Il calcio ostaggio dei capi della curva


All’Olimpico di Roma, una pagina vergognosa di calcio e di sport. La Coppa Italia decisa dai capi della curva

di Alberto Bortolotti

foto ansa.it

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I patti tra Stato e criminalità organizzata sono una costante della storia patria negli ultimi decenni. Si narra che gli accordi tra Roma e Palermo risalgano a subito dopo Capaci; la strage che eliminò Falcone, bissata da lì a poco tempo con l’autobomba per Borsellino, corrispose in realtà a una progressiva resa, contrattata, della mafia, che aveva esagerato. Oddio, resa no: diciamo ridimensionamento “pubblico”, per fare affari non serve apparire, anzi è spesso dannoso.

Per tutte queste ragioni non può stupire né che le forze dell’ordine abbiano patteggiato all’Olimpico con la curva del Napoli (quella della Fiorentina, in questo senso, è più “docile”) né che la stessa subisca evidenti infiltrazioni camorriste: lo dice Saviano, certo, ma dai comportamenti e dall’impunità appare evidente. C’è una tradizione, non luminosa, di contratti, e all’Olimpico non si è fatta alcuna eccezione turpe. Che la tribuna Monte Mario fosse piena di papaveri è ininfluente, non è credibile che a Renzi o Malagò oppure Abete sia stato chiesto qualcosa. I prefetti e i questori sanno benissimo come muoversi, in questi casi.

Gli “ultrà”, definizione generica e perciò stessa abborracciata, vivono in un loro mondo. I codici li conoscono solo loro, non gliene frega nulla spiegarli o solo condividerli, nemmeno con i tifosi “normali” (i quali sarebbero lì a vedere una partita e non a combattere battaglie ideologiche: alcune, talora, perfino giuste, ma fuori contesto) e a loro torna del tutto naturale, per esempio (sul fatto si è speso anche troppo inchiostro), che a Bologna si fischi una canzone di Dalla o si voglia, a tutti i costi, passare da razzisti, incitando la funzione salvifica e purificatrice del Vesuvio. Ciò per amplificare gli effetti della discriminazione territoriale, quindi farsi squalificare il settore, quindi rendere inefficace il provvedimento, e via di masturbazioni mentali e corali al quadrato, anzi al cubo.

Che si sia giocato io lo trovo del tutto normale. Non erano cadute le Torri Gemelle o il DC9 Itavia, non c’erano state bombe alla stazione o strage di carabinieri al Pilastro. Se si dovesse fermare un’attività professionistica ogni volta che c’è un ferito, per quanto grave sia, staremmo freschi.

Trovo solo grottesco che oggi non sia in galera nessuno di quelli che dalla curva partenopea hanno lanciato una bomba carta, l’ennesima, colossale sconfitta del “modello italiano” fatto di tornelli, prefiltraggi, muri di Berlino che non funzionano, Maginot sgretolate in partenza.

Mi dicono “modello inglese”. Bene, importiamo però anche la Thatcher, il Labour e Scotland Yard. Sennò facciamo la parte degli “shortbread”, deliziosi biscottini fragranti e untuosi che là mangio sempre. Sono pieni di burro, quindi tendono a sciogliersi.

 

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