Caso Diawara: il precedente di Eto’o ed ora rischia il Genoa


La reazione del rossoblù Diawara poi espulso ricorda esempi storici di altri atleti bersagliati da insulti razzisti. Il rapporto dell’arbitro Di Bello potrebbe portare a conseguenze gravi per il Genoa

– di Marco Vigarani –

La disperazione di Amadou Diawara dopo l'espulsione di Genova (ph. YouTube)

La disperazione di Amadou Diawara dopo l’espulsione di Genova (ph. YouTube)

C’è un Bologna che vince nonostante la prestazione zoppicante salendo a quota 19 punti in una classifica mai così sorridente, ma il pensiero di tutti è ancora rivolto a quanto accaduto subito dopo il gol vincente di Rossettini quando il giovane Amadou Diawara è stato espulso. Il giovanissimo centrocampista, autore probabilmente della sua peggior prestazione stagionale a Marassi, si è visto mostrare il cartellino rosso dall’arbitro in seguito alla sua esultanza durante la quale avrebbe tenuto un atteggiamento provocatorio nei confronti dei tifosi avversari. “Ho semplicemente mimato la gestualità del gorilla – ha spiegato il ragazzo nel dopopartita – come reazione a degli ululati che avevo sentito provenire da alcuni spettatori“. Nelle parole dell’avversario Perin si trova poi una parziale conferma: “Ha platealmente indicato i genitali verso la Nord, è giovane e lo scuso per l’età ma è un brutto gesto che avrebbe potuto evitare“. Per analizzare la questione partiamo dal presupposto che purtroppo sembra chiaro che soltanto i presenti possano avere un’idea precisa dei fatti visto che le immagini televisive non sono state tempestive nell’immortalare questo ed altri episodi chiave della gara: grave colpa per chi fornisce un servizio lautamente pagato agli abbonati e nell’esercitare il proprio diritto si arroga la pretesa di spalmare la giornata di campionato in orari e giornate sempre più disparate.

Dani Alves nel 2014 rispose agli insulti razzisti mangiando la banana arrivata dagli spalti (ph. Sky)

Dani Alves nel 2014 rispose agli insulti razzisti mangiando la banana arrivata dagli spalti (ph. Sky)

Se da Genoa arrivano smentite riguardanti tali ululati razzisti all’indirizzo di Diawara, tali versi ignobili sono in realtà stati uditi e riportati da numerosi testimoni e, pur non giustificando la reazione del calciatore, forniscono ad essa una parziale attenuante. Tanti altri atleti più o meno noti negli ultimi due decenni hanno dovuto combattere questa forma di intolleranza razziale espressa in modi a volte anche plateali come nel caso del lancio di banane all’indirizzo del blaugrana Dani Alves che poi rispose mangiando il frutto. Il messinese Zoro ed il più noto Boateng scelsero invece di pretendere la sospensione delle rispettive gare: il primo fu convinto a desistere durante un incontro di Serie A mentre il milanista fu assecondato in occasione di un’amichevole precampionato. Il caso più simile a quello di Diawara però è quello di Samuel Eto’o che sia in Spagna che in Italia rispose mimando la gestualità di una scimmia ai fischi e agli insulti piovuti dagli spalti nei confronti del colore della sua pelle. A Cagliari addirittura l’attaccante mise in scena tale reazione dopo aver segnato un bel gol ma il suo gesto non solo non portò all’espulsione ma venne poi anche indicato dai media nazionali come una reazione elegante alle offese ricevute. Ecco il video dell’episodio risalente al 2010:

 

Il report dell'arbitro Di Bello potrebbe causare problemi al Genoa (ph. Resto del Carlino)

Il report dell’arbitro Di Bello potrebbe causare problemi al Genoa (ph. Resto del Carlino)

Va infine però ribadito il concetto che l’arbitro ha pieno potere decisionale e che tra le sue principali missioni sul campo c’è quella di invitare gli atleti ad evitare di scatenare reazioni eccessive sugli spalti. Un professionista esemplare come Nicola Rizzoli ha recentemente dichiarato nel corso di una lezione tenuta presso l’Università di Bologna di ammettere anche parole forti nelle proteste degli atleti qualora il dibattito rimanga all’interno di un dialogo senza sfociare in forme di comunicazione non verbale aggressive e provocatorie. Qualsiasi forma di protesta plateale viene pertanto redarguita e conseguentemente punita per cercare di mantenere la calma non solo sul terreno di gioco ma anche e soprattutto tra i tifosi. C’è quindi ora curiosità per sapere se nel rapporto conclusivo redatto dall’arbitro Di Bello siano contenute anche note relative agli ululati razzisti provenienti dal tifo genoano e se comunque il Giudice Sportivo intenda chiedere un supplemento al direttore di gara per far luce sugli avvenimenti. L’iscrizione agli atti di un comportamento razzista da parte del pubblico ligure comporterebbe la responsabilità oggettiva del Genoa che quindi potrebbe essere condannato a disputare una gara interna a porte chiuse, pena poi sottoposta a sospensione condizionale per un anno. Nelle prossime ore sapremo se Diawara sarà l’unico a pagare in questa squallida vicenda.

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