Di Vaio sul Fair Play: “Dobbiamo lavorare per migliorare la nostra cultura sportiva”


Stamattina, presso le Scuole Manzoni, si è tenuto il convegno “Fair Play a tutto campo”‏ al quale sono intervenuti fra glia altri anche Marco Di Vaio, Nicola Rizzoli e Daniele Corazza

– di Massimo Righi –

Nello sport come nella vita, il rispetto delle regole e dell’altro sono alla base della formazione dei giovani e di una società più giusta. Tutte le componenti della società dovrebbero contribuire alla diffusione della cultura e dei valori sportivi nella quotidianità. Questi i principali temi affrontati durante il convegno “Fair Play a tutto campo – Il rispetto delle regole e dell’altro nello sport e nella società” organizzato dalla Fondazione Malavasi di Bologna in collaborazione con il CONI Emilia Romagna

Davanti ad una platea composta prevalentemente dai giovani studenti delle Scuole Manzoni, l’arbitro internazionale Nicola Rizzoli è intervenuto insieme all’ex capitano ed oggi club manager del Bologna FC, Marco Di Vaio, al responsabile del settore giovanile del Bologna FC, Daniele Corazza, al responsabile del settore giovanile della Virtus Pallacanestro, Giordano Consolini, all’allenatore di rugby, Nicola Aldrovandi, e al tifoso del Bologna FC appartenente al gruppo Beata Gioventù, Cristian Frabboni. Oltre ai saluti del vicepresidente della Fondazione Malavasi, Carlo Bottari, e del presidente del CONI Emilia-Romagna, Umberto Suprani, hanno partecipato al dibattito, moderato dal giornalista Matteo Fogacci, anche lo psicologo dello sport, Ubaldo Pedretti, e il membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, Stefano Canestrari.

Marco Di Vaio, club manager del Bologna

Marco Di Vaio, club manager del Bologna

Queste le parole di Marco Di Vaio, attuale club manager del Bologna, che si è soffermato sulle tematiche del fair play ma anche sullo stato attuale della squadra: “Il discorso sul fair play non semplice, ma di certo coinvolge il rapporto con gli altri e con i compagni, oltre che con gli arbitri. Credo che stia nelle società far capire l’importanza di certi valori e che alcuni comportamenti vadano migliorati, come ad esempio evitare le proteste che sono inutili e fanno parte della nostra realtà italiana, o prendere come alibi le decisioni degli arbitri. Dal lato del tifo invece, posso dire che all’estero, la squadra non è condizionata dal rapporto con lo stesso, mentre qui il discorso è diverso: spesso la squadra deve gestire le contestazioni o anche peggio, quando non dovrebbe essere così, perché un conto è la passione, un altro è esagerare. Non parlo degli insulti, quelli ci stanno, ma vanno comunque sempre circoscritti alla partita in sé. Anche negli altri paesi c’è passione ma per dire, non c’è tutta quella polemica nella settimana che porta da una partita ad un’altra e che carica i tifosi. Questo aspetto da noi invece esiste ma non fa bene alla squadra, non è d’aiuto”. Per quanto riguarda invece il Bologna dal punto di vista del campo, Di Vaio ha espresso il suo stupore per il malcontento diffuso: “Viviamo in un paradosso perché siamo in serie positiva e anziché essere entusiasti del percorso che questa squadra sta facendo, fra le mille difficoltà e i cambiamenti in corsa, sento delle critiche. Torniamo a quel che dicevo prima, queste cose non fanno bene alla squadra. Stiamo lottando per giocarci la promozione ed arrivare fra le prime due, poi se non sarà così ci proveremo dai playoff, che comunque rappresentano un’opportunità di salire in A, anche se logicamente mi auguro di festeggiare prima. Bisogna però sempre tener presente che questo gruppo è secondo in classifica e non solo che sta giocando male, anzi, io tutte queste squadre che giocano bene non le sto vedendo. Però qui intanto, rispetto a qualche mese fa, si sta programmando e pianificando il futuro e le difficoltà di cui si parla vanno affrontate con positività, perché il gruppo ha tutte le qualità per riprendersi e sbloccarsi per giocarsi le proprie opportunità fino in fondo. Abbiamo un attacco di livello? È vero e sta passando un momento così, serve solo un po’ più di coraggio in campo. Ma vorrei ricordare che se davanti non produciamo abbastanza, bisogna dire che in difesa concediamo poco e questo deve darci una spinta in più. Dobbiamo osare di più, ma prendente la gara col Modena, il gol di Granoche poi annullato, ha condizionato una squadra che aveva disputato un buon primo tempo. Bisogna essere determinati, non siamo morti come sento dire, anzi, dobbiamo essere tutti orgogliosi di quanto abbiamo fatto finora”. Infine, un pensiero anche su mister Lopez, criticato per le mancate prestazioni: “Per me è un grande. Vive con tranquillità questo momento e trasmette serenità alla squadra sia nelle vittorie, sia nelle sconfitte. Durante la settimana cerca di rimediare a quel che non va con il lavoro e di questo la società è molto soddisfatta e inoltre, ha instaurato un ottimo rapporto con tutta la squadra. È un allenatore giovane, che deve fare esperienza, ma ha già molte ottime qualità”. Infine, tornando al tema del fair play, Di Vaio ha parlato della sua esperienza sul campo dal settore giovanile, alla differenza di mentalità con il Canada: “Quando facevo le giovanili pensavo solo all’amore per il calcio. Ho avuto dei maestri importanti che mi hanno insegnato il rispetto per gli altri e per le cose perché non c’erano soldi e bisognava trattare bene il materiale, come le scarpe. Alla Lazio si guardava molto all’educazione dei figli,era un aspetto fondamentale. Ed è proprio in Canada che ho riscoperto quel piacere di giocare che avevo nelle giovanili, dopo anni da professionista. Là si vive lo sport come tale e senza polemiche settimanali, tutti vengono a vedere la partita e se qualcosa va storto ci può scappare la disapprovazione, ma la cosa finisce lì. Una volta, la società aprì al pubblico gli allenamenti dopo che venivamo da un periodo di 6 sconfitte e 2 pareggi: vennero 3000 persone a vederci, ci applaudirono e a fine allenamento hanno fatto foto e chiesto autografi. Mi sembrava un altro mondo. Penso che questo debba farci riflettere su come lo sport dovrebbe unire, aiutare la condivisione e non a separare”.

