A Cadice, dove regna Gaucci jr. E si dà del tu alla palla. In Spagna è una priorità


Càpito qualche giorno a Cadice, lembo di terra talmente estremo e sottile da essere giustificatamente trascurabile dall’occhio umano in qualsiasi mappa generica di Spagna, figurarsi d’Europa. Il turismo non la fagociterà mai, troppo scomoda da raggiungere. E sempre così difficile da lasciare, guai a voltarsi indietro.

Essendo ancora periodo di calcio giocato, non ho assolutamente intenzione di perdermi la partita del Cadiz, che se la vedrà in casa con l’Atletico Cacereno in quest’ultimo weekend di Segunda Division B, nostra ex C1: terza contro settima. Per talune informazioni sensibili quali l’orario della sfida, o un giudizio sull’operato di Alessandro Gaucci (figlio d’arte, si..) alla guida della cordata che controlla il club , mi affido a taxisti e baristi. Chi, altrimenti? La conferma è unanime: tra un’ora e mezza in campo. Ma come, è venerdì! Giusto il tempo di farmi una ghignata quando scopro il motivo dell’inusuale anticipo: la squadra ha chiesto e ottenuto di giocare prima per fare un giorno in più di vacanza. Ah. Gli ospiti dal canto loro vengono da 600 km in pullman, e vista la situazione economica si faranno la notte certamente in carrettera. Folklore.

La Taberna Casa Manteca, animo verace del barrio de La Vina, mi coinvolge per un primo approccio a tapas e vino tinto locale e la naturalezza con cui l’oste mi offre il-suo-abbonamento data l’impossibilità di andare lui allo stadio, mi imbarazza non poco. Gli chiedo come faccia a fidarsi di un italiano conosciuto da 16 secondi, lui se possibile mi ammutolisce ancor più di prima con la sua risposta “tu sei entrato nel mio locale, mi hai dato carta bianca sul vino da proporti, mi hai dato i tuoi soldi (5.60 euro..)…tu ti sei fidato di me. Chi sono io per non fidarmi di te?”. Mi sono passate davanti una serie di diapositive impazzite: la tessera del tifoso? il biglietto nominale? il cambio di nominativo sull’abbonamento? e se proprio oggi partono cori discriminanti verso la città di Caceres e chiudono il settore “Fondo Sur” come glielo dico che non è stata colpa mia? e infine: loro non hanno capito niente e vivono a Paperopoli, oppure………….?

Il Ramon de Carranza è un impianto di bellezza e modernità ammalianti. Un Marassi pulito, funzionale, nuovo, progettato anni e anni orsono dal Comune, e ristrutturato nel 2011: la città è piena di manifesti celebranti quest’eccellenza venuta su seppur in tempo di crisi, dove per capirci il danaro per fare lo stadio si è trovato ma quello per riempire i suoi 27.000 seggiolini non esiste proprio. Il match termina 3-4, prima sconfitta interna della stagione, quello spagnolo è un bellissimo giocare a pallone ad ogni livello, ma un ancora improbabile giocare a calcio. Se togliamo le tre superpotenze della Liga, che foraggiano una nazionale imbattibile, qua la cultura non sradicabile resta quella del bel fraseggio, dell’1 vs 1 accettato dai difensori e dai tecnici in preparazione di gara, di un sistema offensivo coinvolgente e predominante che fa da controaltare alle approssimazioni in fase di non possesso. Qua tutti danno del tu alla palla, il problema è che danno poi del voi all’avversario. Prendete l’iberico del Bfc, Crespo:quando gioca non è mai fermo, ha un ruolo, ma non una posizione. Lo trovi sull’out destro, un attimo dopo si butta in area seguendo l’azionee segna dal nulla al Livorno , poi si scorda di francobollare un terzino avversario che sta per tirare da 32 metri a Bergamo. Il compitino da lui non puoi aspettartelo, ossimoro di una mentalità che non abbiamo e difficilmente avremo.

Mi dicono che a Bologna non mi sto perdendo nulla in fondo, il solito tran tran: settimana normalmente folle, atmosfera da assemblea condominiale fantozziana, balle pluripartisan che ti ipnotizzano la capacità di razionalizzare (“Baggio in panchina col Genoa” è arrivata a me), gestioni pilatesche di alcuni aspetti che mi parrebbero importantini anzichènò, e 3 punti d’obbligo quanto di spessore, viste anche le altre che hanno sbracato tutte ma proprio tutte, e un Genoa molto simile a noi a Firenze.

Ci lasciamo alle spalle un 2013 calcistico mesto e a tratti straziante. Il brindisi del 31/12 è tradizione da onorare, quello del 18 maggio dovrà essere un obbligo. Tutto da conquistare.

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