A Donadoni il Premio Facchetti: “Sono un uomo fortunato”


Oggi Roberto Donadoni ha ricevuto il Premio Facchetti per lo spirito di abnegazione dimostrato nella scorsa stagione a Parma

– di Marco Vigarani –

Roberto Donadoni ha ricevuto il decimi Premio Facchetti

Roberto Donadoni ha ricevuto il decimo Premio Facchetti

Ogni anno la Gazzetta dello Sport premia un protagonista del calcio mondiale con il premio “Il bello dello sport” intitolato alla memoria di Giacinto Facchetti, uomo di valore dentro e fuori dal campo. La decima edizione è stata consegnata questa mattina al nuov tecnico rossoblù Roberto Donadoni che è stato accolto dagli applausi e dall’affetto di tanti protagonisti del calcio: da Tavecchio a Galliani, da Marotta a Zanetti. Con la consueta pacatezza che lo contraddistingue, l’ex milanista ha ripercorso brevemente la sua carriera ricordando: “Ho iniziato all’oratorio dove i compagni mi obbligavano a non segnare visto che ero bravo e allora ho iniziato a cercare di servire assist e da allora mi ha sempre dato grande soddisfazione mettere gli altri in condizione di segnare. Sono un uomo fortunato che nella vita è riuscito a fare bene nello sport che ha sempre amato. Ho avuto addirittura la possibilità di scegliere tra Juventus e Milan pur non capendo cosa vedessero di speciale in me per chiedermi di unirmi a squadre così importanti“. A proposito del premio ha poi specificato: “Sono onorato e felice di ricevere un riconoscimento così prestigioso che condivido con tutti i miei collaboratori che sono stati con me nei mesi difficili di Parma“.

Donadoni sul palco con Gianfelice Facchetti

Donadoni sul palco con Gianfelice Facchetti

Parlando poi della sua carriera da allenatore, Donadoni ha detto: “Essere il ct della Nazionale è la massima aspirazione per chi fa questo mestiere, è stato un periodo intenso e meraviglioso che ho affrontato con la consapevolezza di non poter fare meglio del mio predecessore che aveva vinto il Mondiale. Amo però le sfide e le affronto sempre con umiltà e spirito combattivo. Anche a Parma lo scorso anno sapevo che gli aspetti tecnici sarebbero passati in secondo piano ma ho convinto me stesso e la squadra che l’unico modo per salvare la nostra dignità professionale era continuare a lavorare. Scappare sarebbe statala strada più facile ma non avrei mai digerito il fatto essermi comportato da vigliacco“. Le ultime battute sono state poi per la sua nuova avventura a Bologna: “Sono stato accolto magnificamente dalla dirigenza e dalla squadra trovando anche un gruppo almeno fisicamente in buona salute grazie all’ottimo lavoro svolto da Delio Rossi. Bisogna solo lavorare a livello mentale per togliere quella ruggine che deriva da una classifica difficile soprattutto con giocatori molto giovani“.

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