Cubature/premio per chi costruisce stadi, deroghe, espropri e zero verifiche. Il Governo delle larghe concessioni apre nella legge di stabilità a costruttori bolognesi, romani, milanesi, a che pro?


“ Il privato fissa tutto: il valore dell’operazione e il premio urbanistico di compensazione. In cambio ottiene dal Comune i timbri necessari, anche l’eventuale esproprio di terreni”, è la sintesi (firmata Valentina Conte di Repubblica) dell’emendamento del governo al piano stadi della Legge di stabilità dove sono già stanziati 45 milioni in tre anni per ammodernarli e mettere in sicurezza.

Così il governo Letta, il governo delle tasse si appresta a fare un regalo milionario alla grande speculazione edilizia che si annida nelle squadre di calcio di Serie A (progetti di edificazione di stadi nuovi o ristrutturazione di vecchi impianti sono in itinere a Bergamo, Bologna, Napoli, Milano, Roma, Parma e Torino).

Briciole che necessitano di una “compensazione”. Ma perché tutta questa fretta? Le regole ci sono già, se si vuole costruire uno stadio, come dimostra quello della Juventus. La sensazione però è che una norma di legge possa aiutare ad “oliare” veti e contrasti locali. E spingere i progetti (e gli interessi) già in cantiere… Del resto le nuove norme, così come sono confezionate, potrebbero far gola a molti costruttori. Dietro il paravento di cittadelle dello sport, via libera a centri commerciali, palazzine, quartieri anche in zone off limits in altre circostanze.

L’emendamento stabilisce intanto che sia il privato a mettere sul tavolo del sindaco un generico studio di fattibilità e un piano economico-finanziario. In pratica, la stima del valore dell’opera e il “concambio” urbanistico, il premio. Certo, poi ci sarà la conferenza dei servizi (nel testo appare però un «eventualmente » che potrebbe escluderla), ma il prezzo lo fa il privato. E poi, anche se fosse inserita la dicitura «a carattere non residenziale », nessuno può impedire «altri tipi di intervento» (dunque cubature), funzionali «al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa ». Non solo. Il fatto che il Comune dichiari il «pubblico interesse della proposta», apre la strada agli espropri di terreno, come nel caso di scuole, ospedali, infrastrutture. Ma gli stadi sono un’altra cosa. Peraltro il Comune– una volta definito lo scambio, stadio contro cemento – non può più intervenire per ridefinire gli impegni. Una corda al collo. E se i tempi non sono rispettati (non perentori, per come scritti), il presidente del Consiglio interviene e nomina un commissario. «Una normetta illusoria e dannosa, una scorciatoia che non sta in piedi e crea favoritismi», la definisce il deputato pd Roberto Morassut. Una posizione non condivisa da tutti nel suo partito. Mentre il mondo dello sport scalpita. «C’è un impegno preciso del governo per la legge sugli stadi», ricorda il presidente del Coni, Malagò. Da oggi in commissione Bilancio della Camera si sfoltiscono gli emendamenti alla legge di Stabilità e da domani si vota. In attesa del testo finale sugli stadi.

E’ una norma pericolosa e anti-democratica. Non è da condannare in toto l’idea, ma la “liberalizzazione” selvaggia proposta dal testo autorizzerebbe qualunque tipo di edificabilità (salvo un piccolo particolare: oggi costruisci, ma fatichi molto a vendere). Speriamo che qualcuno, compreso chi da ieri ha una forte legittimazione popolare, se ne accorga e blocchi l’iniqua iniziativa.

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