Contro la corrente. Milan senza ostacoli, ribalzo Inter


Genoa steso ai titoli di coda: il Milan è al sesto posto. L’Inter si conferma squadra da big match e frena il Napoli a San Siro

– di Enzo Cartaregia –

A domanda, rispondono. E superando di slancio un’altra, più difficile strettoia, Inter e Milan tornano al centro della scena. Almeno per un week-end.
Le distanze, intanto, si assottigliano, a derby rinviato nel momento a tinte opposte per le meneghine. Ma di meglio non avrebbero potuto chiedere i nerazzurri, che contengono il Napoli e congelano la crisi. Né più potevano desiderare i rossoneri, che cavalcano l’onda anche ai danni del Genoa e proseguono l’avanzata.

Rientra Icardi, a centrocampo il rischio Brozovic. L’Inter blocca il Napoli e resta in piedi (ph. Stileinter.it)

SCOPPIA LA QUIETE. ORGOGLIO INTER – L’arrocco lungo scatta al momento opportuno. La formazione di Luciano Spalletti batte ancora una volta in difesa e si sottrae all’imbarazzo nella notte di San Siro, senza che nulla possa accadere.
Chiamate a raccolta le forze, l’Inter spezza infatti l’ottavo big match su otto. Perché non hanno mai perso, i nerazzurri, nelle sfide contro le prime cinque. Lo 0-0 imposto al Napoli diventa dunque un affare esclusivo degli azzurri, che subiscono lo smacco della Juventus tornata capolista, con un punto di vantaggio.
Tra le fila interiste, il pari, serve giusto a riportare la quiete dopo la tempesta.

Per il risultato più asciutto serviva però uno schema parecchio complesso. Spalletti è quindi costretto a reinventare completamente l’undici titolare, con Brozovic rischiato a centrocampo, in posizione inedita e gli sguardi critici ancora puntati addosso. Ed in mezzo, l’Inter, soffre per davvero, aiutata da un Napoli che dissipa il suo 65% di possesso palla senza alcun acuto.
Il resto lo fa il rientro di Miranda e di capitan Icardi, che danno fiato ad una truppa meneghina subito schierata per sfruttare l’effetto rimbalzo. Spalletti, infondo, non aveva negato di voler tentare un azzardo per la vittoria, prova ne siano quei cinque pari consecutivi che hanno allungato l’agonia dei suoi.
Ma l’unico (freddo) colpo di scena è nel palleggio che, tra le punte azzurre, fa presto ad incepparsi. Handanovic non viene praticamente mai impensierito nel corso dei 90’.

E’ paradossalmente Candreva, a fine primo tempo, ad accarezzare il colpo grosso, con un diagonale di poco largo. Per parte campana gli undici tiri, di cui appena due in porta, sono un’aggravante sul mezzo passo falso.
A San Siro la formazione di Sarri perde soprattutto la continuità, con sintomi da non sottovalutare. Specie se dopo dieci vittorie consecutive. L’Inter riparte dalla terza miglior difesa e si lascia aiutare dal calendario, seppur su un quinto posto più fragile. La Lazio, infatti, pareggia e resta ad un punto. La Roma è a +4, il Milan alle spalle con la stessa distanza.
Ma per lo sprint europeo serve tutto un finale di campionato. Intanto l’undici nerazzurro ritrova giusto l’unica certezza rimasta, per riaccendere i motori. Quella di essere forte tra le forti, anche nei tempi peggiori.

Andrè Silva la sblocca al 94′. E’ il primo gol in A, che spinge il Milan al sesto posto (ph.zimbio)

MOTO PERPETUO. TENACIA MILAN – Finché ne ha, di strada davanti a sé, la formazione di Rino Gattuso non smette di prendere velocità. E basta un semplice sussulto, quello di André Silva, quando sembrava essersi fermato l’ago della bilancia su cui pesa il destino rossonero. Nell’acuto del punteggio, nella foga dell’ascesa del diavolo, finisce travolto anche il Genoa, sceso a +6 sulla zona B.
Ma intanto, nella storia di Silva, si riflette quella del Milan, partito da dietro ed esploso a gran rumore, come quello provocato dal primo gol del portoghese. Il film della partita parla d’altra parte di un visibile dominio milanista. Non conta quindi il passo falso di Europa League. Né, tantomento, il mini-trend della formazione di Ballardini, che aveva sbiadito il tabù Marassi con tre successi nelle ultime tre gare interne (gli unici).

Perché la scalata rossonera è, ancora, senza appello. Lo spazio per la retromarcia, il quarto match vinto di fila, lo concede giusto su un gol per parte. Prima dell’intervallo, la VAR inchioda infatti Bonaventura, che insacca da posizione di off-side. Nella ripresa, è ancora la prova video a cancellare il punto messo a segno Rigoni. Intanto, cresce un Milan più pimpante col rientro di Kalinic e Borini, attivi già nel primo tempo dalle parti di Perin. Ma le motivazioni dei due non bastano a dar peso all’attacco ed il tempo che stringe convince Gattuso a giocarsela di strategia. Nella mischia ci finiscono Cutrone e Silva ed il Milan ritrova fiducia, rischiando anche più del dovuto con le iniziative personali di Bonaventura e Kessie. Il Genoa, dal gol annullato, arretra vistosamente.

E quando lo 0-0 sembra l’epilogo già scritto, Silva è al posto giusto, a prendersi la scena. Al 94’ fulmina Perin, deviando in porta il cross di Kessie. Cala il sipario, sull’immagine di un Milan in visibilio. Ringhio, in sala stampa, non ci pensa su e cavalca l’onda. “Troppe chiacchiere da bar”, dice del post Arsenal. Scontati la vittoria e la reazione fisica quanto psicologica, per lui. Che rompe anche il tabù: è la Champions l’obiettivo del Milan, che è adesso a -5 dalla soglia e rosica punti a Lazio ed Inter. Dietro, la Sampdoria cade e rischia il contraccolpo.
Per l’Europa, dunque, i rossoneri hanno come avversari soltanto se stessi. I problemi svaniscono, tra giovedì e domenica. Giusto il tempo di superare un’altra curva. Accelerando ancora.

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