Da Costa: “Ho sempre lavorato per farmi trovare pronto”


Il portiere brasiliano Angelo Da Costa, ha incontrato la stampa in conferenza: dagli esordi in Italia con l’Ancona sino ad oggi, ha sempre lottato per conquistarsi il posto

– di Massimo Righi –

Angelo Da Costa, numero 1 del Bologna

Angelo Da Costa, numero 1 del Bologna

Capita spesso nel calcio, come nella vita, di dover attendere prima di poter sfruttare un’occasione. Angelo Da Costa, portiere acquistato dal Bologna nel mercato di gennaio, ha dovuto aspettare lo stop del titolare Coppola contro il Modena per poter esordire in rossoblù, sfoderando peraltro una grande prestazione: “Peccato per Nando sia perché stava andando molto bene, sia per la persona che è; dispiace sempre che un amico si faccia male”. Cooperazione e lavoro di squadra fra portieri e non solo, questo è quanto ha spiegato il portiere brasiliano: “Mi sono inserito bene non solo perché conoscevo già qualcuno (dalla Sampdoria n.d.r.) ma anche perché il gruppo è sano. Inoltre la città è bella e ha molto da offrire. Fra noi portieri ci si aiuta, anche con i più giovani che devono stare pronti in caso serva anche il loro contributo, per questo serve allenarsi sempre bene. Con chi ho legato da subito? Con Bessa e Matuzalem che sono brasiliani come me, ma anche con Marios, Mimmo e Buchel parliamo spesso, ma siamo tutti un bel gruppo”. Coppola parla, aiuta e tiene alta l’attenzione dei compagni dalla porta, ma anche Da Costa non è da meno a quanto dice: “Anch’io parlo molto, penso sia utile dare una mano soprattutto ai compagni della difesa più vicini. Alle volte può essere determinante comunicare dettagli che possono fare la differenza anche per pochi metri. Ma non solo, c’è un confronto con i difensori stessi con cui cerchiamo di intenderci sempre meglio”. Per Da Costa è stato sempre difficile ritagliarsi il posto: “Ad Ancona c’era Sirigu che poi ha fatto la strada che ha fatto, poi anche a Genova mi sono guadagnato il posto con il tempo, ma l’importante è lavorare sempre al massimo per farsi trovare pronti quando c’è bisogno. Ma in generale non si parte mai subito a mille, serve tempo per mettersi in mostra”, conclude saggiamente.

Riguardo temi più legati al campo, Da Costa ha ovviamente concordato riguardo al dover migliorare il rendimento in casa: “Speriamo di migliorare e fare punti anche al Dall’Ara, dove facciamo più fatica. Vengono tutti a chiudersi qui da noi, ma serve anche un po’ di fortuna in più: se anziché prendere il palo fai gol…(chiaro il riferimento al montante di Cacia contro il Modena n.d.r.) Ora però pensiamo al Trapani che è la prossima partita, una delle tante finali che ci attendono. Loro hanno cambiato allenatore, questo li ha stimolati e lo hanno dimostrato con una vittoria immediata. Starà a noi andare su un campo difficile a fare risultato e cercare di fare il nostro gioco per vincere. Noi puntiamo alla promozione, per questo dobbiamo tener duro su questa strada perché ad oggi siamo in serie A essendo secondi; dobbiamo tenerci stretto questo posto e puntare in alto”. Le ambizioni future di Da Costa sono ancora premature invece: “Ora non ci penso, conta il presente. Sono venuto qui con l’obiettivo di tornare in serie A con tutti, ma spero di restare”. Tornando invece alla sua carriera, alle origini: “Sono andato fra i pali quando avevo 5 anni nel calcetto e da lì il mister non mi ha più tolto perché andavo bene. Mi divertivo anche, serve anche quello, poi – scherza – nessuno voleva andare in porta! Il mio idolo? Taffarel, anche se seguivo molto anche Zetti e Rogerio Ceni. La squadra del cuore? Il Portuguesa, come tutti in famiglia. I miei parenti vengono tutti dal Portogallo, quindi è una tradizione familiare”.

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