Anzianità e stranieri sono falsi problemi. In Italia manca programmazione


L’addio al Mondiale ha riaperto il dibattito sull’utilizzo di giovani e stranieri in Italia. I dati dimostrano che però il vero problema è la programmazione

– di Marco Vigarani –

Lunedì sera l’Italia esce dal Mondiale senza neanche averci messo piede, martedì mattina divampa la polemica su Ventura, Tavecchio ed un’infinità di tematiche. I nodi principali che hanno attirato il fuoco della critica e di un’ampia frangia di populismo sono però due: lo scarso impiego dei giovani e l’inversamente proporzionale numero di calciatori stranieri nel calcio italiano. Se la Nazionale non fa strada è perchè ci sono pochi talenti nostrani ed il loro numero viene ulteriormente ridotto dall’ingresso di atleti dall’estero. L’equazione sembra talmente facile da riempire per giorni la bocca di chiunque avesse voglia di unirsi ad un dibattito sul calcio tanto al bar quanto sul web o sui media nazionali. Basta però documentarsi per scoprire una realtà decisamente diversa.

Sergio Pellissier con i suoi 38 anni è uno dei veterani della nostra Serie (ph. Zimbio)

Dire che la nostra Serie A è un campionato vecchio è sicuramente il primo errore madornale visto che propone un’età media di 26.3 anni che si colloca lo colloca al terzo posto tra le cinque principali realtà europee di riferimento. In vetta troviamo la Premier League, ormai universalmente riconosciuta come la competizione più bella del mondo, con un’età media dei suoi partecipanti fissata a 27.3 anni mentre invece la Liga dei fenomeni spagnoli si inserisce al secondo posto poco sotto a quota 27. La realtà più giovane invece è la Bundesliga con un anno esatto in meno dell’Italia. Scendendo nello specifico della nostra Serie A, la squadra più anziana è il Chievo (30.9) ma alle sue spalle troviamo quattro realtà fortemente strutturate che puntano ad un piazzamento di spicco: Juventus (28.7), Inter (27.9), Napoli (27.7) e Roma (27.5). Nonostante la demonizzazione dei piccoli club che porta in questi giorni a chiedere anche la riduzione del numero delle partecipanti al campionato, scopriamo allora che sono proprio le realtà minori a tenere viva la speranza di un calcio giovane e ad abbassare l’età media della nostra Serie A insieme a casi dichiaratamente aperti alla linea verde come l’Atalanta (25.6) e la Fiorentina (25.2). La squadra più giovane in assoluto? Il tanto sbeffeggiato Milan cinese a quota 24.7 anni.

La Roma di Di Francesco ha schierato un undici completamente straniero in occasione della sfida contro il Crotone (ph. zimbio)

Smontata la prima certezza, passiamo alla seconda: la Serie A non è assolutamente il campionato maggiormente contaminato dalla presenza di calciatori stranieri. Le rose italiane vedono una percentuale di tesserati provenienti dall’estero pari al 53.3% di poco superiore a quella della Bundesliga (52.7%) ma soprattutto ben lontana dal primato assoluto ancora una volta assegnato alla Premier League irraggiungibile a quota 67.2%. Nel campionato inglese praticamente sette calciatori ogni dieci sono di origine non britannica eppure viene comunque considerato un modello virtuoso e spettacolare. Scendono invece sotto il 50% sia la Ligue 1 francese che la Liga iberica che con il suo 42.8% di stranieri è la competizione meno contaminata tra le principali del calcio europeo. L’analisi può essere ancora più completa andando ad analizzare le percentuali relative alle presenze effettive in campo ed in questo caso anche i francesi salgono oltre il 50% ma soprattutto l’Italia scivola al terzo posto sorpassata dalla Germania. Se la Serie A impiega infatti il 54.5% di atleti provenienti dall’estero, la Bundesliga si colloca a quota 55.9%. Le uniche due squadre italiane che hanno schierato finora un undici completamente privo di atleti tricolori? Roma e Udinese.

Età media Stranieri tesserati Stranieri in campo Promozione da U21 2015 in Nazionale
Serie A 26,3 53,30% 54,50% 7/49 14,00%
Bundesliga 25,3 52,70% 55,90% 7/29 24,00%
Premier League 27,2 67,20% 67,00% 10/30 30,00%
Liga 27 42,80% 42,60% 4/32 12,50%
Ligue 1 25,7 49,70% 52,40% 10/30 30,00%

Nel 2015 la Nazionale Under 21 ha convocato ben 49 giocatori (ph. FIGC)

Visto che le prime due certezze sono state sgretolate, proviamo allora ad introdurre un dato ulteriore che necessita di una piccola introduzione. Si parte dai ragazzi convocati in Under 21 nel 2015 (che quindi hanno avuto un paio d’anni per crescere) e se ne valuta la percentuale di ingresso sia nel campionato di riferimento che nella Nazionale maggiore. Per quanto riguarda l’Italia scopriamo che il 55% degli Azzurrini di due anni fa oggi è tesserato per un club di massima categoria e che appena il 14% è entrato nel corso del 2017 almeno una volta nelle convocazioni del ct Ventura. Per avere un termine di paragone, la percentuale di inserimento alle medesime condizioni in Premier League e Bundesliga supera il 70% mentre invece quella di ingresso nella Nazionale maggiore raggiunge al massimo il 30% in Francia e, ovviamente, in Inghilterra.

Detto che il modello del calcio inglese spicca evidentemente in tutti i parametri esaminati e rimarcata l’assenza di ricambio generazionale nella Nazionale italiana, c’è un dato nascosto di grande interesse per spiegare la situazione attuale. Nel corso del 2015 sono stati convocati per l’Under 21 ben 49 giocatori: un numero assolutamente spropositato che testimonia la confusione a livello di selezione giovanile e conseguentemente l’assenza di programmazione nel sistema federale. Se nello stesso anno le altre Under 21 si sono fermate a circa 30 convocati, scopriamo in fretta il deficit endemico del calcio italiano che sembra non seguire un sistema metodico ma piuttosto provare a pescare più o meno a caso dal bacino dei giovani calciatori sperando di trovare la gallina dalle uova d’oro in un allevamento di polli in batteria.

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