Pallone, l’esigenza di cambiare: questo esce dal seminario USSI e FIGC di Coverciano


Il calcio si racconta a chi deve raccontarlo. E da tutti sale l’esigenza, quasi l’ansia, di cambiare un sacco di cose. Il punto è che chi fa i proclami è lo stesso che poi dovrebbe decidere. E’ questo il bilancio della due giorni organizzata da Federcalcio e Unione Stampa Sportiva a Coverciano, la “casa” del pallone italiano, da sette anni sede anche di un corso di aggiornamento per i giornalisti sui versanti più vari, il campo ma anche la scrivania.

Il seminario di calcio a Coverciano

Il seminario di calcio a Coverciano

Solo in due casi, il designatore arbitrale FIFA Busacca e il Presidente della Juve Agnelli, sono venuti “attacchi” ai giornalisti e al loro modo di informare. Busacca, credendosi, evidentemente, più importante di quanto non sia, ha rammentato che lui le interviste – in Svizzera agli arbitri non è vietato parlare – le vuole rivedere non solo nei contenuti ma anche nel titolo (manco fosse Obama…), Agnelli ha lamentato che le iniziative in ambito Unesco presentate durante una sua recente vista a Parigi i giornali le abbiano ignorate, salvo concentrarsi sulla incedibilità di Pogba (bastava poi un buon comunicato stampa, adeguatamente supportato, e qualcosa sarebbe uscito di sicuro).

Le istanze di cambiamento più dirette e ficcanti le ha presentate il presidente del CONI Malagò, il quale è un tourbillon vivente di iniziative e idee: nel suo mirino sono infatti finite, recentemente, le medievali opposizioni alla tecnologia nel calcio e la legge che punisce le cosiddette discriminazioni territoriali con sospensioni a interi settori degli stadi. Da come si è espresso a Coverciano è facile pensare che la legge cambi e anche in fretta…

Anche da Andrea Agnelli sono venuti spunti non banali. Il racconto sui contenuti economici della costruzione dello Stadium è sempre interessante  e da prendere a esempio, mettere in piedi squadre B (modello Spagna) sarebbe utile ma i tromboni delle categorie inferiori ostacolano, sulle intemperanze della curva l’ho sentito sinceramente preoccupato ma anche inerme (“quei cori non li ho sentiti”, in effetti nemmeno io, ed ero là, avevo visto gli striscioni su Superga che hanno fatto piangere Mazzola), sul gap da colmare con i club europei più forti che nasce dal 2006 preferisce non approfondire (ancorchè io gli chieda di mettere in parallelo Calciopoli e Tangentopoli, ma non ci casca!). Di sicuro, avrebbe detto Mondino Fabbri, non possiamo avere “l’uovo, la gallina e il culo caldo”, mirabile sintesi romagnola sulle pretese di chi non è capace di accontentarsi. E almeno la Juve, come dice giustamente Malagò, non ha sperperato tutto in giocatori dal modesto presente e dal dubbio avvenire ma ha messo qualcosa nel mattone. Non a caso, non perde più. Sarà mica che un impianto conta anche per prendere punti sul campo?

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *