Calcio e violenza: Serie A a rischio soprattutto al Sud


Presentato il dossier “Calciatori sotto tiro” che analizza i fenomeni di violenza ai danni degli atleti nel calcio italiano. A rischio soprattutto le squadre di Serie A nel Sud Italia per mano dei propri tifosi

– di Marco Vigarani –

L'urlo di Higuain dopo il gol dell'1-0 al Wolfsburg (ph EPA/Peter Steffen)

Higuain è stato aggredito a Napoli a fine maggio (ph EPA/Peter Steffen)

Non bastano le regole nell’acquisto dei biglietti, le limitazioni nell’accesso allo stadio ed i controlli fisici e tecnologici negli stadi e nelle aree circostanti: il calcio in Italia resta terreno di scontro e teatro di violenze. L’Associazione Italiana Calciatori ha presentato il dossier “Calciatori sotto tiro” che si occupa di monitorare la situazione delle aggressioni ai danni dei tesserati nel panorama nazionale tanto a livello professionistico quanto dilettantistico per trarne spunti di riflessione. I motivi possono essere vari: dal semplice condizionamento del risultato sportivo alla rabbia per i risultati conseguiti fino alle infiltrazioni mafiose che allungano i loro tentacoli sullo sport per renderlo strumento del proprio operato criminale. Guardando alla stagione 2014/15, emerge che il 70% dei casi le intimidazioni e le minacce ai calciatori da parte del pubblico sono avvenute in campionati professionistici e che un terzo di esse sono avvenute sui campi da gioco della Serie A. Nella maggior parte dei casi la violenza si rivolge indiscriminatamente contro l’intera squadra ma in un caso su tre viene preso di mira anche il singolo atleta come nei casi recenti del romanista Yanga Mbiwa o dei napoletani Higuain e Andujar.

Devastazione operata sul campo del Varese per evitare lo svolgimento di una gara (ph. SkyTG24)

Devastazione operata sul campo del Varese per evitare lo svolgimento di una gara (ph. SkyTG24)

A livello geografico complessivo c’è una leggera prevalenza dell’area Sud e Isole (48%) ma spicca nella suddivisione regionale il triste primato della Campania, area in cui si è svolto il 26% delle azioni violente con atti di vandalismo agli impianti come a Quarto e Benevento o becere aggressioni durante le sedute di allenamento come ad Aversa. Anche se cori e striscioni offensivi sono ormai fenomeni all’ordine del giorno, dallo studio dell’AIC emerge che sono le aggressioni fisiche, i danneggiamenti e gli insulti diretti gli atti più frequenti e che addirittura nel 43% dei casi tutto questo avviene fuori dalle mura dello stadio quindi lontano dall’attività sportiva primaria. A testimonianza ulteriore del fatto che la violenza non abbia praticamente nulla in comune con lo sport in senso proprio, emerge anche che in sette casi su dieci i responsabili non sono i tifosi avversari ma quelli della stessa squadra danneggiata che sfogano su calciatori o impianti la loro indole violenta. Allargando lo sguardo a quanto avviene all’estero, si scopre che la situazione in alcuni casi è ancora più drammatica e la violenza può sfociare anche alle minacce con l’uso di armi (in Serbia un uomo si è presentato all’allenamento con una pistola per affrontare il difensore Udovicic) o al tentato omicidio.

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