Il cammino fino al Natale di Virtus e Fortitudo


Fortitudo con dubbi sul roster, Virtus con incubi di mediocrità: i primi mesi di lavoro nel basket bolognese

– di Alberto Bortolotti –

Quasi Amici. Non è solo il titolo di un bel film francese, ma riassume, a modo di vedere di chi scrive, le turbolenti vicende di Fortitudo e Virtus nei tre mesi intercorsi tra inizio del campionato e Natale.

Alessandro Amici in azione con la maglia della Fortitudo (ph.schicchi)

L’esterno pesarese – cominciamo da lui -, classe ’91, ha incrociato prima la strada bianconera, producendosi (non è la prima volta: era già successo in un Ferrara-Mantova, con il marchigiano a vestire i panni del giocatore estense e il pubblico virgiliano inferocito) in insulti a sfondo razziale verso Michael Umeh durante Mantova (ora allenata dal fortitudinissimo Davide Lamma) – Segafredo. Il 27 giugno arriva la squalifica da scontare con maglia Consultinvest (sponsor “pesarese” passato a Bologna, tanto per rafforzare l’effetto/domino). Vicenda da cui il ragazzo (nazionale azzurro ai Giochi del Mediterraneo circondato da una pattuglia di virtussini vecchi e nuovi: Stefano Gentile, Michele Vitali, Moraschini e Mazzola) non si rifarà, giacché il cammino in campionato è zoppicante fino all’esclusione per la sfida con Roseto (vinta, certo, ma con un senso di precarietà diffuso). Medie in calo rispetto all’esperienza lombarda della stagione scorsa: 8 punti a partita e 4 rimbalzi in 22 minuti di impiego. Pezzi dalla conferenza stampa di presentazione: “E’ un onore, e una fortuna perché c’è la fila di gente che vorrebbe giocare qua”. Che ti ha detto il coach? “Che per vincere il campionato gli serviva un avanzo di galera, in senso buono. E io penso di esserlo”.

Di quelle parole al miele classiche di ogni estate (il coach è sempre il migliore, i compagni fantastici, la piazza super, le referenze inarrivabili) resta solo una certezza: che c’è la fila per andare in Fortitudo. Vero, si guardi il caso Rosselli: complice la moglie incinta, ha subito indicato una preferenza netta. Però la fila è troppo lunga, ora, e starne al fondo poco piacevole. Così Amici si è “purgato” per non essere un avanzo di galera e ora, snaturato (sprazzi da play, mah…), guarda dalla tribuna. Peccato, perché il talento c’è sul serio.

Pillole di quando faceva caldo: Mc Camey lo ha raccomandato Messina (leggenda, ma vuoi metterti a discutere il Vate del 2000 ?), non servono lunghi forti, i giovani sono ingrati, i vecchi più gestibili (forse: ma molto, molto meno allenabili, che è poi il marchio di fabbrica di Boniciolli). Così la F vive il suo secondo posto (a 6 punti da Trieste, peraltro) come fosse l’ottavo. Tra le perle, una sconfitta a Treviso che è come quella del Bologna a San Siro contro il MIlan: incredibile, visto il cammino successivo della De Longhi.

Nuovo feeling tra Alessandro Ramagli e Luca Baraldi (ph. Schicchi)

Se Atene piange, Sparta non ride. Non è il titolo di un film scritto da Tsipras e Varoufakis sulla crisi ellenica, ma una citazione di un’opera teatrale di Vincenzo Monti. Nell’ordine, la Virtus ha perso il suo capitano, passato alla concorrenza cittadina, lo ha sostituito – bene – con Filippo Baldi Rossi, figliol prodigo, ma non ha mai azzeccato il timing, i soldi o tutti e due per prendere il famoso americano che manca. E se alla F, prima o poi, dovranno pensare di cambiare entrambi i colored, non è detto che alla V finiscano tutti quelli che hanno cominciato (Lafayette avrebbe già dovuto essere oggetto di attenzione: nel club, dice qualcuno, prevalgono ora i discorsi sulla “governance”. Già: cos’é ?).

Al brindisi con la stampa Baraldi e Ramagli, all’unisono (sono cambiati parecchio gli assi interni: segnalata una certa freddezza tra Bucci e il tecnico, inalterato il distacco nei fatti tra Baraldi e Trovato, buono il feeling tra il modenese e il coach livornese) hanno detto che ora si resta così come è. E poi, in fondo, è solo questione di obiettivi. Per arrivare ottavi, forse, basta così. Ma non è esattamente quello che avevi pensato in estate o quello per cui tanti sono corsi ad abbonarsi. Non credo siano neanche i discorsi fatti ai Gentile e Aradori. Un po’ come quando arrivò Destro a Casteldebole: “vieni, con te si va in Europa”.

Può essere. A fine contratto. Ci vuole della pazienza. E se “in medio stat virtus”, beh, la metà classifica è il target. Per tutti.

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