50 anni di Roberto Baggio: mai nessuno come lui, mai più quel calcio


Oggi compie 50 anni Roberto Baggio, un campione unico che ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio e del Bologna

– di Marco Vigarani –

Roberto Baggio oggi compie 50 anni (ph. Storie di Calcio)

Da quando Baggio non gioca più, non è più domenica“. Basterebbe forse questa frase indovinata di Cesare Cremonini a raccontare quello che è stato Roberto Baggio per il calcio mondiale ed in particolare per tutta la società italiana. Non si tratta infatti soltanto di una vicenda sportiva e ne abbiamo una lampante dimostrazione in queste ore in cui, per celebrare il suo 50esimo compleanno, stanno arrivando messaggi da ogni parte: non solo ex colleghi ed aspiranti eredi, ma anche artisti e letterati. Roberto Baggio è sempre stato un uomo schivo, si è concesso poco al pubblico fuori dal rettangolo di gioco ma è entrato dritto nel cuore di tanti in uno strano e meraviglioso rapporto di inversa proporzionalità. Quel Divin Codino portato per anni è stato l’unico vezzo di una persona quadrata e seria che riassume in sè gli ultimi bagliori di un’Italia che forse non vedremo mai più. Nel cuore degli Anni 90 c’era la voglia di sognare tra videogiochi e realtà ma c’era anche la forza di provare a credere in un futuro che purtroppo poi si è sgretolato ancor prima di iniziare ed il calcio ne era l’immagine perfetta: un’orgia di milioni e campioni in grado di fare invidia a chiunque. Se infatti nel 1993 Baggio sollevò al cielo il Pallone d’Oro (ultimo italiano a farlo davvero per merito), è anche vero che nelle stagioni precedenti e successive piazzammo sempre qualche rappresentante della Serie A sul podio del premio più prestigioso del mondo del calcio. Allora sembrava che l’egemonia tricolore sul pianeta potesse durare per sempre ed invece oggi ci troviamo a rincorrere disperatamente un posto in più per la prossima Champions League facendo a gara con la Bundesliga, a cercare il calcio spagnolo in televisione per assistere alle prodezze dei migliori calciatori del mondo o addirittura a fare i conti con l’invasione cinese.

Roberto Baggio portò 27mila abbonati al Dall’Ara (ph. Robybaggio.altervista.it)

In quel mondo meraviglioso ed effimero che vedeva campioni andare e venire con la facilità dei membri di una boyband, Baggio rappresentava l’emozione certa a cui aggrapparsi. Esploso nella Fiorentina e poi protagonista in tutte le tre più grandi squadre del campionato (Juventus, Milan ed Inter), è riuscito nella straordinaria impresa di non scatenare mai l’odio degli ex tifosi o degli avversari unendo di fatto tutto il Paese sotto la magica aura del talento e della fantasia nonostante anche un ormai iconico errore dal dischetto a Usa ’94. Non attaccante nè centrocampista, forse precursore del trequartista moderno, il calcio di Baggio è stato un unicum inimitabile e dopo il suo ritiro nessuno in quasi 13 anni è ancora riuscito ad avvicinarsi alla sua perfezione. Il solco definitivo lasciato nel mondo del pallone ha toccato profondamente anche Bologna visto che quell’anno magico in rossoblù resterà negli annali come la stagione più gloriosa della storia recente del club. Quella squadra non vinse nulla, è vero, ma regalò alla città un sogno meraviglioso che ancora oggi rappresenta un rifugio sicuro nella memoria di chi ha avuto la fortuna di farne parte. Adesso si festeggiano 26mila presenze al Dall’Ara, si presenta quasi sempre alle telecamere un desolante vuoto nella zona dei distinti e la star designata della squadra porta alla vendita di qualche misero centinaio di magliette. Nel 1997/98 invece il solo nome di Baggio fu sufficiente a garantire 27mila abbonamenti scatenando un indotto formidabile di economia ed entusiasmo: un esempio perfetto da presentare anche al presidente Saputo. Non bastano i pareggi di bilancio, i business plan ed i piani di investimento pluriennale a scatenare la fame di una città ed ancora una volta può venirci in soccorso un grande cantautore di casa nostra. “Dentro di te o a un metro più avanti di te, c’è un qualcosa e non sappiamo cos’è: è l’anima“. Parole di Lucio Dalla con la sua ode in onore proprio di Baggio. Con immensa stima ed altrettanta nostalgia, buon compleanno.

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