Dal film alla realtà: le concussioni nel football


Il tema delle concussioni nel football americano, dibattuto nel film con Will Smith appena uscito al cinema, viene trattato da un esperto del settore

– di Marco Vigarani –

Un fotogramma di "Concussion" con Will Smith (ph. YouTube)

Un fotogramma di “Concussion” con Will Smith (ph. YouTube)

Il cinema si sta ispirando sempre di più alla vita di tutti i giorni ed alle storie drammatiche che riempiono le cronache, anche quelle sportive. L’ultimo esempio è costituito dalla pellicola “Zona d’ombra (Concussion)” uscito nelle sale italiane giovedì ed interpretato dal noto attore Will Smith. Si tratta di una pellicola basata su un articolo giornalistico del 2009 che raccontava la storia di Bennet Omalu, neurologo nigeriano ha scoperto una malattia degenerativa che colpisce il cervello dopo ripetuti colpi alla testa. Egli negli ultimi anni ha avviato una battaglia contro il mondo del football ed in particolare contro la NFL, la lega statunitense nonchè riferimento mondiale del movimento, per sollecitare una maggiore attenzione alla salute degli atleti in riferimento a concussioni e danni cerebrali. La spettacolarizzazione rischia però di mettere a repentaglio chi ogni giorno vive di questo sport e ha come principale obiettivo il suo sviluppo nel rispetto dei protagonisti in campo. Ecco allora che, in previsioni di probabili eccessivi allarmismi, arrivano le parole del responsabile Area Medica FIDAF Marco Quercio che spiega in primo luogo l’origine della concussione cerebrale: “Si tratta uno shock energetico del cervello dovuto o a colpi diretti alla testa oppure a colpi di frusta cervicali. Questi traumi determinano nella persona colpita una varietà di sintomi a carico del sistema visivo, dell’equilibrio, deficit cognitivi e cefalee che possono durare da qualche giorno a diverse settimane. Nella maggior parte dei casi la sintomatologia si risolve in 10-15 giorni durante i quali l’atleta deve astenersi dall’eseguire attività fisiche e sforzi mentali ai fini di recuperare dal trauma. Si tratta di un fenomeno oggetto di continui studi a livello internazionale, sia per favorire una rapida ed efficace valutazione direttamente sul campo, che per una esaustiva diagnostica e un’adeguata strategia terapeutica“. Sul rapporto diretto tra il football e determinati rischi per la salute degli atleti poi Quercio specifica: “Il football americano come altri sport di collisione quali il rugby rappresenta una di quelle attività sportive in cui la ‘concussion’ è presente. Negli ultimi 15 anni però l’approfondimento della diagnostica clinica e strumentale ha consentito di studiare approfonditamente il problema ed inoltre la modifica sostanziale delle tecniche di placcaggio e l’introduzione di regole che vietano l’uso del casco per colpire l’avversario ha consentito di fare passi avanti nella protezione degli atleti“. In pratica non si può ovviamente negare che il football americano sia uno sport di contatto come altri ma è ovvio che vada affrontato con consapevolezza e buon senso senza cadere nella possibile demonizzazione che potrebbe derivare nelle prossime settimane dalla visione del film.

Print Friendly, PDF & Email



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *