Da Parma a Palermo: i presidenti fantoccio del “domani pago”


La storia recente delle società di Palermo e Parma legate dalle fragilità economiche e dai presidenti “fantoccio” che hanno prolungato l’agonia di splendide realtà calcistiche del campionato italiano

-di Giuseppe Cambria-

Giampietro Manenti nella sua “apparente” presidenza nel Parma (ph. Zimbio)

In un’economia disastrata come quella del mondo calcistico – in particolare la situazione italiana -il “Domani pago” diventa una frase troppo ottimistica. Specialmente se proviene da personaggi apparsi dal nulla che da un giorno all’altro decidono di essere ricchi o rappresentanti di qualche cordata americana/cinese/aliena. La realtà economica del nostro calcio è questa. È triste. Grandi club che hanno fatto la storia del nostro calcio si sono arresi agli ingenti debiti finanziari. È la storia del Parma: squadra di livello internazionale durante gli anni ’90, con la conquista di due coppe Italia, una Supercoppa italiana e due coppe UEFA. Una squadra galattica composta da fuoriclasse. Gigi Buffon, Fabio Cannavaro, Enrico Chiesa, Hernan Crespo: questi sono solo alcuni dei tantissimi nomi. Realtà magica distrutta dal crac parmalat del 2004 che colpì il patron Callisto Tanzi, massimo azionista della squadra. Squadra smantellata, commissariata e in cerca di un nuovo proprietario e presidente, che arriva soltanto nel 2007 nella figura di Tommaso Ghirardi, imprenditore bresciano. Nei 7 anni di presidenza sembra andare tutto bene dal punto di vista finanziario. Sembra. Il Parma effettua cessioni di grande portata (come Fabio Borini preso a parametro 0 e rivenduto alla Roma a 9 milioni) ma rimane sempre competitivo con una salvezza assicurata quasi ogni anno, dopo la risalita in serie A nel 2009. Bisogna arrivare alla qualificazione in Europa league del 2014 per scoprire l’inganno. Il Parma non ottiene la licenza Uefa per un mancato pagamento di 300 mila euro di IRPEF. Doveva pagare, ma Ghirardi non versò nulla. Arrivano le dimissioni dalla carica di presidente e spunta dal nulla, per l’acquisto della società, un personaggio discutibile: Giampietro Manenti. Titolare della MapiGroup, piccola azienda di servizi e consulenze con sede in Slovenia, e con un passato anche da calciatore dilettante, Manenti rileva il Parma al prezzo di un caffè, un euro, con l’aggiunta dei 218 milioni di debiti. Tutti i calciatori e lo staff del Parma restano per mesi senza stipendio e tutta la stampa va alla ricerca del fantoccio Manenti e del suo “Domani pago”, diventato successivamente un tormentone. La domanda persistente del perché quell’uomo si sia messo in quella situazione, o di chi l’abbia messo lì. Alla fine il neopresidente del Parma pagherà con l’arresto del 18 marzo 2015, su mandato della procura di Roma, con l’accusa di tentativo di reimpiego illecito di capitali. Anche Ghirardi pagherà con diversi sequestri di beni e l’accusa e la conseguente indagine per bancarotta fraudolenta.

Paul Baccaglini non ha completato il closing per l’acquisto del Palermo (ph. zimbio)

La iena del Palermo – Due anni dopo la storia si ripete e va in scena sull’isola siciliana. A un Manenti si sostituisce un Paul Baccaglini, americano di origini italiane, “iena” della televisione e grande appassionato di mercati finanziari, con diversi ruoli di gestione rivestiti e gestioni di diversi fondi esteri (Keystone Group e Integritas Capital). Il 6 marzo del 2017 Baccaglini viene nominato nuovo presidente del Palermo, in sostituzione del patron Maurizio Zamparini, proprietario dei rosanero dal 2002. Sotto la presidenza del vulcanico presidente il Palermo ha raggiunto la massima serie nel 2004 e diverse qualificazioni in coppa UEFA con sempre grandissima qualità in organico. In questi anni da qui passano Luca Toni, Fabio Grosso, Amauri, Javier Pastore e tantissimi altri. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a grandi plusvalenze effettuate dalle cessioni dei grandi giocatori – si va dai 43 milioni di Pastore dal PSG ai 32 più bonus per Paulo Dybala dalla Juventus – e a un inspiegabile gestione finanziaria della società di via del Fante, con presunti debiti, che oggi affronta una retrocessione in serie B e un lento smembramento della rosa. Baccaglini fa più parole che fatti e il suo momento di gloria nel lato spettacolare trash della serie A  si chiude a inizio luglio, dopo il rifiuto dell’offerta da parte di Zamparini e il fallimento di un closing che si trascinava da mesi e che doveva ufficializzarsi il 30 giugno. Molto rumore per nulla. Ancora. Altri personaggi, altri presidenti fantoccio, sono pronti a banchettare sulla carcassa della società palermitana dal destino economico poco chiaro (si parla con decisione di Frank Cascio, altro personaggio poco trasparente venuto da lontano) e che la prossima stagione ripartirà dalla serie B, dove incontrerà quel Parma al quale sarà legato per un’esperienza di vita simile. E lo stesso discorso si può allargare al Como rilevato a marzo 2017 dalla signora Essien, all’anagrafe Akosua Puni, che con nomina e promesse è arrivata a non pagare stipendi a giocatori e staff e a non versare la quota d’iscrizione per il prossimo campionato di Lega pro. Tante storie, troppe, legate da un “domani pago”. Tutto di fronte a una Lega  che mostra dei grandissimi deficit nella gestione e nella sorveglianza dei bilanci delle squadre italiane, fulcro centrale per il funzionamento di tutto il resto. Perché un “domani pago” va benissimo nel contesto goliardico di un bar, tra amici. Ma non può essere accettato in un contesto aziendale, legato alla passione dei suoi “clienti”, come quello del mondo del calcio. Perché in fondo, vuoi o non vuoi, sempre e solo i tifosi, alla fine, domani pagano, per tutti.

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