Anche se Morandi è giù di moda, “restiamo uniti”. Sennò è dura salvarsi…


Ieri sera alle 23.12 ho ricevuto da un mio caro amico e super tifoso del Bologna il seguente sms: “Tre punti in 4 partite si facevano anche con Pioli…anzi se ne facevano di più…andate ben a cagher  voi e Ballardini !”.  La mia risposta, istintiva ed immediata è stata: ”I tifosi come te sono quelli che si meritano di retrocedere…anziché compattarvi e pensare all’interesse del Bologna siete pronti ognuno a cavalcare il proprio cavallo contro gli altri…così siete già in B…giustamente”. Oggi, dopo avere letto tutti i giornali e molti commenti sul web, sono ancora più convinto della mia risposta istintiva. Bologna (città) mi appare come una polveriera in cui cresce la guerra del tutti contro tutti con, come soggetto, il Bologna (la squadra). E questo è molto peggio di qualunque brutta prestazione sul campo, in cui tra i tanti problemi oggettivi in termini di qualità e quantità non c’è un giocatore uno che faccia gol, dettaglio piuttosto importante quando si gioca a calcio.

Nello sport, per vincere, spiegava un grande dirigente, è necessario che le 5 componenti principali, società, staff tecnico, giocatori, tifosi e stampa remino tutti nella stessa direzione. Questa compattezza è la condizione ideale a cui ambire per ottenere grandi risultati di vertice, figuriamoci quanto sia importante se devi risollevarti da una situazione complicata. Ecco, il problema vero del Bologna, oggi, è che tale situazione sia a dire poco un miraggio. Le “vedove di Pioli”, come il mio amico e come abbiamo ribattezzato i tifosi nostalgici del tecnico al Pallone Gonfiato, non vedono l’ora di poter dire che il loro mister è un martire. Gli Ultras per incoraggiare la squadra si scagliano contro Gianni Morandi prima, contro Diamanti e la squadra dopo. Diamanti stesso che, con i gradi di capitano, anziché mediare risponde ai tifosi. Guaraldi e soci che da mesi sono sotto processo per le tante scelte infelici, mercato di gennaio compreso. Chiariamoci. Molte di queste critiche sono comprensibili, anche condivisibili. Ma resta un fatto, il tutti contro tutti genera una polveriera pericolosissima. E questo quando il calendario ci ricorda che siamo solo al 2 febbraio con 16 (!) partite da giocare. Il tempo non manca, ma Bologna (città) deve anzitutto scrollarsi di dosso questa negatività latente ed iniziare a remare nell’unica direzione che conta, centrare la salvezza. Chiudersi nelle proprie verità, crogiolarsi nei “io l’avevo detto…” soddisfa momentaneamente l’ego ma ti condanna mentalmente ancora prima di scendere in campo.

Da osservatore, sono il primo critico del mercato di Guaraldi e sono convinto da mesi che a questa squadra manchi soprattutto un centravanti vero che faccia gol. Non conosco Ibson e a precisa mia domanda il presidente, al Pallone Gonfiato venerdì sera in diretta, ha detto che credono che questa squadra così com’è si possa salvare. Nessun fischio, contestazione o pessimismo da B certa, trasformerà Bianchi in Gilardino (tanto per citarne uno a caso) o restituirà in rossoblù il rimpianto Taider. Ballardini ha ridato anima ad un gruppo che l’aveva oggettivamente persa, anche se contro l’Udinese qualcosa sembra avere scricchiolato. Il mister, non a caso, ha richiamato l’attenzione su un ambiente che deve compattarsi, quanto e più della sua stessa squadra. La qualità è quella che è e il mercato doveva dare di più. Siamo d’accordo. Ma i funerali anticipati fanno solo la gioia degli avversari. Tutte le parti in causa se ne facciano una ragione, giocatori in testa, e scelgano da che parte stare assumendosi la responsabilità di ciò che questo comporta. Il mio amico, che al mio sms non ha ancora risposto, compreso.

Gherardo Resta

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