Brasile in lutto, si è spento il supertifoso Clovis Fernandes


Ha seguito 7 Mondiali, da Italia 90′ a Brasile 2014, sempre accanto ai suoi beniamini, e i suoi baffoni erano ormai diventati una vera e propria istituzione. Si è spento a 60 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro

– di Luigi Polce –

Una volta c’erano Cafù, Roberto Carlos, Rivaldo, Ronaldinho e Ronaldo (giusto per citarne alcuni) a difendere i colori della nazionale brasiliana, che negli ultimi anni ha dato l’impressione di aver perso qualche pezzo pregiato. Pezzi di storia, che resteranno indelebili negli annali del calcio e nella memoria dei tifosi. Assieme a loro, se n’è andato un altro simbolo della nazionale carioca, una vera e propria istituzione sugli spalti di qualunque stadio ove fosse protagonista la Seleção: Clovis Acosta Fernandes, meglio noto come “Gaucho de Copa”, si è spento un paio di giorni fa all’età di 60 anni, dopo una battaglia contro il cancro lunga 9 anni.

Clovis regala la riproduzione della Coppa del Mondo ad un piccolo tifoso tedesco, dopo la debacle del suo Brasile (ph. gazzetta.it)

Clovis regala la riproduzione della Coppa del Mondo ad un piccolo tifoso tedesco, dopo la debacle del suo Brasile (ph. gazzetta.it)

Da Italia 90′ a Brasile 2014: 25 anni, o meglio 7 Mondiali, vissuti sempre dal vivo con la stessa, intensa, passione per i colori verde-oro di cui era ormai diventato un simbolo. Oltre alle rassegne mondiali, nel suo personalissimo palmares vanno aggiunte 7 edizioni della Copa America (l’ultima in Cile, proprio quest’estate), 4 Confederation Cup e una Olimpiade. Un esempio per tutti gli appassionati di sport, la definizione vivente del termine “tifoso”, Clovis sapeva sempre farsi riconoscere con i suoi modi di fare. L’anno scorso, dopo la cocente eliminazione del suo Brasile per mano della Germania nel mondiale giocato in casa, il Gaucho si rese protagonista di un gesto che fece il giro del mondo, regalando la replica del trofeo ad un piccolo tifoso tedesco seduto al suo fianco. Un tifo puro, incontaminato, che va al di là del risultato sportivo. Anche la FIFA non ha potuto rimanere indifferente davanti alla straordinaria genuinità del personaggio, realizzando qualche anno fa un’intervista per raccontare la storia di Clovis e le sue oltre 160 partite vissute. In un estratto di quella intervista, racconta che “Quando vidi i Mondiali del 1970 decisi che un giorno avrei seguito dal vivo i miei eroi. Ci riuscii nel 1990, in Italia, il mio primo Mondiale”. Da lì in poi non si è più fermato, fino a quando il cancro non ha deciso di portarcelo via. Ma siamo sicuri che Clovis, anche da lassù, continuerà a fare il tifo per il suo Brasile.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *