Cassano lascia, ma lo fa a modo suo


Nella giornata di ieri, Antonio Cassano, ha deciso di dire addio al calcio giocato. Tra annunci e dietrofront, si chiude la carriera del talento italiano più discusso degli ultimi vent’anni

-Calogero Destro-

Cassano ai tempi del Real Madrid (ph. sky)

Molti direbbero che la carriera di Antonio Cassano si è chiusa lunedì – salvo sorprese – in maniera ingloriosa, ma non è così. Il talento di “Bari Vecchia” lascia il calcio giocato come meglio gli si addice: la scorsa settimana un annuncio d’addio, poi il ritorno sui propri passi ed infine lo spettacolo odierno. Un gioco fatto di partenze a razzo, ritorni insperati e finali amari. E’ il percorso che ha contraddistinto, sin dai primi calci al pallone, il folletto pugliese. Il sipario si abbassa con una “Cassanata” dai tratti leggermente più edulcorati, ma comunque fortemente presenti, fino al tweet con cui, ieri pomeriggio, “Fantantonio” ha lasciato il Verona.

Tra gioie e rimpianti-  Da essere “Il pibe di Bari Vecchia” a  sentirsi appellato come “Gordito”, il passo è stato molto breve. Perché Cassano, che aveva incantato nella sua terra, a Roma sembrava diventato grande.  Sotto l’egida di Fabio Capello, segna 39 gol in 118 partite. Incanta l’Olimpico, tra un tacco al volo e qualche “vaffa” di troppo. Poi il passaggio a Madrid, fra polemiche e speranze. A 23 anni potrebbe mettere ai propri piedi il pubblico più esigente del pianeta. Ma i chili di troppo e una condotta poco esemplare lo frenano. Nemmeno l’arrivo di Don Fabio può trarlo in salvo dalla spirale di mediocrità nella quale è crollato. L’imitazione del tecnico friulano davanti a Cannavaro e Ronaldo è l’ultima goccia. Cassano torna in Italia per risorgere nella Genova blucerchiata: un idillio durato 4 anni, sfiorando una Coppa Italia e l’approdo ai gironi di Champions dopo una cavalcata straordinaria. Dopo la lite con Garrone, “Fantantonio” deve volare via, ancora. Un biennio a metà fra le due sponde di Milano. Lo scudetto col Milan, poi un intervento al cuore, il ritorno in campo ed infine l’Inter. Dal siparietto con Stramaccioni all’ennesima rottura, tutto in un battito di ciglia. Gli ultimi barlumi di classe, Cassano li fa vedere con la casacca del Parma, con cui sigla 17 reti in 53 gare. Ci sarebbe spazio per un finale romantico, ma il nuovo abbraccio ai tifosi della Samp dura solo pochi mesi. Poi un anno e mezzo di peregrinazioni, fino alla firma col Verona. Ma qui la storia torna al punto di partenza.

 Campione mancato- Ma si può definire quello di Cassano l’addio di un campione? Forse il termine è oggi troppo abusato, e quindi, in questo caso, ci potrebbe anche stare. Perché i colpi di “Fantantonio” sono stati quelli di un campione. La classe non si discute, ma i numeri dicono altro. 115 gol in 418 partite di campionato. 10 gol in 39 presenze con la nazionale maggiore. Gli assist, invece, è più difficile contarli: sono troppi. Certo, c’è chi ha fatto peggio, ma ciò non toglie che uno con i suoi mezzi tecnici avrebbe dovuto fare una carriera diversa, come spesso si sente ripetere, dai caffè del paesino fino ai piani più alti del mondo del pallone. O forse no. Forse, Antonio Cassano, ha fatto la carriera che ha meritato perché il genio va spesso a braccetto con la sregolatezza, e a questo ci si deve arrendere. Colpi di genio e colpi di testa. Tunnel di suola e risse da strada. Un talento venuto dal nulla, ma che lascia qualcosa, dov’è difficile incidere. Un bicchiere mezzo vuoto, ma che si sorseggia fino in fondo. E’ Antonio Cassano, un campione mancato, ma va bene così.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *