Atletica italiana ko: in 26 rischiano le Olimpiadi


Un’indagine ha portato al deferimento di 26 protagonisti dell’atletica leggera italiana per aver eluso i controlli antidoping. Rischiano le Olimpiadi nomi eccellenti come Howe, Meucci e Donato

– di Marco Vigarani –

Anche Andrew Howe è tra i 26 protagonisti a rischio dell'atletica italiana (ph. Zimbio)

Anche Andrew Howe è tra i 26 protagonisti a rischio dell’atletica italiana (ph. Zimbio)

Nelle scorse settimane si è parlato a lungo del sistema russo che ha portato alla sospensione dell’intera Nazionale di atletica leggera a tempo indeterminato ma ora è l’Italia ad essere finita nel mirino correndo un grave rischio in vista di Rio 2016. Va precisato da subito che, per quanto gravi, le accuse mosse dalla procura antidoping non sono mosse dalla presenza di prove di alterazione delle prestazioni sportive ma riguardano esclusivamente la regolarità nel sottoporsi ad abituali controlli. L’indagine denominata Olimpia è nata nel 2014 da un’accusa di mancata reperibilità da parte del sistema Whereabout con il quale il Coni monitora gli spostamenti degli atleti e pone la sua lente di ingrandimento sull’arco di tempo che va dai primi mesi del 2011 a metà dell’anno successivo. Sono stati ben 65 gli atleti italiani coinvolti nelle indagini e ieri per 39 di essi è scattata la richiesta di archiviazione mentre per gli altri 26 si è passati al rinvio a giudizio privo di sospensione (non essendo stati sorpresi ad utilizzare sostanze dopanti potranno continuare a gareggiare fino al pronunciamento del Tribunale). Le audizioni inizieranno a febbraio ed i tempi si preannunciano piuttosto lunghi visto che tutte le posizioni dovranno essere accertate nel dettaglio prima di procedere ad un’eventuale richiesta di squalifica di due anni che porterebbe immediatamente all’addio alle Olimpiadi brasiliane della prossima estate. Andrew Howe, Daniele Meucci e Fabrizio Donato sono solo alcuni dei nomi eccellenti provenienti da svariate discipline che potrebbero essere costretti a rinunciare allo storico appuntamento ma insieme a loro ci sono anche ragazzi che hanno da poco concluso la propria attività agonistica come Giuseppe Gibilisco. Questo il commento di Alfio Giomi, presidente Fidal: “Esprimo totale fiducia nell’operato della procura e confido in un rapido iter giudiziario. Siamo di fronte ad una somma infinita di negligenze, superficialità ed incompetenza ma la vicenda riguarda ogni disciplina dello sport italiano quindi non si può scaricare tutta la responsabilità sulle spalle di atleti che non sono risultati dopati“. Ribadito il concetto che al momento non si può parlare di scandalo doping ma soltanto di negligenza, la già bistrattata atletica tricolore ha subito un altro duro colpo alla propria credibilità.

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