Cuore matto: l’addio al calcio quando il cuore non ce la fa più


L’estate dei ritiri e degli affari saltati a causa di problemi cardiaci che non sono mai stati una novità nel mondo del calcio e che, a volte, hanno portato a una fine peggiore

-di Giuseppe Cambria-

Andrea Catellani si ritira dal calcio giocato a 29 anni per un problema cardiaco (ph. Zimbio)

I piccoli problemi di cuore – come il titolo della serie anime giapponese – nel calcio, non esistono. Il cuore matto obbliga a lasciare il mestiere che quasi ogni uomo nel mondo, sin da bambino, sogna di fare: il calciatore. Non può essere un piccolo problema. Lo sa Andrea Catellani, attaccante del Virtus Entella, che il 29 luglio, all’età di 29 anni, ha detto forzatamente addio al calcio giocato. Un’aritmia che porta a problemi elettrici, venuto fuori durante le visite mediche, ha reso l’ex giocatore di Modena, Catania e Sassuolo, inadeguato a continuare uno dei mestieri più belli del mondo. Da chi dice addio al campo a chi invece potrà continuare, ma che -per adesso – perde la grande occasione della vita. È il caso del ceco Patrick Schick che in questa sessione di calciomercato ha visto sfumare il suo passaggio dalla Sampdoria alla Juventus a causa di una leggera aritmia cardiaca che lo terrà fuori per almeno due mesi. Cuore spezzato, affare saltato. Per vedere altre situazioni simili, già troppe in una sola estate, bisogna tornare leggermente indietro nel tempo. Se rimaniamo nella società bianconera, anche Stephan Lichtsteiner aveva accusato un problema di aritmia nell’ottobre del 2015, difetto risolto con una operazione chirurgica e con uno stop di un mese. Un periodo di stop che non ha mai restituito al terzino juventino una forma ottimale e che – anche per l’età avanzata- non ha visto più il campo come prima negli anni successivi. Stesso mese, ma anno ed epilogo diversi. Nel 2013 avviene l’ingiusto ritiro dal calcio italiano, all’età di 21 anni, del terzino di proprietà dell’Inter Felice Natalino. Un aritmia asintomatica ha spezzato i sogni del giovane calabrese che oggi riveste l’incarico da dirigente nell’Inter. Nel giugno 2008 invece è una malformazione cardiaca, scoperta durante le visite mediche prima del passaggio dal Barcellona al Paris Saint German, a chiudere la carriera della vecchia conoscenza italiana Lilian Thuram. Il francese si ritirò dopo pressioni da parte della famiglia. Per evitare il peggio. Peggio che per altri, purtroppo, è arrivato. Sempre per quel dannato cuore matto.

Piermario Morosini è deceduto nel 2012, durante un Pescara- Livorno, per una crisi cardiaca (ph. Zimbio)

Un addio eterno al calcio – Chi è costretto al ritiro, chi deve rinunciare all’occasione della vita e chi perde la vita stessa. Sono passati già 5 anni da quando ci ha lasciati l’ex centrocampista del Livorno, Piermario Morosini, inconsapevole del proprio cuore difettoso. Il 14 aprile del 2012, durante un PescaraLivorno del campionato di serie B, Morosini si accascia al suolo per una crisi cardiaca. Muore un’ora dopo, a 26 anni. L’autopsia mostra che la causa dell’arresto cardiaco è una rara malattia genetica, una cardiomiopatia aritmogena. Stesso esito nefasto per l’ex giocatore del Siviglia e della nazionale spagnola, Antonio Puerta. L’attacco cardiaco arriva durante la partita di Liga SivigliaGetafe del 25 agosto 2007. La morte,tre giorni dopo, a 22 anni. L’autopsia rivela una displasia ventricolare destra aritmogena. Nel proseguire a ritroso nel tempo la lista si allunga: da Marc Vivien Foe  nel 2003 a Renato Curi nel 1977. Il bollettino medico diventa un bollettino di guerra. Corpi che non resistono più a questa “guerra” agonistica e che devono abbandonare il campo prima che sia troppo tardi. Elencare tutti, e ricordare, spezza davvero il cuore. Perché il cuore matto non ha voluto bene a tutti questi atleti. Perché lasciare il mestiere del calciatore, uno dei più belli al mondo, dopo tanta fatica per ottenerlo, è ingiusto. Perché perdere la vita per una partita di pallone è e sarà sempre una tragedia. Storie che lasciano l’amaro in bocca, ma che bisogna accettare e metabolizzare, a malincuore.

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