Dai ricchi scemi ai petrolieri dalle mani bucate: Neymar jr e la storica follia del calciomercato


L’acquisto più costoso della storia del calcio, Neymar, tocca l’apice dell’usanza di grandi club con voglia di spendere ma fatiscenti progetti tecnici

-di Giuseppe Cambria-

Ronaldo fu uno dei giocatori più desiderati dal presidente Massimo Moratti che per portarlo all’Inter pagò al Barcellona quasi 50 miliardi di lire (ph. Zimbio.com)

L’appellativo “ricco scemo” fu coniato nel 1958 da Giulio Onesti, presidente del Coni di quel periodo, per descrivere quella realtà calcistica italiana rappresentata dai presidenti eccentrici dei club che spendevano, senza un vero e proprio criterio, enormi somme di denaro per prendere i giocatori più belli e più forti. O perché troppo tifosi o perché troppo egocentrici. Negli anni ’90, la figura del “ricco scemo” per antonomasia diventerà Massimo Moratti (per la prima motivazione), ormai ex patron dell’Inter. Proprietà che si traduce in un investimento di quasi 1 miliardo e mezzo di euro in quasi 20 anni di proprietà , con continue coperture delle perdite. Ricordiamoci gli acquisti a cifre record (per l’epoca) di Christian Vieri a 90 miliardi delle vecchie lire o del portiere Francesco Toldo a 55 miliardi. Tra i tanti. Non che le altre squadre spendessero di meno. Vedi il trasferimento di Gigi Buffon alla Juventus che versò nelle casse del Parma ben 75 miliardi, o di Rui Costa, passato al Milan dalla Fiorentina per 85 miliardi. Acquisti cari ma che furono funzionali e funzionanti all’interno di un programma vincente e vittorioso. Quello dell’Inter, invece, fu  un caso di soldi che fluiscono su un progetto tecnico quasi nullo, testimoniato negli anni da un continuo cambio di dirigenti e allenatori: 25 esoneri nell’era morattiana. Un’idea di calcio concreta che arriverà solo con il carisma di José Mourinho in panchina, con il quale l’Inter arriverà all’indimenticabile triplete del 2010. Oggi questo tipo di gestione societaria non c’è più. Almeno in Italia. Ma gestioni simili  – acquistare i giocatori più forti, prendere gli allenatori più bravi e buttarli tutti lì per vedere se riescono a vincere qualcosa- si sono riaffacciate all’estero. Nelle squadre degli uomini del petrolio che in questi ultimi anni –e soprattutto in questi ultimi giorni- ci hanno sconvolto per le cifre spese per dei giocatori di calcio, senza una valida considerazione tecnica.

Neymar Jr. è da giovedì il nuovo giocatore del PSG e il giocatore più costoso della storia del calcio, per la cifra record di 222 milioni di euro (ph. ZImbio.com)

Ricchi scemi 2.0 – In questa versione avanzata, in realtà, di stupidità, a livello economico, non c’è praticamente nulla. I fatturati di squadre in mano alle società dei petrolieri arabi, come Manchester City e Paris Saint Germain, sono attualmente in regola, nonostante i colpi folli degli ultimi anni. I Citizens dello sceicco Mansur bin Zayd Al Nahyan, ad esempio, hanno posizionato in panchina, dal 2016, uno dei migliori allenatori del mondo, Pep Guardiola, con un ingaggio di 19 milioni di sterline a stagione, il più alto al mondo. Gli hanno comprato tutto ciò che richiedeva. Difensori acquistati per cifre davvero folli, quasi quanto attaccanti di livello: John Stones dall’Everton a 55, 60 milioni, comprato l’anno scorso, e quest’anno il difensore ex Monaco Benjamin Mendy, a 57 milioni. Questo Manchester City di Guardiola è una squadra di fenomeni e presunti tali che fino a ora non ha espresso un buon gioco. E non ha vinto nulla. La stupidità sta negli acquisti eccessivamente cari di giocatori o non pronti al salto di qualità o poco funzionali alla squadra. E passiamo al colpo della storia del calciomercato effettuato in questi giorni dal Paris Saint Germain. Fino a mercoledì il giocatore più costoso della storia del calcio era Paul Pogba, passato dalla Juventus al Manchester United per una cifra attorno ai 100 milioni. Il francese si è ritrovato (messo fuori ruolo) in un altro progetto tecnico molto disordinato , quello dei red devils, stranamente gestito da quello stesso Mourinho, ma che almeno ha raccolto qualcosa quest’anno dal punto di vista dei risultati con la vittoria dell’Europa League. Oggi il testimone è  nelle mani di Neymar da Silva Santos Junior,  trasferitosi dal Barcellona alla squadra parigina per la cifra record di 222 milioni di euro, prezzo della clausola rescissoria che, a quanto pare, è stata regolarmente pagata. Così almeno sostiene Nasser Ghanim Al- Khelaifi, volto principale del fondo qatariota proprietario del PSG, Qatar Investment Authority, che in questi anni, partendo dal 2011, anno dell’insediamento arabo, ha speso più di mezzo miliardo di euro per acquistare grandi campioni: Edinson Cavani a 65 milioni, Angel Di Maria a 63 milioni, Thiago Silva a 42 milioni, e tanti altri. Una squadra di giocatori di altissimo livello che vince solo nel campionato francese, lega di medio-basso livello. In Europa le figure sono sempre imbarazzanti. Ne è testimone recente la remuntada subita agli ottavi di Champions League da quello stesso Barcellona reso oggi orfano di Neymar. La squadra catalana saprà comunque come restare competitiva: la sua storia ce lo insegna. Storie diverse che si intrecciano, ma che si riuniscono attorno a un punto fondamentale. Un giocatore solo, pagato a un prezzo spropositato, non è un’idea di calcio concreta o un progetto tecnico serio. Al Khelaifi sostiene oggi di aver acquistato il giocatore più forte del mondo: un fenomeno per puntare alla Champions. Ma da solo, è chiaro, che non può vincere tutte le partite. Lo sa bene Moratti. Lui, IL fenomeno, l’aveva acquistato nel 1997. Anche questo brasiliano, proveniente anche lui dal Barcellona e pagato quasi 50 miliardi di lire. Ma alla fine, senza una squadra fatta e gestita bene, Luis Nazario da Lima, per tutti Ronaldo, con quell’Inter vinse meno del previsto. Chissà se la storia si ripeterà.

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