Colomba: “Quanti consigli da Bulgarelli, sognavo di diventare come lui”


Franco Colomba, ex calciatore ed allenatore del Bologna, si è raccontato al “Pallone Gonfiato Monday Night” dove ha ripercorso la sua storia calcistica e non solo, fra storie e aneddoti

– di Massimo Righi –

Nel corso del Pallone Gonfiato Monday Night, andato in onda ieri sera dalle ore 21 su Telecentro per la serie “In campo col Campione”, Franco Colomba è stato ospite di Alberto Bortolotti, che grazie all’idea ed ai filmati di Marco Dall’Olio, ideatore e promotore della puntata, ha ripercorso la sua carriera. Franco Colomba è stato anche allenatore del Bologna dall’ottobre 2009 fino al 29 agosto 2010. Grossetano di nascita ma bolognese a tutti gli effetti, ha rivissuto gli anni da calciatore con grande trasporto emotivo: pacato e cordiale come sempre, ha ricordato i suoi esordi, l’anno straordinario vissuto con Radice e gli anni avellinesi, finendo con un briciola d’amarezza per la brusca chiusura del rapporto con il Bologna sotto la discussa presidenza di Porcedda. Ma da questo nuovo, straordinario percorso rimembrato con Colomba, si è respirata l’aria della sua epoca calcistica, composta di figure inimitabili e di sentimenti di un calcio ormai passato, con quel trasporto emotivo tangibile con cui Franco Colomba ha parlato dei colori rossoblù, sempre amati sin dai tempi di Bulgarelli quando gli diceva “tieni duro Franco, fra poco tocca a te: io fra un po’ smetto”.

Franco Colomba nel Bologna 1979-80 (ph gianfrancoronchi.net)

Franco Colomba nel Bologna 1979-80 (ph gianfrancoronchi.net)

GLI ESORDI – Franco Colomba nasce a Grosseto, per ragioni di lavoro del padre carabiniere, nel febbraio del 1955. Il nuovo trasferimento del padre lo riporta a Bologna nei primi anni di fanciullezza. La sua storia d’amore con il Bologna, iniziò quando i rossoblù vinsero lo scudetto e Colomba aveva appena 9 anni. Ammaliato da quello squadrone fenomenale, il giovane Franco sognava di diventare un giorno un giocatore di quel Bologna: “Mio padre mi iscrisse ad un camp del Bologna per 2.500 lire e mi ritrovai a giocare in mezzo a 300 altri cinni della mia età. C’erano campioni come Biavati e Sansone che lavoravano nel settore giovanile, era qualcosa di straordinario. Con me c’erano anche Balboni, Bacci e Tremaglia”. Colomba crebbe nel settore giovanile del Bologna assieme ad altri promettenti giocatori fra cui Eraldo Pecci, assieme al quale esordì a Torino contro la Juventus nella stagione 1973/74: “Venivo dalla Primavera, una squadra fatta di giocatori bravi come Mei, Canestrati, Grop, Maldera, con i quali figurammo bene sia in campionato, sia al Torneo di Viareggio, togliendoci delle soddisfazioni. C’era anche Eraldo, con lui esordii contro la Juventus anche per i tanti infortuni dei titolari, poi ci siamo divisi per le rispettive carriere ma ci vediamo sempre ogni venerdì”. Alla prima stagione da professionista, Colomba giocò 9 partite, segnando 2 reti, poi andò a farsi le ossa in prestito prima al Modena e poi alla Sambenedettese: “Ero una mezzala, intesa in modo diverso da come la intendiamo oggi. Mi dicevano che ero tecnico ma io correvo molto, giocando per lo più in squadre di provincia bisognava ripiegare spesso e alle volte arrivavo all’80 che ero cotto. Bisognava darsi da fare anche perché la zona di campo da coprire era vasta e questo lavoro mi precludeva la lucidità in zona gol, tanto che non tiravo spesso. Il mio compito era più di rifinitura, quindi mandavo spesso altri al tiro. Ricordo che una volta in un Bologna-Fiorentina io e Contratto duellammo per quattro volte consecutive in cost-to-cost senza sosta, tanto che Radice a fine partita mi fece i complimenti davanti agli altri e mi prese da esempio per la spirito che misi in campo”.

