Ayrton Senna, l’indimenticato campione


Ad Imola sono i giorni del ricordo per Ayrton Senna. Un evento è stato organizzato da giovedì a domenica con un programma fitto, in parte annullato, per il maltempo. Ma il giorno con la lettera “g” maiuscola era il 1 maggio, giovedì scorso

di Gherardo Resta

Vent’anni fa alle 14.17 Ayrton Senna sbatteva al Tamburello uscendo di pista a 310 Km/h per la rottura del piantone dello sterzo, pochi istanti dopo l’impatto un braccetto della sospensione ne decretava la morte. Il 1 maggio 2014 in oltre 20 mila si sono presentati all’autodromo Enzo e Dino Ferrari. C’ero anch’io come vent’anni fa, alla Tosa. Come ogni anno, da ragazzino imolese, cresciuto con le “corse”.

Il ricordo di Ayrton Senna

Il ricordo di Ayrton Senna

Ricordo molto bene quel momento. Non era un week end come gli altri anni, si veniva dallo spettacolare e pericoloso incidente a Rubens Barrichello del venerdì, al drammatico botto del sabato costato la vita a Ratzenberger che a molti ha fatto pensare “e adesso cosa succederà domani (domenica) ?”. Ed ecco allora che, al via, un tamponamento violento provoca il volo di uno pneumatico oltre la recinzione della tribuna ferendo diverse persone. Il week end maledetto continua. E non è finito. Al quinto giro, in quello che era il cuore del tifo ferrarista, la collina della curva Tosa, aspettiamo di vedere sbucare le auto dal Tamburello per venire verso di noi, sotto di noi, a 300 all’ora. Ma quando in lontananza spunta la Williams di Senna, questa va dritto, esce di pista, alza un polverone e si schianta. I tifosi Ferrari, tutti, esplodono in un boato di gioia. In quell’istinto c’è la consapevolezza di avere eliminato un avversario di giornata fortissimo. Nulla più. Guardiamo tutti nella direzione dell’incidente dopo avere salutato le altre auto scorrere, una dopo l’altra, sotto di noi e aggredire la salita. Ma dalla sagoma della macchina, là in fondo, non succede quello che tutti immaginiamo. Il pilota non scende dalla macchina, la sua sagoma, grande come una formichina dalla nostra prospettiva, non sgambetta verso l’uscita dal tracciato. L’immobilismo là in fondo, regna. Si forma il capannello dei soccorsi, si capisce che è successo qualcosa di grave, anche lo speaker del tracciato, l’avvocato Carlo Costa fratello del Dottor Costa, fatica a raccontare la situazione. L’arrivo dell’elicottero, pochi minuti dopo certifica, che è successo qualcosa di grave. La Tosa si spegne, un silenzio rumoreggiante aleggia trasversalmente. Nessuno di noi lo sa ancora, qualcuno lo sospetta, Ayrton Senna da Silva è già morto? (ciò accadrà, in realtà, all’ospedale 4 ore dopo). Ma “The show must go on”, e così viene caricato sull’elicottero che lo trasferirà al Maggiore di Bologna dove verrà decretata la morte ufficiale, mentre la gara ad Imola, poco dopo, riparte.

Tutto questo ho rivissuto giovedì scorso mentre camminavo sulla pista in direzione Tamburello per la commemorazione. In mezzo a migliaia di persone, giornalisti e tifosi da tutto il mondo insieme, abbiamo percorso quel tratto di pista dalla partenza al Tamburello. In moltissimi, arrivati alla nuova chicane nata come molte regole sulla sicurezza piloti in seguito a quel tragico week end, abbiamo scelto di camminare sulla via di fuga dove un tempo c’era la pista. Tante testimonianze orchestrate dalla passione di Ezio Zermiani, con un fuori programma: un tifoso allo scoccare delle 14.17 urla l’orario interrompendo chi stava parlando. Si chiede un minuto di silenzio. Fernando Alonso è li ad un metro da me sulla sinistra. Guarda per terra con gli occhiali scuri, dopo le parole in precedenza pronunciate se ne è stato li pietrificato per tutto il tempo. Come tutti gli altri piloti, in chissà quali pensieri. Questa volta il silenzio è assordante, interrotto alla fine da un applauso e da un coro cantato con l’indice rivolto verso il cielo. L’emozione è fortissima, in molti piangono.

Non ci sono auto in pista che corrono, ma ad Imola c’è di nuovo quell’atmosfera che solo ai gran premi si poteva vivere. Quell’umana grandezza che solo Ayrton Senna da Silva sapeva creare.

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