Accorciamo le distanze? L’Inter si schianta, Milan fragile


Il centro pieno del Torino azzoppa la ripresa dell’Inter, che cala al quinto posto. Rallenta ancora il Milan, che strappa il pari al Sassuolo ed è ora a rischio sorpasso

– di Enzo Cartaregia –

Resta il deciso retrogusto delle occasioni perse. Le condizioni per uno sprint verso il traguardo erano infatti evidenti, al netto dello stato di forma. Eppure Inter e Milan tornano nell’ombra, le loro posizioni in bilico. Prima del fischio finale, la congiuntura dei risultati rende infatti necessari i tre punti per non arretrare. Mentre la pressione sale.
Il tempo che non c’è esalta allora il pragmatismo delle avversarie. E fa più male del previsto il Torino, che riapre i giochi in chiave Europa. Spaventa il Sassuolo, che paralizza dei rossoneri dai riflessi distesi. Forse di nuovo vulnerabili.

Da ex a giustiziere dell’Inter. E’ di Ljajic il gol che riporta il Torino in corsa per l’Europa

IL GIOCO DELL’OCA. TONFO INTER – Di nuovo giù, nel punto più basso. Stavolta è addirittura col minimo sforzo, prima che con un po’ di buona sorte, che i padroni di casa diventano anche padroni del match. Dalla parte del Torino c’era tutta la tensione di un’unica chance da strutturare. La concentrazione che, approssimando nella ripresa, serve a fare centro con un unico colpo. Il finale è dunque già visto: la formazione di Luciano Spalletti si accanisce senza successo, poi cede terreno alle rivali più temute.
E di questo passo, anche in tempi di ripresa, rischia di restare ben poco sotto dei nerazzurri. Quando, seppure in salute, si lasciano piegare da un guizzo di Ljajic.
Da buon ex, come Mazzarri, per servire freddo il piatto della vendetta, il serbo non perde l’occasione. E spariglia il mazzo dell’Europa. Quello che gli ospiti avevano avuto cura di tenere in ordine.

Se la difesa non è bastata, adesso neanche l’attacco serve ad avanzare. La fiducia pende dalla parte dei granata, insomma e non solo perché non hanno nulla da perdere. Il successo dei sabaudi squarcia, quello interista, che si rivela di fumo. L’intervento straordinario di Sirigu sul colpo gobbo di Icardi si perde così tra troppe telefonate al portiere granata. Non basta la coralità davanti incoraggiata da Borja Valero, in campo a sorpresa. I fatti di un Torino accorto li fa proprio Ljajic, che al 36’ la sblocca. Da distanza ravvicinata, la botta del centrocampista fa 1-0 e riporta velocemente i fantasmi in casa Inter.
Ma la reazione nerazzurra c’è. Nella ripresa, con l’ingresso di Rafinha e l’attacco ridisegnato, il pareggio sembra ad un passo. N’Koulu fa però il miracolo, in spaccata su Gagliardini nella ressa da corner.

Sul finire gli interisti chiudono il Toro nella sua metà campo, schierando anche  Ranocchia centravanti nel finale. Ma i granata sanno soffrire, compatti nel centrocampo “scivolato” a cinque. Il fischio finale è liberatorio per Mazzarri, al terzo successo consecutivo che tiene viva l’intera stagione. Perchè i  suoi sono adesso a -7 dalla griglia UEFA, praticamente tornati in corsa. L’Inter se la prende con la malasorte, evocando “cannoni” che non sarebbero bastati, per bocca di Spalletti. Ma le polveri, di fatto, sono ancora bagnate. Superato da Roma e Lazio, seppur di un punto, l’undici meneghino è quinto. Nel punto più basso, di nuovo. Con l’atterraggio morbido garantito solo dal +7 su un Milan ancora azzoppato. Ma la Champions è lì, che attende. Mentre la posizione di alta classifica scricchiola, come la fiera lucidità dei nerazzurri. E si sente.

Un Milan imborghesito mette a forte rischio l’Europa. Col Sassuolo, finisce 1-1

ADDIO SOGNI DI GLORIA. FRENATA MILAN – Non è più tempo di eroi. La truppa di Rino Gattuso non si accende. Non basta una sosta, in tempo di rivoluzione, a spiegare il cambio di passo, né tantomeno tre turni di digiuno.
No. La “X” addirittura strappata al Sassuolo è l’onda lunga di un cambiamento, sotterraneo fino al grande spreco di San Siro aperto da Politano e chiuso da un ritrovato Kalinic. E gli emiliani, nella solita parte di bestia nera, rendono tutto da buttare. L’unica protagonista è la ferocia di chi crede davvero nella salvezza, irridendo i meneghini. Per i quali la psicologia dell’assoluto vincente aveva fatto il più, prima che tornasse l’incombente timore di un assedio alle spalle.
Il rischio più evidente è dunque il peggiore possibile: quello aver ritrattato sulle premesse dell’operazione Ringhio.

A pensar male si farà anche peccato, ma nella settimana del rinnovo per l’allenatore provoca forte imbarazzo pensare ad un Milan imborghesito. Il “non siamo cattivi” concesso in conferenza stampa è già un indizio, in questo senso. La parabola sarebbe però fin troppo veloce. Di sicuro, fa malissimo tenere il pallino del gioco. Il 78% di possesso palla e troppe conclusioni sprecate non bastano a sfruttare la colossale occasione. Quel solo tocco ogni quattro avversari basta, alla formazione di Iachini, per prendere fiducia in un primo tempo del tutto interlocutorio. Dominano gli sbadigli, prima dell’intervallo.

Ridisegnato con Politano e Berardi in attacco, il Sassuolo fa davvero presto ad attraversare le incertezze rossonere. Essere velleitari, davanti, rende i padroni di casa prigionieri, nell’ossimoro di una paralisi in costante palleggio. Ed proprio una sbavatura su un disimpegno, al 75’, premia Politano. Che su quel pallone scarica tutta la sua voglia di salvezza dei suoi.

L’1-0 zittisce dunque San Siro, con un Milan che cala ma cova la reazione. L’orgoglio, stavolta personale, scuote Kalinic. A quattro minuti dal termine l’attaccante si volta in area, di scatto, evitando guai peggiori. L’1-1 salva i suoi da una condanna del tutto precoce. Ma sotto, in classifica, è un terremoto in piena regola. La Fiorentina è a -2 e potrebbe scalzare i rossoneri dall’Europa, dopo la gara in programma contro il Napoli. Anche Sampdoria ed Atalanta sono in agguato, a quattro punti. La Champions è di fatti un miraggio, nonostante il tonfo dell’Inter. E prevale il rammarico per il Sassuolo, se la zona rossa è distante tre lunghezze.
C’è grande amarezza, nei saluti a fine gara. Più per un Milan a cui la stabilità fa vistosamente male. Una squadra operaia, che gioca ad imborghesirsi. Rischiando tutto.

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