Bologna, ti (ri)presento l’Inter


Il crollo del 2016, anno sin qui disastroso per l’Inter, ha vissuto una netta inversione di rotta dopo il 3-0 (inutile) rifilato alla Juve in Coppa Italia. Quella sera (2 marzo) è nata una nuova squadra, vittoriosa poi domenica scorsa nel posticipo col Palermo. La domanda è: durerà?

– di Luigi Polce –

Icardi buca Da Costa e regala la vittoria all'Inter nella gara di andata (ph. repubblica)

Icardi buca Da Costa e regala la vittoria all’Inter nella gara di andata (ph. repubblica)

Sulla stagione dell’Inter, anche solo circoscrivendo il discorso alle ultime due settimane, ci si potrebbe scrivere un trattato. Titolo: “Come una partita può cambiare una squadra”. Lo svolgimento è storia nota ai più e piuttosto recente, narra di una squadra protagonista di un inizio stagione soddisfacente sotto il punto di vista dei risultati ma meno dal punto di vista del gioco (o meglio, non gioco) mostrato. Il meccanismo poi si è inceppato a ridosso del Natale, con il ko interno rimediato contro la Lazio che ha messo a nudo tutti i limiti e le incertezze di un gruppo primo in classifica ma senza le reali potenzialità per ricoprire quella posizione, come poi emerso nel girone di ritorno: in 9 partite disputate l’Inter ha conquistato la miseria di 12 punti (3 vittorie, 3 pareggi e altrettante sconfitte), due in meno del Bologna che all’andata venne sconfitto dai nerazzurri grazie al regalo di Alex Ferrari, che bucando clamorosamente l’intervento difensivo consentì al pallone di arrivare dalle parti di Ljajic, abile poi a servire lo smarcato Icardi per il più facile dei tap-in. Destro poi sbagliò in pieno recupero il pallone del possibile 1-1 sparando in bocca ad Handanovic, e condannando così Delio Rossi dando il via (fortunatamente, visti poi i risultati) all’era Donadoni.

Perisic firma il raddoppio nel 3-0 dell'Inter in Coppa Italia: la Juventus poi volerà in finale tramite i rigori (ph. ansa)

Perisic firma il raddoppio nel 3-0 dell’Inter in Coppa Italia: la Juventus poi volerà in finale tramite i rigori, ma quella sera nasce una nuova Inter (ph. ansa)

Quello che si può imputare all’Inter, un girone dopo la gara del Dall’Ara, è il fatto di non aver mai dato segnali di crescita: la banda Mancini giocava maluccio a inizio stagione e ha continuato a farlo lungo il corso delle settimane, crollando poi nel 2016, a differenza ad esempio di un Milan che, seppure indietro in classifica, con qualche aggiustamento ha acquisito maggior compattezza e un minimo di brillantezza in più in fase di proposizione del gioco. Per intenderci: Mihajlovic non allena il Barcellona e ce ne siamo accorti a Reggio Emilia, ma almeno i rossoneri danno (a sprazzi) la sensazione di avere un minimo di idea di gioco. All’Inter questo invece è mancato spesso, e quando sono venute meno fortuna e vittorie di misura i risultati ne hanno risentito. Tutto un disastro? Non proprio, perchè il terribile 2016 nerazzurro potrebbe magicamente prendere un’altra piega, e qui torniamo al titolo del trattato di cui si parlava in apertura: “Come una partita può cambiare una squadra”. Una sconfitta, per giunta. Il riferimento corre ovviamente alla partita di Coppa Italia contro la Juventus, valida per il ritorno delle semifinali e giocata a San Siro lo scorso 2 marzo. I nerazzurri, battuti 3-0 allo Stadium all’andata e ko anche in campionato qualche giorno prima, sempre in casa della Vecchia Signora, hanno di fronte un bivio: perdere il terzo derby d’Italia consecutivo, allargando la macchia sulla stagione in corso, oppure tirare fuori l’orgoglio e provare a rialzare la testa. Alla fine la scelta cade sulla seconda opzione, l’Inter vince 3-0 dominando in lungo e in largo una Juve stranamente mansueta e porta la sfida ai rigori, dove l’errore di Palacio rende vani tutti gli sforzi. Ma al di là della finale sfumata, la notte del 2 marzo a San Siro è nata una nuova Inter, fatta di 4-2-3-1 (stile Manchester City di Mancini) e di convinzione (ri)trovata. La gara contro il Palermo di domenica scorsa ne è un esempio. Chiariamo: contro i rosanero l’Inter ha affrontato un avversario di bassa qualità e in grossa difficoltà, correndo pure qualche rischio, ma ha comunque legittimato il 3-1 finale.

Eder è ancora alla ricerca del primo gol in nerazzurro (ph. zimbio)

Eder è ancora alla ricerca del primo gol in nerazzurro (ph. zimbio)

Ora, con 51 punti in classifica, l’obiettivo è quello di dare continuità al momento positivo, visto che la Fiorentina (quarta) e la Roma (terza) non sono lontanissime, distanti rispettivamente 2 e 5 lunghezze. Per farlo, Mancini si affiderà ad un undici simile a quello che ha vinto nell’ultimo turno di campionato: conferma dunque per il 4-2-3-1, con Handanovic che torna regolarmente tra i pali, mentre potrebbero riposare Kondogbia e Palacio, diffidati, con Brozovic ed Eder (ancora a caccia del primo gol in nerazzurro) pronti a sostituirli. Il Bologna dovrà stare attento soprattutto al lavoro dei due esterni molto ficcanti Perisic e Ljajic, e anche ai numeri: con 29 punti in 14 partite giocate a San Siro l’Inter vanta una media punti casalinga di 2,07, con sole 10 reti incassate davanti al proprio pubblico. Dopo tre 0-0 consecutivi tocca allora trovare assolutamente il modo di tornare al gol, se il Bfc vuole almeno sperare di tornare a casa con un risultato positivo.

INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Medel, Brozovic; Perisic, Eder, Ljajic; Icardi

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