Con Valli la Virtus rinasce dai trionfi del passato


La Virtus che ha riconquistato il cuore dei tifosi ha nel tecnico Giorgio Valli il trait d’union con i successi dell’epoca di Messina

– di Marco Vigarani –

Giorgio Valli durante un timeout (ph. Virtus)

Giorgio Valli durante un timeout (ph. Virtus)

Nei pomeriggi primaverili di fine millennio i libri di scuola al pomeriggio spesso venivano chiusi in anticipo. Il rischio più concreto per un adolescente nato sotto le Due Torri era infatti quello di dover fare il giro di mezza città per trovare non un canestro libero, ma anche soltanto un gruppo di coetanei che non avesse già almeno dieci giocatori pronti a dare l’anima dietro ad una palla a spicchi. Tralasciando la remota possibilità di mettere piede sul campo dei Giardini Margherita, si percorrevano così a piedi o in bicicletta tutte le parrocchie della zona a caccia del proprio piccolo posto al sole. Bologna aveva ormai rinunciato al suo nome per una connotazione decisamente più affascinante: Basket City. Gli eroi di questa realtà parallela, capace di calamitare ogni domenica le attenzioni di migliaia di cittadini, si chiamavano Sasha Danilovic e Carlton Myers ma le loro stelle brillavano soprattutto grazie al lavoro di tanti altri protagonisti.

Foto di famiglia anni 90 con Cazzola, Messina, Consolini e Valli (ph. Virtus)

Foto di famiglia anni 90 con Cazzola, Messina, Consolini e Valli (ph. Virtus)

La Virtus nel 1998 non solo si aggiudicò il suo quattordicesimo scudetto ma soprattutto il 23 aprile coronò un’impresa storica per lo sport italiano laureandosi campione d’Europa a dieci anni di distanza dalla vittoria di Milano. Le ramblas di Barcellona si trasformarono in un fiume di passione bianconera grazie alla leadership di Danilovic, alla freddezza di Savic, alla passione di Sconochini, all’intelligenza di Rigaudeau, ma anche grazie alla lucidità di Ettore Messina e del suo staff. Tra le menti di quella stagione trionfale c’era anche un 36enne Giorgio Valli già allora con una lunga militanza nel settore giovanile bianconero e che da circa quattordici mesi è tornato a casa in via dell’Arcoveggio dopo un lungo percorso. Ricevuta la guida del club condotto in passato dall’amico e mentore Messina, il tecnico nativo di Modena ha portato tutta la sua esperienza ed il suo entusiasmo nel progetto di rilancio della Virtus del presidente Villalta.

Allan Ray in azione contro Cremona (ph Virtus)

Allan Ray è uno dei pretoriani di coach Valli (ph Virtus)

Una salvezza complicata ma meritata è stata solo la base su cui gettare nuove fondamenta insieme ai fedelissimi Allan Ray e Valerio Mazzola sul campo ed Alessandro Crovetti dietro la scrivania. Pochi soldi da usare al meglio e tanto lavoro da fare in palestra sui muscoli e sulla testa di ragazzi che in pochi mesi sono diventati una vera squadra capace di vincere 9 partite sulle 11 disputate all’Unipol Arena davanti ad un pubblico sempre più numeroso ed entusiasta. La crescita delle ambizioni bianconere non poteva ripartire da basi più solide e la conferma per altri due anni di Valli e del staff, unita a quella del capitano Ray, sono il segnale di una progettualità seria che per lunghi anni è mancata portando anche ad una dispersione del tifo. In una stagione di transizione aggravata dalla penalizzazione per colpe passate ora però c’è anche la possibilità di rendere speciale l’avventura con l’accesso ai playoff: un obiettivo mai confermato apertamente ma che inizia a stuzzicare la fantasia del popolo bianconero.

La grinta di Giorgio Valli davanti al pubblico dell'Unipol Arena (ph. Virtus)

La grinta di Giorgio Valli davanti al pubblico dell’Unipol Arena (ph. Virtus)

Con la saggezza imparata lavorando a stretto contatto con i migliori (nell’elenco anche Dan Peterson), Giorgio Valli non vuol creare aspettative e continua a chiedere ai suoi ragazzi di lavorare a testa bassa senza fare conti o voli pindarici. Le illusioni possono portare a bruschi risvegli e pensare di fare il passo più lungo della gamba può rovinare il lavoro svolto nel corso di un’intera annata su un gruppo giovane che, se confermato nei suoi elementi cardine, dalla prossima stagione potrà sicuramente alzare l’asticella. L’obiettivo allora per la Virtus non può che restare quello più immediato: nello specifico la prossima partita contro Reggio Emilia, animata da ragazzi che nel 1998 muovevano letteralmente i primi passi come Mussini, Fontecchio, Imbrò e Della Valle ma che sicuramente hanno vissuto la loro passione per il basket con la stessa rovente intensità di quelli che andavano a caccia di un canestro libero a fine millennio. All’andata fu una prima grande festa per il pubblico virtussino ma la strada per ripetersi è tutta in salita. Nessuno però sembra aver paura di salire sui pedali.

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