Bologna 1980-1981 (ph lucabottura.net)

Bologna 1980-1981 (ph lucabottura.net)

BULGARELLI e ANNI D’ORO – Per un giovane in rampa di lancio com’era Colomba nel 1974, c’era un grande campione ormai prossimo alla fine della sua gloriosa carriera, Giacomo Bulgarelli: Ho sempre sperato di giocare ed essere capitano del Bologna come Bulgarelli – dice Colomba – sognavo di ripercorrere la sua carriera. Con lui ebbi molti confronti perché abitavamo vicini e spesso era lui a portarmi a casa con la sua BMW, mentre mi dava consigli preziosi e mi spronava a dare il meglio di me. Era prezioso sentirlo parlare e per me era un punto di riferimento, oltre ad essere uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio. Purtroppo però era un periodo in cui le cose cambiarono molto nel Bologna. Dall’Ara ogni anno aggiungeva qualcosa in più, dopo di lui però ogni anno si perdevano dei pezzi e si vendevano tutti. Rimasi solo io praticamente, un po’ poco per essere competitivi. L’unico anno in cui vennero fatte delle aggiunte, fu quello in cui facemmo cose buone: arrivarono Pileggi, Eneas, Garritano, Dossena, Vullo e sfiorammo la qualificazione ai posti per l’Europa. Ma durò tutto molto poco perché l’anno dopo furono mandati via tutti”. Colomba si è formato in un settore giovanile ricco di campioni di spessore, quei Biavati e Sansone che fecero grande il Bologna salirono alla ribalta delle cronache sportive dell’epoca, mentre al giorno d’oggi non ci sono più figure di spessore come un tempo a lavorare coi giovani: “Una volta era usanza proporre e inserire ex giocatori ad insegnare ai più piccoli. Non erano solo un esempio per imparare a giocare ma erano anche figure di riferimento, degli idoli. Mi auguro davvero che si riprenda a ragionare in questi termini perché le cose sono cambiate troppo: si guarda al risparmio nell’immediato per far quadrare i conti, ma in realtà si investe poco subito per poi spendere andando a prendere giocatori già fatti e finiti altrove. Io crebbi con ragazzi come Chiodi, Fiorini e Roversi e tutti avevamo il sogno di sfondare, ma almeno noi ci formavamo e siamo riusciti a far carriera. Io e Dossena andammo anche in Nazionale, lui addirittura andò in Spagna nell’82”. Nel personalissimo podio dei migliori allenatori avuti da Colomba, ci sono Vinicio al 3° posto: “Era coerente, sapeva trasmettere i concetti e dava consigli utili che ancora mi servono”, al 2° posto il Petisso Pesaola: “Non mi faceva mai giocare ma aveva ragione, ma fu lui a lanciarmi”, mentre al 1° posto c’è Gigi Radice: “Il migliore per me, a lui lego ricordi bellissimi di quella stagione in cui facemmo un campionato grandioso nel 1980/81”. Ha poi concluso Colomba: “Molti dicono che l’allenatore conta il giusto. In realtà è importante perché ti aiuta a tener duro, ti richiama nei momenti di disattenzione e ti sprona a migliorare”. Nel Bologna, Colomba ha giocato 198 gare ufficiali, segnando 8 gol.

