Basket, Banchi (Milano) contro Crespi (Siena)


Serie infinita per l’assegnazione dello Scudetto 2014 con gli allenatori di AJ Milano e Mens Sana Siena, Banchi e Crespi, ancora una volta l’uno contro l’altro. Si conoscono e si rispettano. Una sfida che parte da lontano

di Michele Teglia

foto basketSi conoscono e si rispettano. Marco Crespi, oggi primo allenatore di Siena, è stato l’assistente di Luca Banchi nella passata stagione ed assieme hanno vinto il tricolore 2012-13, proprio alla Mens Sana. Storie parallele ma mai (o quasi) convergenti: nascono in due realtà parecchio differenti e in due mondi sostanzialmente opposti, Luca è un grossetano purosangue che viene inserito da allenatore fin da giovanissimo nel fervido settore giovanile livornese da quel talent scout di giocatori e di allenatori che risponde al nome di Massimo Faraoni.

Da via della Pera, Banchi inizia il suo percorso allenando e vincendo 3 titoli consecutivi Juniores (ora si chiama U19) col Don Bosco; successivamente (dal 1997) assume le redini della 1^ squadra (in A2), col principale obiettivo di inserire i giovani del proprio settore giovanile (Santarossa, Parente, Gigena Silvio&Mario, Bencaster e tanti altri), per poi lasciare la sua amata Livorno due anni dopo per avviare il suo percorso professionale al di fuori della Toscana, approdando a Trieste. Ma, al termine di due annate in terra giuliana, il “figliol prodigo” viene richiamato alla sede per proseguire il progetto livornese (questa volta in A1); gli ottimi risultati non bastano però a consegnargli la panchina ad honorem del suo Club: dopo quasi 3 stagioni decide di ripartire da Trapani in A2 e l’anno dopo allena a Jesi.

E qui entra a gamba tesa Minucci, che gli prospetta nel 2006 di “aiutare” un giovanissimo debuttante Simone Pianigiani a cui intende affidare la panchina mensanina. Inizia così un percorso abbastanza particolare ed unico: 6 stagioni (e 6 titoli italiani) in cui Simone e Luca si compenetrano e si completano l’uno con l’altro, in un rapporto professionale di confronto e di rispetto reciproco. I giocatori ascoltano e rispettano Banchi come Pianigiani, un’accoppiata vincente, una miscela tecnica che porta a Siena quei fenomenali 6 scudetti, aprendo uno dei cicli più longevi del basket italiano. La passata stagione, poi, Banchi, da leader maximo (Pianigiani lascia Siena per dedicarsi a tempo pieno alla Nazionale) guida la Mens Sana al 7° titolo, ma questo non meraviglia nessuno, perchè la continuità porta risultati. A Giugno 2013 decide infine di accettare le offerte di Proli ed Armani e di guidare l’ambiziosa Olimpia: il resto è storia dei giorni nostri. Luca è un competente riflessivo, molto professionale e con un atteggiamento tranquillo e mai sopra le righe, in grado di infondere sicurezza alla propria squadra ed ai propri giocatori: è bravissimo nel fornire loro strumenti e risoluzioni ai problemi del campo.

Il bustese Marco Crespi ha sostanzialmente un percorso parallelo al suo collega: inizia ad allenare giovanissimo per il settore giovanile dell’Olimpia Milano (siamo al 1983), contribuendo alla formazione di un vivaio organizzato ed in cui “produce” diversi giocatori (Michelori e Mordente per esempio). Marco è ben voluto da tutti per l’energia che infonde nel suo lavoro; gli prospettano perciò già dal 1998 la panchina della prima squadra, in successione ad un “mostro sacro” come Franco Casalini. Sono anni difficili e non sempre luminosi per l’Olimpia (chi può non ricordarsi di Demarco Johnson, di Wucherer, oppure di Shawn Respert e di Lee Nailon?), ma, nonostante tutto, Crespi porta le scarpette rosse ai play off per 2 stagioni consecutive. Nel 2000 abbraccia l’ambizioso progetto di Biella. Qui, al suo primo anno, domina l’A2 per poi salutare ed emigrare in Spagna, a Siviglia, dove però incontra parecchie difficoltà. La decisione successiva è perciò quella di ritornare in Italia, a Pesaro, e da lì il suo percorso professionale non si è praticamente mai fermato (anche se per 2 anni ha svolto il lavoro di scout internazionale per i Phoenix Suns); a Casale Monferrato ha lasciato segni tangibili della sua bravura nell’allenare conseguendo anche risultati.

Chiamato pure lui da Minucci alla corte mensanina per assistere Luca Banchi e per vincere il suo 1° titolo, sia pure da assistente, per poi assumere in questa stagione la tolda senese, giungendo a questa bellissima Finale. Marco è un tanjeviciano (si dice così?) della prima ora. Di Boscia ha assimilato il modo di sviluppare l’allenamento quotidiano e l’intransigenza filosofica sulla pallacanestro, con un modo di vivere la panca assai particolare: gestualità esasperata, prossemica esibita e palese, dando però sempre la sensazione di essere in campo assieme ai propri giocatori e di vivere assieme a loro le sensazioni e le pulsioni del gioco.

Due mondi e due provenienze lontanissime, che però hanno trovato modo di incontrarsi e di confrontarsi e che ora si fronteggiano: ognuno col proprio stile e tramite il proprio verbo cestistico, ma entrambi figli di quella “via italiana della pallacanestro” di bianchiniana memoria. In bocca al lupo a tutti e due: sarà comunque un trionfo.

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