Di Biagio, Buffon e quell’Italia che non vuole cambiare mai


Di Biagio si presenta come ct a tempo ma vuole restare e chiama di nuovo Buffon che si era ritirato. L’Italia è davvero incapace di cambiare pagina?

Gigi Di Biagio, ct ad interim per le amichevoli contro Argentina ed Inghilterra (ph. Zimbio)

Mentre gli italiani si apprestano a tornare alle urne per eleggere il nuovo parlamento, il mondo del calcio prova a ripartire pur non avendo alcuna base. La Lega Serie A è commissariata, la FIGC è commissariata e la Nazionale è affidata ad un ct pro tempore. Dopo l’esonero di Ventura del 15 novembre infatti l’attività azzurra si è congelata fino allo scorso 5 febbraio quando il tecnico dell’Under 21 Gigi Di Biagio è stato promosso alla guida della Nazionale maggiore. Un incarico senza futuro con l’unico obiettivo di dare un senso a due amichevoli già programmate contro Argentina ed Inghilterra che probabilmente non potevano essere annullate per ragioni commerciali. Da aprile poi tornerà il buio, si riprenderà la caccia ad un volontario disponibile a giocarsi una fetta consistente di carriera per amore della Patria: sognando Ancelotti, c’è chi pensa ad un ritorno di Conte dimenticandosi che ci sarebbe Mancini pronto ad autocandidarsi.

Eppure ieri lo stesso Di Biagio ha provato a giocare all’attacco: “Chiamatemi anche traghettatore. Sono realista e so bene qual è il mio ruolo oggi, ma c’è la volontà di mettere in crisi i vertici federali“. In questo caso le opzioni sono due: si tratta semplicemente di dichiarazioni di facciata riuscite male oppure l’allenatore ha ricevuto garanzie inammissibili da parte dei vertici federali a loro volta sotto commissariamento. L’Italia del calcio ha bisogno di rinnovamento vero ed invece un supplente sogna già una cattedra di ruolo. Il futuro potrebbe sicuramente portare Di Biagio a diventare un grande allenatore ma finora la sua esperienza racconta una storia diversa: eliminato dalla fase a gironi di Euro 2015 ed in semifinale ad Euro 2017 nonostante rose dal talento assoluto comprendenti ragazzi come Donnarumma, Rugani, Belotti, Bernardeschi e Berardi. Ed il presente? Si riduce ad uno stage per 24 ragazzi che verranno puntualmente accantonati fra meno di un mese in nome della vecchia e cara restaurazione.

Il pianto di Gigi Buffon dopo l’eliminazione dal Mondiale

Le decisioni prese dal CT ad interim infatti svelano subito l’inganno: anche stavolta non cambierà nulla. Ha detto ieri Di Biagio: “Buffon non deve finire con la Svezia. Gli ho proposto di fare due-tre partite per poi prendere più avanti delle decisioni. E allora farà probabilmente parte della spedizione a marzo“. Ancora Buffon? A 40 anni compiuti e con un ritiro azzurro annunciato in diretta tv stiamo davvero parlando ancora di lui? Dopo aver sacrificato più o meno giustamente almeno tre generazioni di portieri la scelta deve ricadere nuovamente sulla testa di un veterano che ormai ha perso il posto anche nella Juventus? Chiamato in causa, lo stesso Buffon però non si tira indietro: “Pensavo di andare in vacanza qualche giorno ma penso che quando la Nazionale ha bisogno di te, bisogna rispondere presenti“. Come se non ci fossero in Italia altri professionisti in grado di mettere i guantoni e parare palloni in due amichevoli inutili.

In queste ore Di Biagio e Buffon stanno dando nuovo esempio di quanto il nostro calcio sia incapace di cambiare. Non è in realtà neanche colpa loro ma di un sistema sbagliato, chiuso ed autorefenziale al quale non è bastata neanche la peggior umiliazione della sua storia. Forse non impareremo davvero mai.

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