4-4-2, il ritorno


Juve, Milan, Italia e non solo: storia di un grande ritorno, il 4-4-2, nelle sue versioni più disparate ma tutte con un unico riferimento: il grande Milan di Arrigo Sacchi

– di Luigi Polce –

Perchè il calcio, in sostanza, è anche una questione di mode. Soprattutto per quanto riguarda i moduli di gioco, che variano a seconda dei periodi e si alternano, quasi ciclicamente, un po’ come fanno (o facevano, ormai) le stagioni durante l’anno.

Honda ha deluso sulla trequarti: il Milan passa al 4-4-2? (ph. Zimbio)

Honda ha deluso sulla trequarti: il Milan passa al 4-4-2? (ph. Zimbio)

Prendete ad esempio il 4-2-3-1: non lo conosceva quasi nessuno fino all’Inter di Mourinho, che ci ha costruito sopra la stagione del Triplete. Da lì in poi, ne è nata quasi una mania: Real Madrid, Bayern Monaco, Roma e Manchester City sono solo alcuni esempi di “contagio”, con risultati piuttosto altalenanti. In Italia, nello specifico, quella appena iniziata doveva essere l’annata del ritorno del trequartista, il classico “10” davanti alle punte. Il Milan di Mihajlovic ci ha lavorato su per un’estate intera, la Juventus di Allegri ha cercato invano di prendere Draxler, l’Inter si è assicurata Perisic. Insomma, se le tre grandi sorelle virano verso una stessa direzione, significa che il vento è cambiato. Poi però, oltre all’idea serve la sua concreta realizzazione, che tradotto significa l’uomo di qualità che possa fungere da rifinitore per i compagni in attacco. Il Milan non lo ha trovato nè in Honda, nè in Suso e solo in parte in Bonaventura, mentre la Juve ha capito che Hernanes non è un trequartista (ma il suo ruolo qual è?). Ecco quindi, che si fa largo la strada di un grande ritorno: il 4-4-2.

Il Milan di Sacchi, diventato invincibile con il 4-4-2 (ph. sharemytactics.com)

Il Milan di Sacchi, diventato invincibile con il 4-4-2 (ph. sharemytactics.com)

Modulo base, classico, semplice da insegnare ma a volte molto efficace, fatto da due catene terzino+esterno per ogni fascia e da due punte che aspettano i palloni in mezzo all’area, di solito una più statica e di peso e una più agile. Quando pensiamo al 4-4-2, non si può non ricollegare il tutto ad Arrigo Sacchi, che di certo non si è inventato nulla (l’inghilterra nel ’66 aveva vinto il Mondiale con questa disposizione), ma è altrettanto vero che nel suo Milan dei sogni ne ha dato una delle interpretazioni migliori di tutta la storia del calcio. Capello, sempre in rossonero, ne proseguì la strada, poi con l’avvento del calcio moderno e con l’accusa di “mortificare il talento”, il 4-4-2 venne messo da parte in favore di moduli più fantasiosi, restando vivo solo in rari casi sparsi negli anni: il Chievo di Delneri, lo United di Ferguson, il Bari di Ventura e poi di Conte, l’Atletico Madrid di Simeone (ad un passo dalla vittoria in Champions), nelle versioni più vicine a quella standard.

La Juventus di Allegri, disposta col 4-4-2 in fase di non possesso nella sfida di Champions contro il Siviglia (ph. oltreuomo.com)

La Juventus di Allegri, disposta col 4-4-2 in fase di non possesso nella sfida di Champions contro il Siviglia (ph. oltreuomo.com)

A volte però, bastano un paio di partite per invertire nuovamente il trend, e far tornare di moda ciò che ormai non lo era più. Così ecco che il 4-4-2 magicamente torna in voga: Allegri, soprattutto in Champions, ci sta costruendo su la rinascita della sua Juventus. 3-5-2 come base di partenza, 4-4-2 in fase di non possesso con Evra che scivola sulla linea dei difensori e Pogba che copre il suo connazionale sulla fascia. Il Milan, appurato di non avere un trequartista all’altezza, sta lavorando sul centrocampo a 4 con Cerci e Bonaventura larghi. Anche l‘Italia di Conte, che come detto diventò grande a Bari proprio grazie a questo modulo, si è schierata così a Baku nella partita che ha dato la qualificazione aritmetica agli azzurri per i prossimi Europei. Lo stesso ha fatto l’Ecuador, che nella prima giornata di qualificazione ai prossimi Mondiali ha sorpreso l’Argentina al Monumental di Buenos Aires. 4-4-2 che molte volte è un 4-2-4, come si è visto nell’Italia con Candreva ed El Shaarawy esterni alti, ma il punto di partenza è pur sempre lo stesso. Non sarà un 4-4-2 puro, ma sicuramente anche Arrigo Sacchi sarà contento del ritorno in voga di un modulo che tante gioie ha regalato al tecnico di Fusignano.

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