L'arbitro Nicola Rizzoli, sensibile al tema del convegno

L’arbitro Nicola Rizzoli, sensibile al tema del convegno

Anche l’arbitro Nicola Rizzoli ha parlato riguardo il tema: “Dobbiamo andare tutti quanti assieme verso il fair play. Abbiamo fatto un passo ma ne servono molti altri e saranno i giovani a cambiare lo spirito del calcio ma non solo. La cultura è cambiata molto nel calcio perché sul campo anche il rapporto fra noi e i giocatori si è evoluto. Prima si dava del ‘lei’ a differenza del ‘tu’ e se ci sono le condizioni si può instaurare un dialogo se l’arbitro vede che ci sono i presupposti di uno scambio di vedute positivo e rispettoso. All’estero per esempio, c’è maggiore rispetto degli altri e dell’arbitro. È più facile il nostro compito ma non solo per questo o per il regolamento più rigido, è proprio tutto diverso. Qui in Italia si vive per il risultato e se non vinci sei un perdente, arrivare secondi non è contemplato. Il Bologna? Sono un architetto e mi pare di vedere che ora le basi siano solide. Mi piace molto Zuculini che ricorda Gattuso, uno che in campo dava tutto. La Virtus? Mi piace, sta facendo meglio di quanto pronosticato”.

I protagonisti del convegno sul Fair Play

I protagonisti del convegno sul Fair Play

In tema fair play arriva anche la testimonianza di Giordano Consolini, responsabile del settore giovanile della Virtus Pallacanestro: “Il fatto di non concepire altro risultato al di fuori della vittoria è sbagliato. Questo però è il sistema su cui si basa il nostro modo di vedere lo sport. Prendiamo ad esempio, visto che mi occupo del settore giovanile, il tesseramento dei giovani africani. Spesso l’età dichiarata non corrisponde a quella reale, dopo aver fatto le opportune verifiche e se riscontriamo falsità, la politica della società è quella di non tesserare gli atleti. Perché? Semplice, se io mi batto per il fair play in campo, insegnandolo continuamente ai miei ragazzi, non posso tesserare dei ragazzi più grandi, sarebbe incoerente con la nostra etica. Ci battiamo per l’uguaglianza competitiva”. Così anche Daniele Corazza, responsabile del settore giovanile del Bologna FC: “Fino a 12 anni di età è sbagliato fare selezioni come fanno in molti, per fortuna da noi non funziona così nel Bologna. La nostra missione è far si che il percorso del ragazzo, lo porti al massimo delle proprie possibilità educative e sportive. Il problema tutto italiano di avere solo la cultura del risultato minimizza il lavoro: se non porti risultati significa che non hai talenti, non è assolutamente così. Consolini ha ragione quando dice che tutto è ricondotto a cercare di vincere, come per l’appunto barare sull’età. Bisogna invece credere nei talenti che hai, perché solo cosi si possono cambiare le cose e ragionare in maniera differente, basandosi su principi diversi che valorizzino il lavoro e la crescita dei ragazzi”. Anche uno degli esponenti della Curva A. Costa, nella persona di Cristian Frabboni per il gruppo “Beata Gioventù”, si è soffermato sull’argomento, smentendo anche alcuni discorsi: “Si pensa che il mondo degli ultras e quello del Fair Play siano su due mondi paralleli che non si incontreranno mai, niente di più falso. Anche noi abbiamo delle regole che vanno rispettate e chi non ci sta viene isolato: teniamo molto al rispetto delle stesse. Le adunate che abbiamo fatto, paradossalmente nei momenti di difficoltà della squadra sono state per amore incondizionato verso i ragazzi, così anche quest’anno ci stiamo battendo per chi  va in campo e non siamo d’accordo con chi non è contento del momento della squadra: noi rispettiamo l’impegno del gruppo, a maggior ragione se si considerano le mille difficoltà dalle quali è partito quest’estate”.

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One thought on “Di Vaio sul Fair Play: “Dobbiamo lavorare per migliorare la nostra cultura sportiva”

  1. Mauro

    Nel calcio, spesso, si punta alla vittoria ad ogni costo, però in ogni partita sono presenti gesti di fair play importanti e significativi e sarebbe compito dei media sottolinearli. Invece si dedica troppo spazio alla moviola che alimenta la cultura del sospetto e l’atteggiamento polemico.

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