Basket, onore ai vinti. Milano-Siena, le 7 partite delle meraviglie


Come si può non essere orgogliosi del basket (e celebrarlo) dopo aver assistito alle 7 partite di questa finale? Una sfida che si è protratta sino all’ultima stilla di sudore delle due contendenti: Milano e Siena hanno dato vita, a dispetto del caldo opprimente all’interno dei palazzetti, a 285 minuti di agonismo puro e vibrante, quello che ci fa vivere la sensazione di lottare in campo con i suoi protagonisti e di condividere assieme a loro le avvolgenti emozioni che solo questo sport è in grado di trasmettere

di Michele Teglia

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Marco Crespi, allenatore della Mens Sana Siena

Pure la Rai si è “scomodata” ed interessata, traslocando Gara 7 in presa diretta sul terzo canale nazionale, raggiungendo un picco di ascolti di quasi 1 milione (che per Rai3 non è affatto disprezzabile), in un periodo che peraltro è soggiogato dai Mondiali brasiliani e che quindi permette pochi altri afflati alternativi al calcio.

“And the Oscar goes to…” : di certo all’Armani EA7 Milano, nella fattispecie al gruppo intiero ed al suo allenatore Luca Banchi (senza però dimenticare i suoi assistenti Cancellieri e Fioretti), sovente sottovalutato condottiero, capace di collezionare uno dopo l’altro 8 scudetti consecutivi (i primi 6 da assistente di Pianigiani e gli ultimi 2 da capo allenatore): il suo basket è risultato assolutamente concreto e redditizio, ma soprattutto è riuscito a coinvolgere tutti i giocatori a propria disposizione durante il corso della lunga e dispendiosa stagione, supplendo in questa maniera ai numerosi infortuni ed alle defezioni patite. In quell’infernale (anche se per Milano trionfale) ultimo quarto dell’ultima gara, è emersa la maggiore freschezza e lucidità di Jerrells, Moss e Gentile, oltre alla garanzia Samuels, ed è così che Siena si è vista carpire dalle mani quello scudetto su cui pareva aver messo le mani: negli ultimi 6 minuti le è venuta meno la lucidità, e, complice pure una bolgia incredibile all’interno del Forum, i tiri presi in quei minuti non sono sempre stati quelli ad alta percentuale di realizzazione e ad alta resa; perdippiù si sono oltremodo protratti i possessi da parte degli esterni a scapito dei rifornimenti verso i lunghi che, a loro volta, non hanno trovato più rimbalzi offensivi e secondi tiri (una delle chiavi dei loro successi nella serie).

Questi playoff non ci hanno offerto eclatanti novità sotto il profilo tecnico (anche la zona è stata proposta e schierata col contagocce ed in modo assolutamente parsimonioso), ma ci hanno di converso regalato momenti di puro agonismo, quella peculiarità che in stagione regolare pareva essere più rara dell’acqua nel Sahara, ma che, probabilmente complice l’alta posta in palio, è emersa prepotentemente in quest’ultima fase. Ha vinto la squadra dall’assetto classico: un playmaker (Hackett) ed un centro (Samuels o Lawal), il binario fisso sul quale innestare gli esterni realizzatori; sull’altro versante la muliebre Mens Sana, composta da esterni assolutamente intercambiabili tra loro e con interni dalle caratteristiche da ali forti più che da 5 (Nelson, Ress e Hunter), in grado di accettare i cambi sulle situazioni di Pick and Roll, ma soprattutto di partire da lontano (con perciò maggior spinta e velocità) per catturare i rimbalzi in attacco.

Marco Crespi, giustamente orgoglioso del comportamento e dell’atteggiamento dei propri giocatori, ha sfiorato l’impresa (perché di questa si sarebbe trattato): è riuscito ad isolare e compattare un gruppo appartenente ad una Società sotto l’occhio del ciclone ed in pericolo fallimento, impermeabilizzando la squadra dalle pessime notizie che giungevano dall’esterno, ma non solo: ha motivato i suoi giovani americani (Erick Green ha 23 anni e Matt Janning solo 26) e disciplinato il loro modo di giocare, sempre asservito al bene di squadra, il tutto supportato da un’eccellente organizzazione difensiva. Di certo se Milano ha patito così tanto per venire a capo della serie, lo si deve in larga misura alla bravura ed alla capacità di soffrire del suo competitor. Chapeau.

Il prossimo anno Siena non giocherà questo campionato, allora sotto a chi tocca (Venezia? Cantù? Roma? Sassari o Varese?), ce n’è per tutti e per tutti i gusti.

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