Binomio Ferrari-Haas sotto osservazione: troppe somiglianze


Il rapporto tra Ferrari e Haas sta ridefinendo il concetto di costruttore in Formula 1: la monoposto americana è di fatto un assemblaggio di parti fatte a Maranello

– di Alberto Bortolotti –

La Haas è un clone della Ferrari? (ph. Zimbio)

La Haas è un clone della Ferrari? (ph. Zimbio)

Il vecchio drago Giancarlo Minardi ha colpito ancora. Ospite in tv a Speed (Di.Tv, canale 17, in Emilia Romagna e Veneto, ma visibile sul 96 anche nel Resto d’Italia, da Roma in su) ha ripetuto, argomentandole meglio, le considerazioni sul binomio troppo stretto e foriero problemi tra Ferrari e Haas già espresse domenica sera sul suo sito. “Farà certamente discutere nei prossimi giorni il quinto posto di Grosjean (era stato sesto in Australia, n.d.r.) con la sua Haas. Considerando gli importanti capitali investiti per costruire i telai, Williams, Toro Rosso, Red Bull e Force India faranno fatica a “digerire” questo nuovo format inaugurato dalla compagine americana, che sta riscrivendo la definizione di Costruttore. Escludendo il muso ed altre poche parti sono un clone Ferrari. Sono più che altro assemblatori. E’ stata intrapresa una strada pericolosa“.

Non è certamente l’unico motivo di discussione in Formula 1. Basti pensare ai due motori rotti dalla Ferrari e ai cinque successi consecutivi di Rosberg per capire che tante certezze stanno saltando. Però se la Haas è veramente un clone della Ferrari (d’altra parte la progettazione della scocca a Varano Melegari è stata fatta da ingegneri di Maranello, la componentistica è “rossa” e il motore è Ferrari) è anche normale che gli altri reagiscano. Piazzarsi vuol dire scalare le graduatorie della ripartizione degli utili, non c’è solo la gloria sportiva. Tanto è vero che Mercedes sta copiando il genio italiano, ripetendo con Manor l’operazione Haas. Piccolo particolare: è come se in galleria del vento si girasse due volte. Le vetture sono troppo simili.

Sullo sfondo, il caos a Monza che tenta di salvare il suo Gran Premio dal 2017 in avanti. Per ammorbidire Ecclestone, Ivan Capelli – che resta Presidente di ACI Milano – si è dimesso dal consiglio di gestione dell’autodromo, al fine di sbarazzarsi dei dirigenti dell’Autodromo invisi al boss britannico. Imola resta alla finestra, conta sugli stessi soldi dell’ACI che possono servire ai lombardi ma ha alle spalle una struttura piubblica il (Con.ami) che regge, al momento pare senza scossoni, la baracca. Ma sulle rive del Santerno sono pronti.

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