Con la Lazio sono cinque i cambi di tecnico in Serie A. Finora, Catania a parte, tutti fruttiferi.
il pensiero di Giacomo Bianchi


Benchè sia una moda un po’ in calo, se una squadra non gira, bisogna cambiare, e il primo che deve pagare è l’allenatore. C’è poco da fare.

È la soluzione più immediata (visto che è impensabile cambiare buona parte di una rosa costruita in estate), è la soluzione più economica (un allenatore in più costa meno che tre o quattro giocatori ed è più facile da trovare) e può anche essere una soluzione utile per dare la “scossa” all’ambiente di lavoro.

Questa moda era diffusissima, e non si deve pensare solo agli specialisti del settore: Zamparini e l’insofferente Preziosi sono solo gli esempi più alti di un fenomeno che, bene o male, ha colpito quasi tutte le società di serie A. In tempi e stagioni diverse, sia chiaro. Ma sono ben pochi gli esempi di allenatori che sono stati alla guida della stessa squadra per più di 3 o 4 anni di fila.

Un metodo, questo, che negli ultimi anni sembrava all’ordine del giorno ma che, quest’anno, sembra abbia invertito la sua tendenza. In 17 giornate di campionato sono state “solo” 5 le squadre che hanno dato il benservito al loro coach e l’ultima, la Lazio, lo ha fatto solo negli ultimi giorni.

A cambiare guida sono state, prima dei biancocelesti, Catania, Genoa, Sampdoria e Chievo. Tutte le altre, che vadano bene o male, non si sono adoperate in questo senso.

C’è anche da dire che, tutto sommato, il campionato sta andando come ci si poteva aspettare. Le grandi stanno rispettando le promesse di inizio stagione e non hanno motivo di pensare ad un avvicendamento in panchina, e le “piccole” sanno che dovranno lottare fino all’ultimo, quale che sia il loro allenatore. L’unica eccezione arriva da Milanello dove, però, Allegri sa benissimo che a fine stagione lascerà i rossoneri e, finché continuerà la sua cavalcata in Champions League, è sicuro della sua posizione.

C’è anche da aggiungere che qualche presidente (con i fondi ridotti al minimo) ha la coscienza sporca per non avere costruito una squadra all’altezza del campionato che doveva fare e/o non ha abbastanza liquidi per cacciare il suo allenatore e rimpiazzarlo; si troverebbe quindi sul groppone due stipendi e una spesa non sostenibile.

Ma cambiare può essere utile? Le statistiche di questo campionato parlano chiaro. La risposta è SI.

Vediamo nel dettaglio cosa è successo. A Genova, Gasperini ha ritrovato il suo ambiente ideale, è stato accolto a braccia aperte, ha un Gilardino in grande spolvero e in 11 partite ha ottenuto 14 punti, frutto di 4 vittorie e 4 pareggi. Liverani, nelle 6 partite prima di lui, aveva vinto solo una volta e pareggiato un’altra. Il suo esonero era stato inevitabile.

Chievo e Sampdoria hanno sostituito il coach esattamente alla stessa giornata, la numero 12. Sannino, alla guida dei gialloblù aveva fatto 6 punti nel doppio delle gare. L’arrivo di Corini è stato rigenerante: 3 vittorie di fila, e poi 2 sconfitte, ma comunque una situazione di classifica che è stata risollevata. Lo stesso vale per Mihajlovic: presi i blucerchiati a 9 punti, nelle 5 gare successive non ha ancora perso, vincendo due volte e pareggiando le altre 3.

L’unica eccezione deriva dal malcapitato Catania. Una squadra che si è indebolita tanto negli anni, e al posto di Maran, ha scelto un allenatore come De Canio, in teoria abituato a queste situazioni. Ma anche lui sta andando male e i soli 5 punti in 9 partite sono lo specchio di una situazione per niente rosea.

È anche vero che il cambio della guida tecnica non necessariamente può essere valutato solo dai numeri. Ma, fino ad ora, sembra chiaro che i risultati ottenuti dagli allenatori subentrati siano decisamente migliori rispetto a quello che stava succedendo in precedenza.

E poi c’è anche chi, invece, preferisce non cambiare e continua a fidarsi del suo coach. E gli esempi di Bologna, Sassuolo e Livorno sono lampanti. Pioli, Di Francesco e Nicola sono sempre lì, sull’orlo del burrone. Sono consci che potrà succedere da un momento all’altro che qualcuno li possa spingere giù e possa privarsi di loro. Per adesso il più sicuro dei tre sembra l’allenatore rossoblù, forte anche di un contratto pesante e oneroso che un presidente come Guaraldi non può pensare di abbandonare. E la vittoria contro il Genoa prima della sosta natalizia ha rimesso in piedi una situazione che sembrava potesse cambiare da un momento all’altro.

Farà bene Guaraldi a continuare a fidarsi di Pioli? I numeri e le statistiche dicono che, chi cambia, migliora. Ma ogni vicenda è isolata e fa storia a sé. Solo il tempo sarà testimone e dirà la verità su quelle che saranno le decisioni che verranno prese da qui alla fine della stagione.

Giacomo Bianchi

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *