Contro l’Uruguay da dentro fuori, l’Italia s’è desta?


Peggio di così non si poteva fare. L’Italia passa dalle stelle (vittoria con l’Inghilterra) alle stalle (sconfitta contro Costarica). Martedì c’è l’Uruguay e mancherà De Rossi (infortunio)

di Alberto Bortolotti

Danele Rossi, infortunato

Danele Rossi, infortunato

La sconfitta con la Costa Rica è certamente una delle più gravi della storia del calcio italiano (il Ghana che quasi batte la Germania non è comparabile, quanto a qualità) e segnala, a parere di chi scrive, soprattutto una cosa, e cioè che la nostra nazionale, nei giorni in cui le cose non vanno, non ha il giocatore a cui affidarsi per la giocata risolutiva, ancorché ciò vada a coprire una prestazione insufficiente.

Non che Prandelli non ci abbia provato, in fondo l’inserimento di ben tre trequartisti, ovvero Cassano, Insigne e Cerci a ciò doveva servire. Una superiorità numerica ottenuta, una punizione, uno spunto, un assist, magari un tiro. Invece no, Cassano camminava, Insigne si raggomitolava su se stesso e Cerci litigava con gli stop. Dalla panchina zero, dai titolari anche meno; Sabella, in fondo, ha penato parecchio con l’Iran, ma un certo Leo Messi ha sistemato le cose. Questo non significa certo che il cittì non abbia  non abbia responsabilità: l’esclusione di Pepito Rossi grida ancora vendetta, il non utilizzo di Immobile è inspiegabile, e nello stitico reparto offensivo azzurro, affidato a estri e lune del solo Balotelli, spiccano le assenze di tre “grandi vecchi” che hanno il gol nel sangue, e cioé Totti, Toni e Gilardino.

Come nel derelitto Bologna, il problema del gol rischia di condizionare il percorso brasiliano dell’Italia. Ma non é che gli altri reparti funzionino meglio. Buffon è peggio di Sirigu, oggi, e il sottoscritto non capirà mai per quali ragioni le gerarchie, in tornei a eliminazione quasi diretta, prevalgano sullo stato di forma. Continua a non trovare posto Bonucci, e non si capisce il motivo. Spostare Darmian sulla corsia debole è stata una scelleratezza tattica il cui prezzo è stato pagato tanto anche da Candreva. Inserire il plantigrado Thiago Motta, un amore inspiegabile di Prandelli, al posto dell’elettrico Verratti, ha portato al collaudo tecnologico della moviola in campo, sul brasiliano di nascita si paga la TASI prima della scadenza del Comune di Bologna slittata al 31 luglio.

L’assenza di De Rossi con l’Uruguay porta inevitabilmente a un cambio di atteggiamento sul possesso palla, tanti tocchetti ma poche verticalizzazioni. Temiamo che Prandelli riproponga lì Thiago con Verratti e Pirlo mezzeali e Candreva e Marchisio larghi, mentre forse – al di là del fatto che Darmian riprenda la parte sua e De Sciglio porti a sinistra freschezza e disciplina – tornare a 3 dietro, facendo fare a Bonucci il play difensivo, con centrocampo a 4, 2 trequarti “di corsa” (i soliti Marchisio e Candreva) e una prima punta potrebbe servire.

Una ultima notazione: quanti sono gli azzurri dal cursus honorum importante nelle giovanili che poi fanno bene tra i grandi? Nelle varie epoche (recenti) Pirlo, De Rossi, Gilardino e Immobile. A parte il play juventino, i recordmen di presenze sono Motta, Brighi, Bonera, Ferrari, Rosina, Marrone, Donadel e Caldirola, mezze figure o peggio. Tra i bomber, c’é perfino Acquafresca. Spesso si sente sproloquiare “quello sarà il nuovo….”. Tengo il vecchio, sempre.

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