Dall’Ara e PalaDozza, gli impianti della discordia


Il “caso Bologna” è sempre in prima linea. Alle malattie ormai croniche dei tre club principali della Dotta (Bologna, Virtus e Fortitudo) si aggiunge una condizione estremamente precaria dei due impianti storici, lo Stadio Dall’Ara e il PalaDozza

di Alberto Bortolotti

Uno scorcio del Renato Dall'Ara di Bologna

Uno scorcio del Renato Dall’Ara di Bologna

Il “Renato Dall’Ara”, il primo ristrutturato per Italia ’90 e poi ancora all’inizio del nuovo millennio nella sola parte della tribuna, è stato oggetto di un recentissimo incontro tra il Sindaco Merola e il Presidente Guaraldi. E’ in concessione trentennale al Bologna Calcio dal ’98 con a carico tutti gli oneri ordinari e straordinari e la sola piccola consolazione di uno sconto del 20% data la retrocessione. Il problema è che casca a pezzi e il Bologna non pare minimamente in condizione di provvedervi, neanche se avvenisse quell’aiuto degli imprenditori a Guaraldi auspicato nell’ultimo incontro con il primo cittadino (che ha segnato una “conversione a u” della linea del Sindaco, fino a pochi giorni fa impegnatissimo a cercare alternative all’improponibile proprietario rossoblù. Si consoli, Merola, non troverà sponde. Ed eviti, magari, di cambiare parere per la terza volta, sul Bologna le idee non sono mai chiarissime).

Del resto delocalizzare l’impianto cittadino è un’ipotesi fortunatamente tramontata, ed è curioso notare che i luoghi di progettazione sportiva del passato recente, Fossatone di Medicina per lo stadio (da Cazzola con l’opposizione della Provincia) e Granarolo per il centro tecnico (da Guaraldi con l’avallo dell’Ente),  non corrispondono minimamente alle previsioni del piano territoriale della Provincia stessa: San Giovanni in Persiceto, Castel Maggiore, Argelato e Anzola erano i siti indicati per un nuovo impianto se l’Italia avesse ospitato gli Europei del 2012, finiti poi in Polonia e Ucraina. Poi Palazzo Malvezzi ha mutato parere ed è comparso dal nulla Quarto Inferiore, che ha sposato le esigenze politiche-amministrative con quelle costruttive dell’asse che governa il Bologna. 

Un eventuale nuovo proprietario rossoblù si troverebbe immediatamente di fronte a due nodi: la ristrutturazione del Dall’Ara e la decisione su Granarolo, terreno che il Bologna ha acquisito dal suo socio Rimondi. Sommessamente, la famiglia Marchesini, proprietaria di Casteldebole, fa notare che sarebbe disponibilissima a ragionare con il club. Anche di un ampliamento di campi e struttura.

Il PalaDozza

Il PalaDozza

Il PalaDozza rischia, malinconicamente, di restare vuoto la prossima stagione. Scomparso da tempo il volley, ridotto l’appeal del basket femminile (anche se va fatto un complimento al presidente Civolani per la promozione), la possibile “fuga” della Fortitudo a Casalecchio (su cui si deciderà quando verranno diradate le nebbie societarie) fa il paio con il lungo corteggiamento fatto a Virtus finito malinconicamente in niente: la V nera resta certamente all’Unipol Arena. Quindi l’impianto del centro città – ristrutturato nel 2000 e tutto griffato in biancoblù -, la cui gestione ha generato 6.4 milioni di debito a carico del Comune, con conseguente contenzioso tra lo stesso e la F di Sacrati, va verso un malinconico non uso: è un simbolo dello stato sportivo della città.

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