Allegri come Pioli, squadra senz’anima. Giusto l’esonero


Anche il Milan cambia l’allenatore dopo l’ennesima prestazione senz’anima e senza logica. Ci sono analogie tra le ragioni dell’esonero di Allegri e quello di Pioli. Pur avendo una qualità media nei giocatori nettamente superiore, il Milan in questa stagione (ma anche in passato) non ha mai dato la sensazione di essere squadra, di avere un’identità ben precisa. L’assenza di un’anima nei rossoneri (e nei rossoblù) è la riprova che il lavoro di Allegri (come quello di Pioli) è fallito. Il mister deve dare un’idea tecnica ben precisa, fornire alla squadra quelle caratteristiche di personalità imprescindibili. Avere Balotelli, Matri, Montolivo, poi Kakà e ora Honda e Pazzini serve solo se li metti in un sistema che funziona e di cui i calciatori sono convinti, altrimenti il fallimento è solo questione di tempo. L’ultimo Milan di Allegri è solo la degenerazione di quanto già visto negli ultimi anni. La prima versione era un Milan Ibrahimovic-centrico, poi El Shaarawy-centrico fino all’ultimo Balotelli-centrico, palla a loro e in qualche modo la risolviamo. A conferma della sua visione poi, a fine mercato ha voluto un altro attaccante, Matri, anziché almeno un difensore.

Stefano Pioli e Massimiliano Allegri

Pioli sembra dire ad Allegri, il prossimo sei tu…

Allegri non ha mai dato al suo Milan una vera anima (come Pioli al Bologna), soprattutto non ci ha mai messo veramente del suo per creare quello spessore, quell’identità che potesse essere una vera guida per i calciatori chiamati a metterla in pratica. L’unica cosa che ha saputo fare, anche quando le cose andavano bene e in rimonta vinceva sette partite consecutive, è stata proporre il 4-3-3 privo di varianti, per poi “subire” il condizionamento mal digerito al 4-3-1-2 (con il famoso trequartista). Prima dell’infortunio El Sharaawy non è mai stato provato dietro le punte come molti suggerivano. Immobilismo. E presunzione. Giancarlo Marocchi, in un salotto Sky dopo una brutta prestazione del Milan, rivolgendosi a due icone rossonere quali Costacurta e Panucci che sostanzialmente difendevano Allegri e accusavano i giocatori di poca intensità, disse: “Sperare in una reazione di carattere dopo un urlo in spogliatoio poteva bastare con giocatori come voi, di grande spessore e qualità. A questi giocatori invece, certamente meno abili e forti di altri, Allegri deve dare delle regole, poche ma chiare che li aiutino a sbagliare meno. Deve essere lui a rivedere le sue idee, il 4-3-3 non è proponibile. In questi casi bisogna fare di necessità virtù, cambiando qualcosa, mettendoci del proprio”. Ecco, esattamente ciò che Allegri non ha mai fatto. Come Pioli, che a Bologna producendo confusione tra asticelle e bocciature totali, si è dimenticato di dare alla squadra l’unica cosa che serve per uscire dalle sabbie mobili: identità e compattezza tra i reparti. Ballardini contro la Lazio qualcosa in tal senso l’ha già fatto vedere ed anche per chi subentrerà al Milan questa dovrà essere la priorità. Pioli e Allegri, con ambizioni e aspettative completamente diverse, hanno avuto tutto il tempo per creare una squadra che fosse quadrata e lottasse a prescindere dalla qualità dei singoli che avesse disposizione. Una squadra che, insomma, avesse un’anima. Non ce l’hanno fatta, ora è giusto che ci provino altri. Senza rimpianti per come andrà.

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