Bologna, così è difficile crescere


La squadra di Donadoni si è arresta con troppa facilità davanti a una Juventus di certo superiore, ma che poteva essere messa maggiormente in difficoltà. Con questo atteggiamento crescere sarà davvero difficile

– di Calogero Destro –

Donadoni e Palacio: l’assenza dell’argentino non può giustificare l’abulia offensiva e l’atteggiamento della squadra (ph. Zimbio)

Sul fatto che la Juventus fosse superiore a questo Bologna, c’è poco altro da aggiungere. Solo un folle potrebbe mettere in discussione quest’assunto di base, dal quale si sceglie, qui, di partire. Il secco 3-0 con cui gli uomini di Allegri si sono imposti al Dall’Ara, sta lì a dimostrare, una volta di più, che domenica si sono affrontate due squadre appartenenti a mondi calcistici diversi. Lo ha sottolineato ripetutamente anche Roberto Donadoni, in una conferenza stampa post-partita molto più vivace del solito, col tecnico bergamasco incalzato – con poco successo – da alcuni cronisti sulle responsabilità sue, e dei suoi ragazzi. E’ ovvio che qui non si vuole mettere in discussione la forza dell’avversario affrontato, che è indiscutibilmente superiore.

Così non si cresce- Ma se l’approccio dei rossoblù era stato quantomeno dignitoso (con i primi 20′ nei quali Mirante aveva corso pochi pericoli concreti) e lo sbandamento dopo la rete di Pjanic risulta ancora parzialmente comprensibile, non ci si può invece non soffermare sull’atteggiamento di una squadra che, tra primo e secondo tempo, è apparsa completamente spenta, senza mordente. Una squadra incapace di  mostrare una pur minima volontà di lottare per tentare di riaprirla. Lo prova l’abulia offensiva dell’undici felsineo, riuscito a scagliare appena 3 tiri (due dei quali calciati debolmente nello specchio) verso la porta di Szczesny, tornato negli spogliatoi con i guanti praticamente intonsi. A questo proposito, l’assenza di Rodrigo Palacio non può essere una valida giustificazione. L’argentino, si sa,  è sì un tassello imprescindibile per Donadoni e per la squadra tutta, ma ieri difficilmente avrebbe potuto incidere avendo attorno dei ragazzi che sembravano praticamente rassegnati al loro destino. Si può obiettare che col carisma e la grinta dell’attaccante ex Inter i suoi compagni avrebbero potuto dare qualcosina in più, ma ciò sarebbe ancora più preoccupante. Perché significherebbe ammettere che l’ultra quotato percorso di crescita che starebbe vivendo da qualche mese a questa parte l’ambiente rossoblù, non sarebbe, in realtà, che un concetto vacuo. Se una squadra non sa infatti “camminare sulle proprie gambe” e si trova nella condizione di dipendere totalmente da un solo calciatore – seppur immenso, come Palacio – vuol dire che qualcosa, nel meccanismo dei  miglioramenti decantati giorno dopo giorno dai meandri di Casteldebole,  dev’essersi pesantemente inceppato.

E se anche la squadra, pur non riuscendo a creare occasioni da gol contro una compagine oggettivamente più forte, fosse perlomeno uscita dagli spogliatoi col coltello fra i denti e la voglia di contestare ogni pallone ai campioni d’Italia, forse i tifosi del Bologna sarebbero tornati a casa meno mesti, nonostante la meritata sconfitta. Magari pure soddisfatti per la reazione di Davide: non ancora pronto ad abbattere lo straripante Golia, ma capace comunque di battersi con fierezza. Solo supposizioni. Così, invece, non si cresce.

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