcistica cinese. Importare i campioni internazionali sarà, così, possibile solo a determinate condizioni volte alle autoindipendenza e autocompetitività del sistema del football cinese, perchè decentrare a suon di quattrini l’egemonia del calcio europeo e la politica di quest’ultimo può avere delle serie ripercussioni sull’ambizioso progetto del governo di Pechino.

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