Gigi Radice, un mentore per Colomba (ph anni70.net)

Gigi Radice, un mentore per Colomba (ph anni70.net)

GIGI RADICE – Non appena può, Colomba richiama alla mente proprio quell’annata 1980/81, quando il Bologna conseguì il 7° posto in serie A nonostante i 5 punti di penalizzazione dovuti allo scandalo del Calcioscommesse dell’anno precedente, che per lui un caro ricordo legato alla squadra ma anche e soprattutto a Luigi Radice: “Capii subito che sarebbe stata una grande annata da un episodio. Rientrammo dal ritiro di Asiago il 2 agosto, il giorno della strage alla stazione. Il giorno dopo andammo al funerale in Piazza, con Radice in testa a guidarci verso la Chiesa da vero condottiero quale era, anche fuori dal campo. Fu una grande emozione in mezzo ad una folla oceanica, ma al ritorno sul pullman in Piazza Malpighi ci accorgiamo che cinque di noi non erano venuti. Radice gli ha urlato di tutto dicendo ‘Dove vogliamo andare se siamo degli uomini così?’ Bene, penso che quei cinque si sarebbero voluti suicidare. Questo significò molto nel compattare il gruppo, fu un episodio che influì molto sulla nostra stagione perché tutti cambiarono atteggiamento”. Ma non fu l’unico episodio degno di nota in quell’annata speciale: “Stavamo allenandoci a Casteldebole quando ad un tratto arrivarono dei ragazzi in motorino fin sulla collinetta di fianco al campo ed iniziarono a chiamare Eneas ‘negro di m…’ e altre cose spiacevoli. Allora Radice perse la pazienza e partì assieme a noi per inseguirli; scavalcammo la rete e loro se la diedero a gambe, mentre nel frattempo il custode chiuse i cancelli. Gliene demmo tante. Era un tutti per uno e uno per tutti, anche questo episodio significò molto per noi e ci aiutò a fare grandiosa quella stagione”.

Franco Colomba all'Avellino (ph avellino-calcio.it)

Franco Colomba all’Avellino (ph avellino-calcio.it)

AVELLINO E MODENA – Dopo l’addio da calciatore al Bologna, la carriera di Colomba prosegue ad Avellino dove rimane dal 1983 al 1988, per poi concludersi a Modena nel biennio 1988-90. “Ad Avellino – ricorda Colomba – segnai all’esordio il gol del 4-0 al Milan e prima feci due assist a Bergossi. Arrivai in Irpinia subito dopo il terremoto e c’era grande voglia di rinascere. La squadra incarnò questa voglia e disputò un campionato straordinario. C’erano ragazzi come Ramon Diaz, Tagliaferri, Barbadillo, Osti, lo stesso Vullo, tutti giocatori validi. Io avevo grande voglia di riscatto dopo la retrocessione con il Bologna ed arrivai molto motivato; iniziai a segnare, cosa che a Bologna non accadeva spesso, anche perché là tiravo i rigori”. Dopodiché le ultime due stagioni della sua carriera da giocatore, Colomba le passò nel Modena: “Mi diedero una maglia da titolare e chiusi lì la carriera, poi iniziai proprio a Modena ad allenare”. E il presidente del Modena Caliendo lo ha cercato dopo l’esonero recente di Novellino: “Non c’era però accordo su alcune cose, fra cui il modo di lavorare. Necessitavo di uno staff, non volevo 9 persone come ha Montella, né una sola come aveva Bernardini. Avevo chiesto di essere messo in condizione di lavorare in certo modo. Fra lo staff sul campo e chi ti dà una mano fra dvd e tattica, serve personale”.

LILLO FOTI – Fra i presidenti più stimati da Colomba non poteva mancare Pasquale ‘Lillo’ Foti, suo presidente ai tempi della Reggina: “Era un vero presidente, non delegava, proprio come deve comportarsi un presidente, o almeno, io la penso così. Chi fa il presidente da lontano, deve sceglierseli bene i delegati. Foti non metteva mai becco negli aspetti tecnici, se c’era un problema se ne parlava ma si risolveva assieme, dandosi fiducia nei momenti difficili. Persi 8 partite ma mi tenne, finimmo in B, mi confermò e l’anno dopo risalimmo in A. Se c’è stima si può lavorare assieme. A Parma mi cacciarono e a Bologna dissero che non sapevo lavorare coi giovani, ma io a Reggio Calabria avevo messo insieme una squadra di ragazzi dai 19 ai 24 anni con Pirlo, Baronio, Morabito, Vicari, Cirillo, Kallon, Cozza, Possanzini,Mesto…e Pirlo era già un professionista esemplare che dovevo mandare via dal campo perché non se ne andava a fine allenamento”.

