40 milioni dalla tv ma il Bologna vuole cambiare le regole


Le proiezioni accreditano già il Bologna di circa 40 milioni di ricavi dai diritti tv per la prossima estate ma il club rossoblù vuole cambiare le regole del gioco

– di Marco Vigarani –

La Serie A ha approvato la nuova ripartizione dei diritti tv (ph. Calcio e Finanza)

Il Bologna oggi incasserebbe come minimo 36,6 milioni di diritti tv (ph. Calcio e Finanza)

Ormai certo di aver conquistato la permanenza in Serie A, ora il Bologna guarda al futuro gettando le basi per la prossima stagione. Nonostante la presenza come socio di maggioranza di un presidente danaroso come Joey Saputo, la prima mossa però sarà ancora una volta l’incasso dei proventi dei diritti televisivi che proprio da quest’anno verranno ripartiti in modo diverso. L’ultima assemblea di Lega ha infatti approvato una nuova modalità di suddivisione dei diritti televisivi da applicare per un solo anno in attesa di una riforma più profonda e possibilmente radicale. Secondo le previsioni mostrate dalla Gazzetta dello Sport, il Bologna in questo momento sarebbe al decimo posto in Serie A con 36,6 milioni di euro ma con la possibilità di incrementare ulteriormente il bottino scalando la classifica entro la fine della stagione. Non sono state infatti conteggiate ancora nè i milioni di proventi non audiovisivi nè il contributo di solidarietà di Champions League per le squadre che non partecipano alla competizione: un altro tesoretto da 37,6 milioni che andrà spartito su base meritocratica.

Andiamo però ad analizzare come si forma questa cifra di 36,6 milioni di cui il Bologna potrà godere nel prossimo futuro come ripartizione dei 924,3 di totale netto dei proventi televisivi per la prossima stagione garantito alla Serie A. I primi 18,5 milioni sono garantiti a tutte le squadre sulla base della legge Melandri mentre invece altri 5 milioni derivano dal bacino d’utenza felsineo: più precisamente 3,9 in base ai sondaggi sul tifo in via di svolgimento che saranno presentati ad aprile e 1,1 per la popolazione felsinea secondo una norma comunque ingiusta che assegna la stessa cifra a due squadre della stessa città nonostante il divario di tifosi (Milan-Inter, Roma-Lazio, Verona-Chievo, Sampdoria-Genoa e Juventus-Torino). Per i sondaggi il Bologna si confermerebbe la decima potenza della Serie A mentre per numero di abitanti sarebbe nono. Si passa quindi alla sezione derivante dai risultati con i rossoblù ancora decimi per la storia (calcolata dal 1946/47 quindi priva della maggior parte dei titoli bolognesi), noni per la stagione in corso (posizione ancora da definire) ma purtroppo quindicesimi sulla base delle ultime cinque annate: il totale in questo caso è di altri 10 milioni. Resta infine la sezione meritocratica che assegnerebbe al Bologna altri 3,1 milioni ancora però da definire compiutamente.

Il chairman rossoblù Joey Saputo

Joey Saputo vuole cambiare le regole secondo il sistema americano

Concluso l’esame dettagliato della ripartizione, si può concludere che per essere una neopromossa che si salverà brillantemente, al Bologna non va sicuramente male. In realtà però il presidente Joey Saputo ha già fatto capire molto chiaramente di non essere d’accordo con questa suddivisione impari dei diritti televisivi che continua a favorire sempre le squadre più forti non permettendo di alzare il livello complessivo del calcio italiano. “In MLS non ci sono differenze tra grandi e piccole squadre e tutto viene ripartito equamente – ha detto nell’ultima intervista il magnate canadese – se vogliamo crescere dobbiamo superare anche in Italia le divisioni“. Saputo sa perfettamente infatti che lo status quo del calcio italiano rende impossibile anche ad un imprenditore facoltoso interrompere la striscia vincente delle solite squadre a maggior ragione visto che le norme del fairplay finanziario impediscono investimenti clamorosi. Ecco allora che il Bologna si sarebbe posto alla guida di un manipolo di club ribelli che comprende anche altre società importanti come Roma, Fiorentina e Napoli per andare all’attacco di un sistema che consente ancora a Juventus, Milan ed Inter di spartirsi il 30% dei ricavi complessivi. La situazione si evolverà sicuramente nei prossimi mesi ma la speranza è che il club rossoblù abbia la forza e la credibilità per andare avanti per la propria strada aggregando a sè anche le società medio-piccole che sono più facilmente influenzabili dai top team.

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