Cosa vogliono i bolognesi? Persa un’occasione per applaudire al posto dei fischi


Due punti contro Lazio e Roma eppure tanti tifosi fischiano Donadoni. Tutti i controsensi della nostra tifoseria

– di Alberto Bortolotti –

Bordate di fischi dai tifosi contro Roberto Donadoni (ph. Ansa)

E’ una città proprio buffa (non so se lo hanno raccontato a Pinzolo, temo di no: poi vi spiego il riferimento). Nella stessa settimana in cui il Pozz viene investito come coach della Fortitudo dal tecnico precedente (come se Boniciolli avesse lo spadone di King Arthur e lo ponesse regalmente sulla spalla del suo successore) qualche ora prima della decisione delle “dimissioni” (tempistica e modalità di separazione quanto meno originali…), e la trattativa per la cessione della F si svolge a colpi di mazzate sui social media, la tifoseria rossoblu (mica solo la curva, era in ottima compagnia di distinti e tribuna) demolisce Donadoni, sentina di tutti i vizi, buono solo da essere arso su una pira, una sorta di Renzi del panorama calcistico. Insomma, rottamiamolo (verbo che porta una certa sfiga, faccio presente…).

Un collega che stimo, Franco Caniato (ora anche notista del Carlino, non solo capo dello sport), scrive che potrebbe essere pericoloso non tenere in considerazione la – rumorosa – opinione di una parte considerevole della tifoseria. Io la penso in senso uguale e contrario: potrebbe anche essere pericoloso tenerla troppo in conto. Intendo dire che non si è mai vista una società che funziona dipendere nelle sue decisioni dalla critica di pubblico e stampa. La febbre va misurata costantemente con il termometro, ok, dopodiché, se esiste un’idea, un percorso, si va avanti. Diverso è se l’allenatore getta la spugna, travolto dalle difficoltà ambientali.
Sarebbe stato bello, dopo la salve di fischi, conoscere il parere del club. Ma l’ansia di procurarsi un buon abbacchio per i giorni a venire ha probabilmente tappato la bocca a tutti. Non credo che a Casteldebole non sentano le contumelie o non leggano i ribollenti tazebao virtuali. Qualcuno vorrebbe, probabilmente, cambiare il tecnico ma non se la sente: si tratterebbe di contraddire il Capo e non è opportuno farlo (uguale i tifosi). In ogni caso è concettualmente vietato fare dei distinguo dopo due pareggi così. Oppure si può fare ma non dobbiamo poi stupirci se il peso di Bologna (ho detto di, non del) nel panorama mediatico nazionale decresce costantemente. Io lo so come ragionano a Sky, alla Gazzetta: la società è seria ma immobile (al momento); la squadra non dà emozioni; c’è un tecnico di spessore qualitativo superiore al resto e poco comunicativo che viene infamato da due terzi del pubblico. Cosa vogliono, i bolognesi? Si attrezzino per diventare importanti in un tempo congruo e li tratteremo come tali. Adesso questa appare come una via di mezzo tra un mortorio e una gabbia di matti. Si sbagliano? Può darsi. Valli a convincere.

Quale futuro per Roberto Donadoni a fine stagione? (ph.zimbio)

Così continuiamo a cantarcela e suonarcela dentro le mura. Si vede poi che ci va bene. Volevo avviarmi alla fine prendendo spunto dalle – giusta – predilezione per i numeri del mio amico Gianni Marchesini. La Roma impattata ieri dopo i pareggi di gennaio con Inter e Samp ne vince quattro consecutive prima di perdere a Donetsk e col Milan, poi ne vince altre quattro. Il valore della rosa giallorossa su transfermarkt è 389 milioni contro i nostri 91 (i biancocelesti di Inzaghi 315). Pensare solo di perdersi in paragoni è, appunto, tempo perso. Così come è ozioso provare a spiegare perché si difende in 9 o 10, perché gli esterni debbono lavorare così, oppure come hanno insolitamente bene giocato De Maio e Masina, per dire. Poi se non viene schierato Orsolini, apriti cielo, i giovani sono odiati, eccetera eccetera: ieri ha giocato – malino – e nessuno ha detto “beh, i cambi sono stati ‘offensivi’ “.

Dicevamo di Pinzolo, sopra, la probabile prossima località del ritiro rossoblu. Già non è che il Bologna, per ovvie ragioni, muova legioni di tifosi modello club da Champions. Poi, se si va in un posto nuovo, che ti accoglie per ragioni promozionali, in questa situazione di tutti contro tutti non è proprio il massimo. Ci vorrebbe davvero un discorso pacificatore del patron. Lo dico scevro da qualunque polemica.
Infine, sul mancato cambio di Palacio, copio e incollo (a differenza di tanti che lo fanno e non lo dichiarano) da un tifoso sulla mia pagina Facebook.
Palacio ha rincorso e chiuso in angolo su un avversario a cinque dalla fine, beccandosi un giallo per proteste, e ha caricato la molla a tutti fino al novantaquattresimo. Grinta, determinazione, personalità. Era una partita contro una squadra nettamente superiore che ci ha messo alle corde, squadra che – se va bene – farà trenta punti in più a fine torneo. Con cosa lo cambiamo un giocatore del genere? Sono tutto tranne che donadoniano, però stavolta abbiamo perso un occasione per fare un applauso al posto dei fischi“.
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