Disfatta Brasile, giocatori Scolari e scelte tecniche sbagliate


10 gol realizzati in 7 partite (ma 7 nel girone di qualificazione tra Croazia e Camerun, e la miseria di 3 nelle altre 5 partite, 2 alla Colombia e 1, contro la Germania, tra i tedeschi, Messico, Cile e Olanda) e 13 subiti – 10 dei quali tra semifinale e finalina, record del mondo imbattuto!, in casa, poi – fotografano efficacemente il disastro brasiliano al Mondiale

di Alberto Bortolotti

Il ct del Brasile, Felipe Scolari

Il ct del Brasile, Felipe Scolari

Tralasciando tutte le implicazioni politico-sociali in cui tanti, più o meno a buon diritto, si stanno avventurando in questi giorni, credo che si possa intanto ragionare su l’allenatore. Ciò avviene sulla base del fatto che raramente si può vedere in campo una squadra meno organizzata, più scombinata e lasciata al caso del Brasile di oggi. La famosa “mano del tecnico?”. In tasca con i soldi, chiaro. Se si pensa, come fanno in tanti, che gli allenatori non contino, non si capisce la ragione per la quale costoro guadagnino camionate di soldi. Vien da dire che fa bene il basket, sport in cui gli stipendi dei coach sono verticalmente crollati, tanto – pensano i dirigenti – uno vale l’altro.
Ecco il ranking: si va dai 6 milioni del ct di casa (non li investe in abiti costosi, è sempre in tuta…anche qui ci vorrebbe una regola) ai 400.000 del costaricano Pinto. Il finalista Sabella prende 1 milione. Idem il belga Wilmots. Decorosi senza mettere in ginocchio le rispettive casse federali Deschamps, il greco Postecoglou e l’algerino Halilhodzic, tutti attorno al milione e mezzo. Fuori mercato Del Bosque e Hodgson, tra i 4 e i 5,5 milioni. Le indicazioni su Prandelli (1 milione e mezzo?) stridono in ogni caso con la cifra intascata dal Capo dello Stato, 240.000 €, tanto per dare un termine di paragone.
Poi veniamo alla scelta e al rendimento dei giocatori. Come Bianchi e Acquafresca, gli ineffabili Fred e Hulk lasciano Brasilia senza aver bollato. Il primo, 31 anni compiuti, scende da 1 gol ogni 2 partite a 0,42, 17 reti su 40 partite in nazionale.In tre anni non indimenticabili di Ligue 1 aveva fatto centro ogni 152 minuti. Il secondo, 9 volte in gol su 41 gare, poco sopra la rete ogni 5 match. Ha una valutazione più alta del Khun Aguero e del Pipita Higuain (!?), e tanto al Porto quanto allo Zenit ha segnato con regolarità ogni 180′ giocati. Due giocatori apparsi lenti, bolsi, fuori partita ma evidentemente mai messi in condizione di rendere come nei rispettivi club.

Il pianto di Julio Cesar

Il pianto di Julio Cesar

Ma da questo Brasile chi è rimasto fuori? Sul web, all’annuncio dei 23, è circolato anche un 11 degli esclusi: Diego Alves – Rafinha, Marquinhos, Miranda, Filipe Luis – Sandro, Lucas – Coutinho, Kakà, Moura – Ronaldinho.
Alcuni nomi “italiani” balzano poi subito agli occhi. Leandro Castan, Dodo, Robinho, Pato, più Ganso. Il difensore centrale della Roma, 28 anni, ha 2 presenze nella Selecao. Ed essendo Thiago Silva inamovibile, David Luiz e Dante piuttosto protetti (per quanto peggio di lui), difficile pensare che possa guadagnare i galloni da titolare.
Dodo, 22 anni, 10 presenze nelle giovanili (under 17 e 20), è sicuramente più fresco dello spento Maxwell. Però peserà la concorrenza di Marcelo, uno dei più attivi, per quanto poco disciplinato tatticamente. Su Lucas Moura, 22 anni, 31 presenze e 4 reti, si punterà. Idem Sandro, 23 anni, 17 presenze e una consolidata abitudine europea. Lucas Leiva ha 27 anni e 22 presenze, e come Sandro, tanta Europa (Tottenham e Liverpool, rispettivamente). Ganso 25 anni, 8 presenze e un sacco di talento, con la prospettiva di sbarcare sul Vecchio Continente. Tante mezzeali e trequartisti, poche punte. Si è infortunato Leandro Damiao, 25enne con 3 gol in 17 partite. Forse al successore di Scolari toccherà inserire Neymar come “falso nueve” e mettergli dietro una batteria di fantasisti (anche Coutinho? I tifosi nerazzurri inorridiscono, ma a Liverpool ha fatto molto bene).
In buona sostanza, tante analogie con gli azzurri, scelte evidentemente sbagliate e un sacco di spazio per rifondare. Peggio di come è andata è difficile.

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