Bortolotti intervista Nigro: “La critica ci sta, gli insulti no. Donadoni educato ma poco aperto al dialogo”


Dialogo tra Alberto Bortolotti e Luca Nigro tra la vita e la professione del giornalista ed il campo da calcio

Interviste “interne”. Come dice coach Boniciolli, una chiacchierata tra amici, certo, ma non solo. Dopo Corbelli, tocca a Luca Nigro.

Luca Nigro, oggi protagonista del dialogo interno alla redazione del Pallone Gonfiato

Fai il giornalista perchè?
Perché è il lavoro che ho sempre desiderato fare fin da bambino seguendo soprattutto la mia passione innata per lo sport, ma non solo. In passato ho avuto la possibilità di occuparmi di politica e cronaca nera ma ho preferito assecondare la mia vocazione. Credo che un giornalista abbia il dovere morale, prima che deontologico, di ricercare sempre la verità e informare senza condizionamenti di nessun tipo, sia che si occupi di cronaca sia che dedichi la sua vita allo sport. Ecco, anche per questo ho deciso di fare il giornalista. Credo che il nostro lavoro abbia un ruolo fondamentale nella società e a volte, pur sbagliando, cerco di non allontanarmi da queste linee guida“.

La scelta di Bologna come è maturata?
Inizialmente sono venuto a Bologna per motivi di studio. Dopo un periodo in Sicilia, sono tornato per lavoro. Da tre anni sono entrato a far parte della redazione del Pallone Gonfiato e seguo giornalmente il Bologna e il calcio di serie A“.

Che cosa ti piace e che cosa no della città?
Bologna è una splendida città fatta a misura d’uomo. Una città ricca di storia e cultura che respiro ogni volta che decido di fare una passeggiata nel centro storico. Rispetto alle città del sud, qui c’è più organizzazione, più servizi. Non mi piace la zona universitaria. È inconcepibile come quartiere così bello sito nel cuore del centro storico sia ridotto in queste condizioni. Da tre anni a questa parte ho capito quanto Bologna e i bolognesi siano legati allo sport. Baseball ma soprattutto calcio e basket fanno parte della vita di ogni bolognese. Non mi piace la volubilità della gente e l’etichetta che spesso l’opinione pubblica bolognese affibbia alla nostra categoria. Mi ripeto, un giornalista ha il dovere di dare la notizia, che questa piaccia o non piaccia. La critica ci sta, gli insulti no“.

Grande educazione ma poca apertura al dialogo per Roberto Donadoni (ph. Schicchi)

Da “emigrante”, cosa hai lasciato e che cosa hai trovato?
In Sicilia, almeno nel siracusano, i mezzi per fare giornalismo sono pochi e le opportunità scarseggiano. In Emilia diciamo che un giornalista ha più possibilità di emergere e sicuramente può avere più visibilità. Tuttavia, visti i pochi mezzi a disposizione, iniziare l’attività in Sicilia mi ha sicuramente permesso di forgiare e migliorare le mie capacità“.

Come hai conquistato lo “ius primae noctis” della domanda iniziale a Donadoni?
Beh semplicemente alzando la mano per primo. La mia sfacciataggine mi ha sicuramente aiutato. Assicuro che conquistare il rispetto di colleghi e addetti ai lavori per una persona come me che con quell’ambiente almeno inizialmente c’entrava poco o nulla, non era affatto scontato. Certamente mi ha aiutato la mia esperienza acquisita in Sicilia. Credo che quando si presenzia ad una conferenza stampa, il dialogo e il confronto siano alla base della stessa. Donadoni è una persona educata e a modo ma non molto loquace. Mi piace il suo aplomb ma vorrei fosse più aperto al dialogo. A volte preferisce aggirare la domanda invece di rispondere in modo diretto“.

Quando la critica sfocia in insulto: gli striscioni della Curva (ph. Repubblica)

Cosa miglioreresti nel complesso delle attività editoriali del Pallone Gonfiato?
Redazionalmente il Pallone Gonfiato è cresciuto molto in questi ultimi due anni. Siamo molto presenti sui social e interagiamo con il pubblico e in particolare con i tifosi. Penso che bisogna continuare, più di quanto stiamo già facendo, ad intercettare qualsiasi fascia d’età cercando di lavorare ancora di più per migliorare giornalmente il prodotto“.

Hai un idolo nello sport?
Roger Federer, senza il minimo dubbio“.

Pregi e difetti.
Sono bravo nel coltivare i rapporti professionali e personali. Devo però migliorare alcuni aspetti caratteriali che a volte mi portano a commettere degli errori“.

Esistono i progetti nello sport?
Esistono dei cicli, più o meno lunghi. I progetti spesso si arenano nei meandri dell’illusione“.

Chi ha ragione tra Boniciolli e Corbelli?
Boniciolli è certamente un buon allenatore e un ottimo professionista ma Corbelli ha intrinseco il dono della ragione“.

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