Cassano e l’ultima volta. Che non arriva mai


Riflessioni a caldo sull’addio al calcio di Antonio Cassano che ha lasciato il Verona dopo poche settimane di ritiro

– di Leonardo Vicari –

Sono stato uno di quelli che l’avrebbe preso, al Bologna. Un mese fa, sì, come ha fatto l’Hellas.

Antonio Cassano ha lasciato ieri il Verona tornando sui propri passi (ph. Zimbio)

Non ho scritto “voluto”, attenzione: preso. Cassano avrebbe ancora fatto parzialmente comodo, a chi non ha un nome spendibile a livello poco più che locale in rosa. Un cricco, che destasse l’ambiente. Magari pure alle casse, agli sponsor, all’ufficio comunicazione. Uno che distrae, che accalappia, pur senza più ipnotizzare. È una carta spendibile, per una società di medio/piccolo cabotaggio: la matta, il tre di briscola. O, come a Verona, la luna nera. Cassano agghinda, ricama un piatto nutriente ma poco saporito, e probabilmente avrebbe fatto staccare due tessere in più anzichè una in meno: non si sta a casa dallo stadio per avversione verso un giocatore, divisivo finchè si vuole. Non qui, almeno. Piuttosto si và, e si gode poco, scuotendo il capo e cercando un auditorio ad ogni “io l’avevo detto che..”.

Ma Cassano in fondo è servito a tutti. Dopo più di un anno di stop, otteneva ancora pagina 2 e 3 del quotidiano italiano più riconosciuto al mondo. Boutade, invettive, accuse, strali. Robe perlopiù fuori fase, fuoriluogo, poco serie e fortunatamente poco gravi. Gli è stato fatto credere di essere invincibile: più forte degli avversari, del tempo, di se stesso. Probabilmente lo crede ancora oggi, quando appare evidente che la sua spocchiosa guasconeria è diventata puro avanspettacolo.

Il suo biografo (chi non sente il bisogno di un biografo a 28 anni, d’altronde..) ha continuato a dargli spazio in televisione, come lo si fà con i maestri. Risate, showtime, strilli, cafonate. Titoli.

Cassano ai tempi del Real Madrid (ph. sky)

Per un ex giocatore, che riteneva a 35 anni e senza muovere un muscolo da mesi di poter ancora fare la differenza. Ribadendo che dopo Messi c’era stato lui.

La stampa tutta gli ha continuato a puntare l’occhio di bue, gongolando nel renderlo sempre più sovraesposto. E vulnerabile, quando invece bastava un minimo di umana lucidità.

È stato ed è semplicemente malinconico, l’ultimo Cassano. Il Michael Keaton di Birdman, il Mickey Rourke in The Wrestler, traslati alla prova della realtà. Forse troverà ancora una sponda che ne brami la residua luce riflessa che si porta appresso, con annesso codazzo di infantile simpatia, chili, onde umorali, goffo bullismo (donne, omosessuali, crisantemi… quante patetiche parole buttate).

Antonio temo abbia già detto tutto quello che aveva da dire quando non ne valeva la pena.

Per lui, soprattutto.

E con lo sciagurato addio al Verona con implicita accusa agli altri, come spesso gli capita, sembra di nuovo che l’ultima volta non arrivi mai.

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