Basket, semifinali scudetto da brivido


In attesa di comunicati ufficiali sul futuro tecnico della Virtus e della Fortitudo, ci si consola guardando i play off scudetto

di Michele Teglia

basketL’aruspice che è in tutti noi prevede (e spera) che le 2 serie di semifinale della Serie A si protraggano e risultino lunghe e dispendiose; la facile ed agevole previsione deriva dall’aver visto le prime schermaglie di questi interessanti play off. Mosse e contromosse da parte degli allenatori, sistemi ed assetti di gioco mutati durante il corso delle singole partite, ci fanno propendere per l’ipotesi dell’equilibrio e dell’incertezza, soprattutto alla luce delle eventuali 7 gare da disputarsi.

Così si presenta Milano-Sassari, bellissima sfida che pone di fronte una squadra composta da 10 giocatori, tutti potenzialmente da quintetto e schierati con un classico playmaker/guardia/ala piccola/ala forte e centro, opposta agli isolani, di cui possiamo dire tutto ma non che abbiano un assetto di gioco consueto. Un regista che non arriva all’1.65 (Marques Green), una coppia cugina di guardie (i Diener), un falso 4 come Omar Thomas e, come se non bastasse, ali schierate da centro come Gordon e Caleb Green. La panchina? L’affidabilità che si palesa in Brian Sacchetti (sempre più uomo da missioni speciali) e nell’esperienza di Vanuzzo, mentre all’occorrenza, Meo Sacchetti può inserire dal pino l’unico vero centro della propria compagine, l’ex-Milano Benjamin Eze. Non mancano di certo tutti gli elementi per poter assistere ad una serie per palati fini: in tal senso le prime 2 gare sono state eloquenti ed indicative di un equilibrio che forse solo la stanchezza od una mossa tattica azzeccata possono consentire di sbilanciare la contesa.

Alessandro Gentile sta legittimando le aspettative che sia Banchi sia Pianigiani stanno riponendo in lui, affinando, asciugando e limando le proprie iniziative personali, con un pizzico maggiore d’altruismo (che non guasta mai) ma soprattutto con la voglia di giocare assieme alla squadra, pur senza limitare i propri bottini personali. Il duello in cabina di regia Hackett/Marques Green è più che mai affascinante ed incerto e, senza disturbare Davide e Golia, possiamo inserire questa sfida nel novero da iconografia classica della pallacanestro moderna: forza contro velocità, concretezza e solidità opposte all’imprevedibilità ed all’estro, organizzazione razionale contro istintività e giochi di prestigio. Milano-Sassari è tutto questo (e pure di più), al momento l’ago della bilancia pende leggermente a favore dei sardi (che hanno espugnato il Forum portando in parità il computo ed aspettando in Gara 3 e 4 l’Armani al PalaSerradimigni), ma, come premesso, la tentazione è quella di gustarsi, partita per partita, una lunga serie, capace di concludersi, si spera, solo alla 7^ in un finale punto a punto (Gara 3 Martedì 3 ore 20.30 RaiSport).

Dall’altra parte del tabellone si è appena iniziata la semifinale che vede opposte Siena a Roma (i toscani in vantaggio 1-0). Due compagini che, per differenti motivi, hanno patito diverse crisi nel corso della stagione: societarie quelle senesi, tecniche da parte dei capitolini.  Molto bravo Marco Crespi e tutto lo staff a tenere fuori più possibile le vicissitudini della Mens Sana (e di Minucci) da quelle del parquet, tenendo la barra diritta e lo sguardo solo sul campo.  In un mare in tempesta (e comunque vada), Siena è almeno tra le prime 4, che, considerando tutto ciò che è passato sulla sua testa, non è certamente disprezzabile e sminuibile. Crespi abbraccia un assetto privo di regista puro, ma pieno di guardie pronte a colpire ed a dar battaglia, un’incredibile numero di esterni bi-dimensionali schierati assieme ad interni dinamici (come Ress ed Ortner), con una rotazione massiccia e completa a 10 giocatori, tutti pronti all’occorrenza.

Roma si presenta in questi play off con la sfrontatezza e l’entusiasmo che derivano dalla consapevolezza della forma migliore nel momento migliore: dopo parecchie peripezie (e qualche cambiamento nell’organico), infatti i ragazzi di Luca Dalmonte sono arrivati alla resa dei conti nelle migliori condizioni psico-fisiche. Prova ne è stata il secco 3-0 con il quale ha eliminato l’ambiziosa Cantù nei quarti, presentandosi ora come squadra in grado di rinverdire i “fasti” che solo un anno fa la videro finalista (Gara 2 Lunedì 2 ore 20.30 Raisport).

In Lega Gold la Finale vede contrapporsi Trento a Capo d’Orlando e la cui vincente prenderà il posto della retrocessa Montegranaro nella massima serie. Nell’hit d’apertura i trentini hanno prevalso sui paladini 91-78, mettendo in luce, oltre al solito pungente Brandon Triche ed allo spigoloso Pascolo (una delle rivelazioni di questo Torneo), anche i piccoli Forray e Spanghero, rivelatisi vere e proprie spine spine nel fianco per la difesa organizzata da Pozzecco, nelle cui fila paiono in momento di forma piuttosto transitorio le vecchie conoscenze Basile e Soragna, ma che senza alcun dubbio sapranno ritrovare dentro la serie la necessaria determinazione per riportare la Serie A verso la Sicilia. Gara 2 in programma martedì 3 ore 20.30 sempre a Trento. In Silver tutto fermo a causa della partecipazione alle Finali nazionali u19 di Casalpusterlengo (campione d’Italia battendo Venezia 62-60) ed inizio ostilità previsto per il 6 giugno a Mantova.

Esce dalla stagione la Benedetto XIV Cento, che comunque ha disputato un campionato nettamente al di sopra delle aspettative, ad opera di Piacenza, che così disputerà la Finale contro la favorita Tortona. Un plauso va a Julius Giuliani, sia per la costruzione sia per la gestione della squadra, che priva di mattatori di spessore, ha comunque sviluppato un basket effervescente e concreto, giocando da vera squadra e mettendo in bacheca lo scalpo eccellente della Fortitudo, con relative gioie e dolori per i propri sostenitori, quasi tutti tifosi anche dell’Aquila.

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