Conte in azzurro grazie a Puma, primo colpo e primi problemi per Tavecchio


Conte nuovo c.t. dell’Italia, contratto biennale da 4,5 milioni. Prima mossa di Tavecchio, ma senza l’aiuto di Puma non si sarebbe fatto nulla

di Alberto Bortolotti

Al momento, si può dire che Tavecchio non ne azzecchi una. Se la nomina di Conte a cittì, in tempi serratissimi, dimostra che, volendo, bastano pochi colloqui sui punti discriminanti per trovare un accordo, poi l’enfatizzazione dell’intervento dello sponsor tecnico Puma è stata (dal punto di vista della comunicazione) un disastro.

Come è un disastro Tavecchio, del resto, su quel versante. Un incapace, piccoso, capace di neutralizzare quel che di buono riesce a combinare con delle uscite da “umarell” che lo rendono sempre più clamorosamente inadatto al ruolo.

Antonio Conte, nuovo c.t. azzurro

Antonio Conte, nuovo c.t. azzurro

La premessa è ottima, “prendiamo il migliore senza appesantire il bilancio federale”. Ok, salvo il fatto, ribadisco, che tutto il valzer di dimissioni post-Uruguay sembra a questo punto una pantomima già scritta, un pezzo di teatro con la complicità anche degli oppositori, quei club che non lo hanno votato, Juve in primis. Poi si può discutere se Conte è effettivamente il migliore, soprattutto se è adatto al posto che va a occupare. Per me no, nel senso che lo spessore internazionale è modesto, la boria immensa, la capacità di coinvolgere “il mondo”, a oggi, zero, e di soprammercato quella storiella sul calcioscommesse nella quale la sensazione (forse qualcosa di più…) è che al mister leccese sia stata risparmiata una sorte ben peggiore perché alle metaforiche righe delle celle della “galera” sportiva aveva saputo opporre le sue potenti righe bianconere.

Bene, rimuoviamo pure tutto ciò. E rimuoviamo il fatto che lui abbia preteso uno stipendio da Champions, a compensare la rinuncia alla possibilità di una chiamata internazionale (lo United o il Real no sicuro, diciamo un Borussia o un Porto può anche valerli: smettendo con il pesante accento salentino, però, un po’ di inglese non guasterebbe) in corso d’opera. Gli conviene? Credo di no, ma sono scelte sue.

Ma comunicare che ci si è messi nelle mani della Puma è la solita storia: fare di una buona operazione contabile una pessima divulgazione. Il che autorizza tanti a sospettare che sia la multinazionale a fare la formazione, osservazione a cui Tavecchio – alla disperata ricerca di puntelli a una presidenza odiata da tutto il mondo non calcistico – risponde piccato, e così via, in una quadriglia senza fine. Come ci si doveva muovere? Aspettare a coinvolgere il nome di Puma pubblicamente in un secondo momento, quando verrà inevitabilmente presentata la campagna con Conte testimonial. Adesso bastava dire che i soldi ci sono, senza dettagliare.

Il contratto è corto, due anni, come si avesse la sensazione che non è detto che ci si piaccia. Prepariamoci a liti inevitabili sugli “stage” e al fatto che lui e la Juventus, sul tema, entreranno in polemica furibonda: i club importanti non li vogliono. E non siate così sicuri che giochi con il 3-5-2, quest’anno con i bianconeri avrebbe cambiato.

Dipende, in fondo, dai giocatori, e qualche outsider salterà fuori, chi avrebbe scommesso su Llorente titolare e goleador?

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