Costi e dimensioni degli stadi di proprietà. I rischi di una capienza eccessiva rispetto agli introiti delle nuove arene


L’analisi delle dimensioni dei nuovi stadi di proprietà e degli introiti percepibili dai club italiani. Il confronto con le arene europee

– di Tiziano De Santis –

I tifosi della Juventus nello Stadium (ph. Juventus.com)

Negli ultimi giorni a tenere banco è il tema degli stadi di proprietà, verso cui molte squadre di Serie A sembrano aver fatto un sostanzioso passi avanti. Nonostante i classici tempi burocratici italiani possano rivelarsi un ostacolo non indifferente per la rapidità della realizzazione dei nuovi impianti, non si può, tuttavia, non precisare che lo stadio di proprietà rappresenta un vero e proprio investimento per un club anche e soprattutto nell’ottica dei ricavi e profitti economici. Il problema potrebbe, tuttavia, essere costituito dalla dimensione delle nuove arene, considerando anche il fattore pienezza dell’impianto stesso: a far da monito è, infatti, il dato che relega gli attuali impianti nel limbo desertico durante il corso del campionato italiano. Non avrebbe senso, pertanto, costruire uno stadio di proprietà da 70/80 mila posti per vederlo pieno (e avere ricavi super) solo in quattro o cinque partite all’anno, alla luce anche dei costi di edificazione e manutenzione da ammortizzare. L’esempio dello Juventus Stadium è emblematico in questo senso, considerando le dimensioni dell’arena e i posti a sedere della stessa, per molti incapace di accogliere “il pubblico delle grandi occasioni”, secondo i più, come possono, invece, fare l’Olimpico o San Siro. Sebbene le squadre più seguite, nella stagione 2015/2016, siano state l’Inter – con 865mila spettatori – e il Napoli – con 736mila – la Juventus sono al comando della graduatoria per “riempimento” dello stadio. A testimoniarlo è la percentuale di cui si avvale per coprire i seggiolini delle proprie mura: il 93.2% delle volte lo Stadium è pieno e i bianconeri sono gli unici a riuscire ad avere i due terzi dei seggiolini occupati. A seguire sono Napoli e Fiorentina, con le rispettive percentuali di riempimento pari al 64.3% e al 61.9%. San Siro addirittura si colloca più in basso con un tasso di riempimento minore del 50% per le partite casalinghe del Milan: basti pensare che nella scorsa stagione si è passati dai quasi 80mila spettatori in occasione di Inter-Milan e Inter-Juventus ai circa 28mila per Milan-Fiorentina. Considerando la media spettatori negli scontri diretti disputati dalle sei top squadre di A, l’Inter è in testa alla classifica con circa 6.5 mila spettatori persi a gara ed è seguita dalla Juventus che ne perde solo 489. Come percentuale di posti occupati nell’impianto, i bianconeri mantengono inalterati i propri dati, mentre quelli di Inter e Napoli crollano di diversi punti percentuali, prova che lo stadio, dalle parti di Milano e del capoluogo campano, viene sfruttato a pieno solo nei big match, mentre per il resto degli incontri è semivuoto.

I tifosi del Liverpool cantano “You’ll never walk alone” all’Anfield (ph. CaughtOffside.com)

L’incremento sostanzioso nei ricavi, in Italia, viene apportato dalle partite europee, in particolar modo quelle di Champions League, che permette un guadagno medio di circa 3 milioni a match. E più lo stadio tende ad esser complessivamente pieno nel corso di un anno, più il prezzo medio è elevato. Quando, invece, il tasso di riempimento sulla capacità totale varia a seconda della partita in programma, il prezzo del biglietto sarà maggiore della media durante i big-match e dovrà invece essere svalutato quello delle restanti gare per cercare di occupare il più possibile i seggiolini e spalmare i costi fissi. Ecco perchè massimizzare i profitti e ridurre al minimo le perdite diventa fondamentale nell’ottica della realizzazione di un nuovo stadio. Maggiori sono le dimensioni dell’arena, minori sono i costi del biglietto per i match non disputati dalle big e minori sono anche i profitti che un club può avere. Estendendo il discorso in Europa, le dimensioni dello stadio contano: tra le dieci squadre con i maggiori ricavi del continente, solo il Tottenham ha uno stadio più piccolo rispetto alla Juventus, nonostante il fatturato sia maggiore. Chelsea e Liverpool hanno arene più capienti e guadagni ancora maggiore. In Germania, il Dortmund può vantare di soli 695 posti vuoti quando gioca tra le proprie mura (l’1.2% della capienza totale del Westfalenstadion),  mentre in Inghilterra si viaggia alla cifra di 3.734 seggiolini vuoti su una capienza media di 64.372 posti a sedere. Per un impianto più grande sono indispensabili investimenti e costi di manutenzione maggiori, motivo per cui per i club italiani, in questo momento, potrebbe essere dannoso realizzare stadi di proprietà dall’eccessiva capienza, anche in virtù delle vittorie che mancano in campo europeo.

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