Abbiati: “Il ritiro una questione di dignità, dopo il Carpi…”


L’ormai ex portiere rossonero Christian Abbiati ha spiegato ai colleghi de La Gazzetta dello Sport i motivi del suo ritiro. E quell’episodio con Bacca…

– di Luigi Polce –

Abbiati saluta San Siro dopo Milan-Roma (ph. zimbio)

Abbiati saluta San Siro dopo Milan-Roma (ph. zimbio)

Con l’addio di Christian Abbiati se ne va anche l’ultimo pezzo della vecchia guardia del Milan, di quel Milan abituato a vincere e a dominare in lungo e in largo soprattutto in Europa. Tutta un’altra musica rispetto a quanto visto nelle ultime stagioni: Se chiudo gli occhi e ripenso al Milan fino al 2011, vedo un’altra squadra, sotto tutti i profili”, racconta l’ex numero 32 rossonero a La Gazzetta dello Sport. E’ non è solo una differenza dal punto di vista tecnico: “Io ragiono secondo certi valori che mi hanno trasmesso Albertini, Costacurta e Maldini. In carriera sono stato multato solo una volta, per un ritardo. Mi ero addormentato. Non sto dicendo che a quell’epoca vivessimo in clausura, ma quando ci allenavamo andavamo a mille all’ora. Se si perde male, a me non viene nemmeno in mente di farmi vedere all’Hollywood. Ormai ero arrivato a un punto in cui il lunedì mattina avevo ansia quando uscivo di casa. Per come andava la squadra mi vergognavo a uscire, anche se la mia coscienza era pulita. Ci sono stati 4-5 elementi che non hanno fatto quanto gli veniva chiesto. E non parlo di errori tecnici. Il fatto è che se ce n’è solo uno lo controlli e lo isoli, ma cinque sono tanti ed è tutto molto più complicato”.

Abbiati nella sua unica presenza stagionale, contro il Chievo lo scorso 13 marzo (ph. gazzetta.it)

Abbiati nella sua unica presenza stagionale, contro il Chievo lo scorso 13 marzo (ph. gazzetta.it)

Problemi di atteggiamento e di comportamento non consoni alla storia e alla tradizione del Milan, che hanno contribuito alla decisione di Abbiati di lasciare. In particolare, un episodio su tutti: “Dopo il mio sfogo col Chievo, a metà marzo. La decisione definitiva è arrivata dopo il Bologna: avevo fatto il pieno. Vi faccio un esempio emblematico: quando Bacca fu sostituito col Carpi e lasciò il campo senza aspettare la fine e senza salutare chi entrava, nello spogliatoio lo ribaltai. Ebbene, mi sono girato e non c’è stato nessuno che mi abbia supportato. Evidentemente certe cose o non si hanno dentro, o proprio non interessano. Ai miei tempi Gattuso avrebbe tirato fuori il coltello. Ma la mia decisione è dipesa anche dalle prospettive per il prossimo anno: arrivavo dall’attico, sono sceso al pianterreno e rischiavo di finire nel sottoscala. Una questione mia di dignità e orgoglio”. Non è escluso però che il club di Via Aldo Rossi possa rappresentare anche il futuro di Abbiati, che nel caso ha le idee chiare su quale potrebbe essere il suo ruolo: “Mi vedrò con Galliani, ma non abbiamo un vero appuntamento e non sarò io a bussare in sede. Però ho bene in mente in cosa potrei esser utile al club. Le faccio un esempio: viene da me l’allenatore e mi spiega che quel certo giocatore non si sta comportando bene. Ecco, io sarei quello che va a prenderlo a calci nel culo. Club manager: si chiama così, giusto?”.

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