Colomba festeggia un gol sulla panchina del Bologna (ph radiointernationalbologna.it)

Colomba festeggia un gol sulla panchina del Bologna (ph radiointernationalbologna.it)

IL BOLOGNA DI OGGI E…LOPEZ – Ma Colomba è stato recentemente contattato anche dal Bologna? “Assolutamente no, non ci sono stati contatti. Mi farebbe piacere è chiaro e penso non conti il momento in cui si viene chiamati. A Parma arrivai a 7 giornate dalla fine e facemmo 14 punti, per cui…” Eppure l’ex presidente rossoblù Pavignani, recentemente scomparso, fece ripetutamente il suo nome per la panchina del Bologna per il dopo Pioli: “Non ci ho mai lavorato assieme ma l’ho conosciuto ed è stata una perdita notevole per la città e per il Bologna. Lui teneva molto al Bologna e il fatto che mi volesse di nuovo ad allenarlo mi ha fatto molto piacere. Spesso ai funerali si lodano i defunti senza ragione, per circostanza, ma con lui ce n’erano tutte le ragioni”. Sull’attualità delle vicende rossoblù, Colomba spiega: “La squadra è seconda nonostante i tanti pareggi in casa. Il pareggio esterno di sabato ha un po’ rovinato le cose perché intanto che arrivavano le vittorie esterne c’era tranquillità. C’è bisogno di un cambio di passo mentale, senza oppressioni: serve lavorarci sopra perché i valori non mancano di certo. Dietro secondo me bisogna guardarsi bene da questo Vicenza che gioca bene, è brillante e si propone, dimostrando di avere le carte in regola per lottare per il vertice. Se il Bologna torna a vincere in casa, bastano un paio di vittorie con la fiducia ritrovata per ripartire”. Al timone del Bologna, c’è quel Diego Lopez che Colomba ha allenato a Cagliari: “Quando feci da tappabuchi per qualche mese da Cellino, lui lavorava così, non ebbi Lopez per qualche partita e perdevamo, poi con il suo rientro vincemmo a Catania e facemmo punti importanti. Era forte di testa, elegante palla al piede, duro quando serviva e con un bel tempismo: un ottimo difensore insomma, non mi meraviglio che ora alleni. Mi auguro che faccia bene per lui e di conseguenza per il Bologna che finalmente ora è in mani sicure. Fa allenamenti a porte chiuse? Ogni tanto anch’io, soprattutto se dovevo provare i calci piazzati, per evitare gli spioni. Ricordo quando Mazzarri mandò Nitti ad osservarci, ma i miei calciatori se ne accorsero, me lo dissero, e iniziarono ad apostrofarlo!”.

La passione e il trasporto con cui Franco Colomba ha parlato delle sue esperienze, sono qualcosa di speciale. Sono racconti di un uomo che ha lasciato il cuore nelle piazze nelle quali ha vissuto, per amore del calcio e del proprio lavoro, mostrando professionalità e serietà, caratteristiche emerse anche dal modo in cui si è posto nel salotto del Pallone Gonfiato dove ha chiosato ricordando anche Salerno: “C’erano 24mila abbonati quando allenavo là, numeri straordinari. Il sud ti può dare tanto in affetto, l’ho visto anche a Reggio Calabria e ad Avellino come giocatore”. Ma il calcio non è stato solo bei ricordi: “I soldi sono stati un bene per il calcio ma anche un male perché hanno permesso a tanti individui che avevano poco a che fare con questo sport di entrare nel business e intascare molti denari facili, garantiti dalle tv. Porcedda? L’avrò visto tre volte, ma non quando mi mandò via. Posso dire di essere stato profeta in patria per otto mesi…”

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